Occupazione femminile: un Bonus Care per farla crescere

BONUS-CARE

Una proposta di Disegno di Legge del netowrk associativo Parimerito

di Serena Selvarolo


 

Una detrazione delle spese sostenute per i contratti di lavoro a collaboratrici e collaboratori domestici, che si prendano cura della casa, dei bambini e/o degli anziani conviventi (colf, babysitter, badanti) fino a un massimo dell’80% per donne lavoratrici sia dipendenti sia titolari di azienda o lavoratrici autonome: è questo l’obiettivo della proposta di Paola Diana, fondatrice del network associativo Parimerito, ideatrice e coordinatrice del progetto all’esame della segreteria legislativa del Ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi.

Un sostegno concreto al lavoro femminile e di conseguenza allo sviluppo del Paese per una fonte di reddito e ricchezza riconosciuta come il principale motore di crescita dell’economia mondiale degli ultimi decenni.

La norma consentirebbe per i prossimi 10 anni di creare delle condizioni particolarmente vantaggiose per le donne che lavorano, supportando la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro ed evitando soprattutto di doversi trovare davanti alla scelta di essere costrette ad abbandonare il proprio posto di lavoro perché oberate da quello di cura familiare.

Sulla base degli studi fatti dal team di lavoro, il costo stimato di questa norma è di massimo 1 miliardo e 800 milioni di euro ma il ritorno economico che ne trarrebbe lo Stato sarebbe altissimo. Infatti, quest’ultimo avrebbe ogni anno circa 8 miliardi derivanti dall’emersione del lavoro sommerso nel comparto domestico (tra i settori con il più alto indice di elusione ed evasione fiscale) e stimato in 2 miliardi e 700 milioni di euro e dalle imposte pagate dalle nuove occupate, che raggiungerebbero circa 5 miliardi e 300 milioni.

L’ipotesi, fatta sulla base dell’ultimo incremento su base annua registrato dall’ISTAT, è di un aumento dell’occupazione femminile di 0,50 punti progressivi nei 12 mesi, il che comporterebbe un aumento delle donne occupate pari a 1 milione di unità all’anno.

Oltre all’incremento dell’occupazione femminile e al contrasto del lavoro sommerso, la norma consentirebbe l’aumento della natalità, nel lungo periodo, permettendo al nostro Paese, fra i più “vecchi” al mondo, di invertire un trend negativo destinato altrimenti a crescere.

Le continue difficoltà di conciliazione vita lavoro producono una sistematica discriminazione delle donne con conseguente frustrazione delle loro aspirazioni professionali producendo proprio un effetto di caduta del tasso di natalità ed è invece comprovato come, nelle economie occidentali con presenza di donne con tassi di istruzione elevati, il maggior tasso di occupazione femminile e l’aumento della natalità siano direttamente proporzionali.

Il Bonus Care, come afferma Paola Diana, si configura come una “affirmative action” per le donne, per i prossimi 10 anni, in grado di offrire una forte spinta alla loro entrata o permanenza nel mercato del lavoro con la conseguenza positiva di creare una maggiore indipendenza economica e facilitando la creazione di nuovi nuclei familiari.