Alimentazione e salute: la vera dieta mediterranea, che in Italia non si fa più

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Innanzitutto mangiamo troppo, poi lo facciamo sregolatamente e per di più ci alimentiamo con cibo “cattivo”; la conseguenza è l’insorgenza di una serie di problemi gravi per la nostra salute. Vediamo come tornare ad alimentarci come si deve per prevenire tante malattie secondo quanto emerso dal Convegno scientifico tenutosi a Roma il 15 giugno

Il convegno, a cura di “Sapienza” Università di Roma, è stato organizzato da Lazio Innova e coordinato dalle Università e dagli Enti di ricerca del Lazio. Esso è stato promosso dalla Regione Lazio insieme a Roma Capitale e Unioncamere Lazio e vi sono intervenuti esponenti del mondo scientifico – e in particolare di quello medico – per affrontare un tema che sta a cuore a tutti: il rapporto tra alimentazione e salute umana.

Moderatore dell’incontro è stato il prof. Lorenzo Maria Donini, docente di alimentazione e nutrizione umana, direttore della Scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione. Nell’introdurre i relatori, ha ricordato che oggigiorno noi esseri umani non riusciamo più a regolare il senso di sazietà e quello della fame proprio perché abbiamo cibo in eccesso. Inoltre, riceviamo diversi input legati a mode, ad abitudini e a interessi personali che rendono tutto ancora più complicato. Anche i mass media hanno la loro parte in tutto questo, dal momento che enfatizzano le nuove diete alla moda e valorizzano determinati comportamenti. Donini ha spiegato dunque che alla base del convegno c’era la necessità di fare ordine, chiarezza e dare un senso scientifico al rapporto tra alimentazione e salute.
Lo stesso Expo Milano 2015 che ha un tema importante quale “Nutrire il pianeta, energia per la vita” non sta riuscendo in questo intento, tanto è vero che il Presidente di Lazio Innova (organizzatore della giornata di studio) Stefano Fantacone ha affermato che l’Esposizione universale è ricca di eventi interessanti e divertenti ma che il tema di base resta troppo sullo sfondo. Per questa ragione si è ravvisata l’opportunità di approfondirlo dal punto di vista scientifico anche facendo sì che le imprese del settore e gli enti di ricerca venissero in contatto. In particolare, grazie alla Call 4 Innovators lanciata dalla Regione Lazio e da altre istituzioni pubbliche, si intende costruire un ponte tra le Start-up e il mondo della ricerca – legame che non è così ovvio né semplice – e un collegamento tra la ricerca in campo medico e nutrizionale e le neonate imprese innovative del comparto alimentare.

La storia della nostra alimentazione

Per quanto valore ha sul nostro fisico e sulla nostra mente l’alimentazione, la si può immaginare quasi come un farmaco. A dirlo è stato il prof. Andrea Lenzi, presidente e coordinatore della società italiana di endocrinologia nonché presidente del Consiglio Universitario Nazionale, aggiungendo che un’alimentazione corretta è molto meglio di un’alimentazione ricca. Alimentazione che comunque si modifica nel tempo, man mano che la tecnologia influenza la nostra vita e il nostro modo di procurarci il cibo. Ad affrontare questo argomento è stato l’antropologo fisico Flavio De Angelis, dell’Università di Tor Vergata. Le prime forme di uomo passavano la vita a cercare qualcosa che desse loro il sostentamento, e solo nel Paleolitico iniziarono a ricercare proteine nobili (carne). Gli antropologi non sanno se le assumevano a seguito della caccia ma di sicuro sanno che utilizzavano le carcasse animali.

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La rivoluzione neolitica permise di modificare anche l’alimentazione umana. Il motivo sta nell’avvio di tecniche agricole e di allevamento grazie all’uso dei primi strumenti. Fu grazie a queste invenzioni che l’uomo iniziò a nutrirsi in modo differente, con prodotti dell’allevamento come latte e uova, o con prodotti agricoli come l’orzo e il farro, ma anche a sfruttare prodotti secondari come la pelle per procurarsi i primi indumenti.
Nell’Eneolitico (ca. 4/5.000 anni fa) gli strumenti in ferro permisero di migliorare le tecniche agricole e, di conseguenza, modificare i comportamenti alimentare grazie all’introduzione di un sempre maggior numero di prodotti agricoli.

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In epoca romana il cibo cominciava ad abbondare, tanto è vero che anche i meno abbienti avevano a disposizione una grande varietà di alimenti; si trattava di cibi ascrivibili alla Dieta Mediterranea: tanta verdura e frutta fresca, pane (dunque cereali), pesce, carne. La popolazione comune non aveva problemi nutrizionali per via dei tanti alimenti ma tutto ciò decadde negli anni bui del Medio Evo. Fu allora che si verificò una regressione dal punto di vista alimentare e si tornò esclusivamente agli alimenti di base.

de-angelisIl prof. De Angelis spiega che tutto ciò si è potuto scoprire grazie all’analisi di scheletri e resti umani ritrovati negli scavi archeologici. Tramite l’analisi dei resti dei contenuti degli stomaci e della composizione delle ossa, gli antropologi possono identificare se l’individuo aveva seguito una dieta carnivora o vegetariana o onnivora. E il senso di questo cambiamento del modo di nutrirsi sta tutto in una parola: tecnologia. È l’innovazione tecnologica che modifica il modo di procurarsi il cibo e di conseguenza la nostra dieta.

Dieta Mediterranea

La dieta mediterranea è dunque nata tanto tempo fa (secoli fa) ma oggi non la seguiamo più, perché preferiamo seguire mode e lusinghe della pubblicità di prodotti sempre più elaborati, sempre più ricchi di grassi e zuccheri e, per contro, ci troviamo a vivere una vita sempre più sedentaria, a fare sempre meno attività fisica. I danni dello stile di vita attuale purtroppo sono indiscutibili. Avendo abbandonato la sana dieta mediterranea che aveva alla base frutta e verdura fresche e solo all’apice carne e dolci, le malattie cardiovascolari (e non solo quelle) hanno avuto la meglio.
Il cardiologo clinico Dario Vizza, della Sapienza Università di Roma, nel video che segue ci spiega quali sono queste malattie, come si evolvono e a cosa possono portare.

La principale forma di precauzione consiste nello svolgere un’attività fisica aerobica (movimento, non sollevamento pesi) moderata ma costante, perché il decondizionamento muscolare provoca gravi danni al nostro corpo. Per mostrarci come prevenire o affrontare i problemi cardiovascolari, il dott. Vizza ci mostra la reale piramide alimentare, ovvero come dovrebbe essere composta la nostra dieta (assolutamente Mediterranea) e quale stile di vita dovremmo tenere. In basso, cioè alla base della piramide, troviamo ciò di cui dovremmo fare maggior uso; in cima, cioè all’apice della piramide, troviamo ciò di cui dovremmo fare un uso estremamente cauto.

Salviamo i bambini

E per quanto riguarda il nutrimento dei bambini? L’obesità infantile è un problema non solo medico ma anche sociale. Purtroppo infatti, per i genitori di oggi è più facile e rapido dare ai propri figli una merendina confezionata ricca di zuccheri che non far fare loro una sana merenda, consistente magari in una bella fetta di pane con olio extravergine di oliva, eventualmente arricchita da un pomodoro fresco a pezzi.
Come abbiamo detto, la nostra dieta è eccessiva: assumiamo più di quanto abbiamo bisogno e per i bambini italiani di oggi la situazione è in peggioramento.
Ma perché le cose sono tanto cambiate? Per motivi tecnologici, come abbiamo visto, ma anche per motivi economici.

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Il dott. Alessio Cimini, ricercatore dell’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo), ci spiega che la transizione alimentare è avvenuta quando si è avuto bisogno di aumentare il numero degli acquirenti di generi alimentari. Ciò è accaduto dopo la 2^ guerra mondiale: il periodo del boom della pubblicità di questi generi, con messaggi subliminali di ogni genere, ha fatto centro sulla psiche della massa e ha portato a un aumento dei consumi di prodotti alimentari.
Ma sentiamo direttamente dalle parole del Dott. Cimini come è accaduto e perché questi cibi, per far leva su particolari centri del nostro cervello e influenzare le nostre scelte, sono stati arricchiti di grassi e zuccheri.

Dieta alimentare e sano invecchiamento… dai 25 anni in poi

Si inizia a invecchiare da giovani. Scientificamente, si considera che già a 25/30 anni di età la crescita ha smesso di compensare i difetti del normale invecchiamento, ovvero della costante degenerazione delle nostre cellule.
Di cosa si tratta? Durante il convegno lo ha spiegato il patologo generale Ettore Bergamini, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

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Tutte le specie viventi per vivere hanno bisogno di energia e le cellule, per produrne, generano radicali liberi ossidandosi. È un normale processo bilanciato ma se i radicali liberi diventano troppi nascono dei problemi, dal momento che essi provocano delle lesioni ai nuclei stessi delle cellule. Ogni giorno della nostra vita, fin da quando veniamo al mondo, i nuclei delle nostre cellule subiscono 10 milioni di lesioni dovute ai radicali liberi. Ciò è necessario però per continuare a produrre energia e dunque per vivere; è ovvio pertanto che, man mano che il tempo passa, il nostro corpo si modifichi, le funzioni del corpo si riducano e le malattie aumentino. A una certa età le malattie aumentano poi in modo esponenziale e le cellule nervose manifestano dei problemi. La crescita delle cellule dei giovani non ce la fa più a compensare l’attacco dei radicali liberi e quindi il bilanciamento si perde già all’età di 25/30 anni. Si invecchia, a partire da allora, per colpa dell’aggressione dei radicali liberi e per “difetti di mantenimento”.
Ma come si fa a contrastare questi problemi? Con la dieta: la dieta alimentare è fondamentale; un semplice trattamento dietetico può avere un effetto panacea su tante malattie e aiutarci a mantenerci giovani. E la dieta deve essere mediterranea.
Noi oggi abbiamo troppo cibo e invece sarebbe bene rinunciare a quello in eccesso; anzi, se seguissimo alcuni precetti religiosi che invitano ad alternare alla sana alimentazione dei periodi di digiuno, il nostro corpo ne gioverebbe perché si tratta di precetti di buona salute. Il motivo è semplice, come ci spiega il dott. Bergamini: il corpo sarebbe costretto ad assumere elementi di riserva e sceglierebbe prima di tutto di cedere ciò che è danneggiato, eliminando le parti peggiori che riesce a trovare dentro di sé. L’alternanza alimentazione/digiuno è dunque fondamentale, ricordando che quando si parla di alimentazione ci si riferisce alla dieta mediterranea, che è antiossidante e dunque combatte i radicali liberi.
Infine una piccola raccomandazione: bere un bicchiere di vino rosso (ma non di più) a pasto riduce del 50% il rischio di contrarre l’Alzheimer. Recenti studi hanno provato che anche il vino bianco ha queste proprietà. E attenzione all’odierna moda della dieta con tanti piccoli pasti (si parla addirittura di 7!): vi farà pure dimagrire senza sentire la fame ma mantiene il corpo in un costante stato di degradazione perché gli dà sempre meno di ciò di cui ha bisogno, finendo per provocare delle malattie. Guardatevene!

La dieta che si deve fare fin da bambini per prevenire Alzheimer e demenze

A parlare delle demenze, che compromettono le attività cognitive, è il neurologo Giuseppe Bruno, della Sapienza Università di Roma.
demenze-brunoPurtroppo queste malattie sono in aumento perché è aumentata la durata della vita. Con costi mondiali elevatissimi: 600 milioni di dollari ogni anno vengono spesi solo per curare le demenze.

Evitare questo sarebbe semplice: con la prevenzione, ovvero con il ritardare il più possibile l’insorgenza di queste malattie e rallentare il corso degli eventi che vi conducono.
Esistono infatti dei fattori protettivi. Si tratta di fattori positivi che bilanciano quelli negativi (di cui ha parlato il dott. Bergamini). Con la dieta si può intervenire fin dalla nascita, perché è proprio la dieta l’elemento unificante che accompagna tutti gli essere umani sempre.
Ci sono 7 fattori di rischio che vanno tenuti sotto controllo e ridotti almeno del 10%. L’ottavo è lo stile di vita o pattern dietetico.

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Secondo recentissimi studi sulla prevenzione dell’Alzheimer in particolare sono state divulgate delle linee guida. Si tratta di raccomandazioni che vanno seguite ma non di punto in bianco, bisogna arrivarci in modo graduale:

Una delle raccomandazioni che possono sorprenderci è il fatto di non usare utensili per cucinare (mestoli, pentole, ecc.) che siano fatti di ferro, di acciaio, di zinco o di rame. Rame, ferro e zinco sono catalizzatori di radicali liberi; il rame può causare malattie del sistema nervoso centrale (la più nota è il morbo di Wilson); il ferro – se usato come contenitore per conservare cibi – si ossida.

alzheimerInfine, una raccomandazione del dott. Bruno è quella di far attenzione a non abbassare mai troppo il livello del colesterolo. Nonostante la paura che ci vien messa addosso da alcuni medici, bisogna sapere che anche il colesterolo proveniente dai grassi NON saturi (olio in particolare) è indispensabile per il mantenimento del sistema neurologico, per la vita delle cellule nervose. Quindi bisogna abbassarne il livello solo momentaneamente e per accertati motivi medici.

Una sana alimentazione può prevenire il diabete?

Ad affrontare questo argomento è stato chiamato il dott. Vincenzo Trischitta, professore ordinario di endocrinologia alla Sapienza. Il suo intervento è iniziato con la spiegazione delle cause di questa malattia che colpisce ormai gran parte della popolazione mondiale ed è destinata a crescere: seguiamola attraverso il video che segue:

Secondo importanti ricerche mediche (con tanto di studi di intervento) che sono state effettuate nel tempo, sembra proprio che una dieta appropriata come quella mediterranea, e uno stile di vita adeguato siano più salubri delle medicine, ottengono migliori risultati. Quindi la risposta al quesito è semplice:

Altri interventi si sono succeduti durante il convegno scientifico del 15 giugno ma la conclusione cui portano è univoca: la dieta mediterranea è fondamentale per la nostra salute. Peccato che non la seguiamo più. Sarebbe meglio riprendere a farlo, dopotutto più mediterranei degli italiani non c’è nessuno: smettiamo di scimmiottare gli americani e pensiamo alla nostra salute. E a quella delle future generazioni.