Bando Re-Start Up

anmil

L’IRFA promuove il progetto Re-Start Up, finalizzato a supportare l’autoimprenditorialità per il reinserimento lavorativo delle vittime del lavoro e delle persone con disabilità, nonché per i superstiti di vittime del lavoro (vedove/i e orfani)

L’Istituto di Riabilitazione e Formazione ANMIL (Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro) intende, con questo bando, promuovere la cooperazione e la cultura imprenditoriale in quanto – come afferma il Presidente nazionale dell’associazione, Franco Bettoni, “le attuali criticità che caratterizzano il mercato del lavoro non favoriscono di certo chi è in cerca di occupazione, tanto più se disabile”.

“Per questo l’ANMIL” continua Bettoni “ritiene che l’autoimprenditorialità, quando adeguatamente sostenuta, possa creare nuove e importanti opportunità di accesso al mondo del lavoro. Ma è basilare accompagnare ogni iniziativa con una adeguata attività di formazione che dia alla persona le basi necessarie per affrontare e portare a termine un percorso di inserimento e di auto-occupazione”.

Da qui l’iniziativa “Re-Start Up” lanciata dall’IRFA in collaborazione con E-olo Srl (società attiva nei settori della formazione e consulenza organizzativa) che mira a “rendere le categorie svantaggiate protagoniste del cambiamento e dell’innovazione, facendone emergere attitudini e potenzialità attraverso la partecipazione ad un percorso formativo in consulenza imprenditoriale, finalizzato alla creazione di impresa”.

I 20 vincitori del bando otterranno dei contributi a fondo perduto pari a 16.000 euro sotto forma di servizi utili ad avviare la propria Start-up. Si tratterà per la precisione di percorsi formativi della durata di 40 ore (teoria) alle quali se ne aggiungono 80 di affiancamento con tutor, oltre alla consulenza e assistenza organizzativa e fiscale per la durata di un anno.

Per fruire del percorso formativo offerto si deve aderire al bando che alleghiamo all’articolo, considerando che vi possono partecipare le seguenti tre categorie:

  1. vittime di infortuni sul lavoro; 
  2. vittime indirette (vedove/i e orfani); 
  3. tutti i disabili appartenenti alle categorie protette di cui alla Legge 68/99.

Chi intende partecipare al bando deve presentare una proposta imprenditoriale che preveda:

  • la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani;
  • la ricerca di forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione di beni, ispirate e caratterizzate dall’applicazione dei principi del Design for all, tecnologie digitali e, in particolare, dall’utilizzo di stampanti 3D.

Le domande dovranno pervenire entro le ore 18,00 del 15 luglio 2015, esclusivamente a mezzo posta elettronica all’indirizzo: restartup@irfa.anmil.it. Nell’oggetto del messaggio va scritto: BANDO IRFA RE–START UP.

L’IRFA mette a disposizione degli interessati un servizio informativo presso la sede della Direzione nazionale: 06.54196280 – 06.54602554 (dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00).

I posti di lavoro che per i disabili non ci sono

La Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/1999 per il biennio 2012-2013, trasmessa alle Camere il 4 agosto 2014, ricopre un ruolo fondamentale nel monitoraggio della normativa in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità e, non discostandosi dalle precedenti edizioni, fotografa una situazione purtroppo ancora molto critica. In base ad essa infatti anche quando i posti di lavoro ci sono, i disabili continuano a non essere assunti. Basti pensare che in totale nel nostro Paese, tra Pubblico e Privato, al 31 dicembre 2013 risultavano 186.219 posti di lavoro riservati a soggetti con disabilità, dei quali 41.238 scoperti: il 22%, in pratica quasi uno su quattro.

Alla fine del 2013, gli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio sono scesi a 676 mila ma gli avviamenti al lavoro sono stati davvero limitati: poco più di 19 mila nel 2012 e ancora meno, 18.295, nel corso del 2013. In pratica nel 2013 ogni quattro nuovi disabili che si sono iscritti alla lista del collocamento obbligatorio, solamente uno ha trovato effettivamente lavoro.
Ma se il termine di paragone sono tutti gli iscritti, il calcolo è ancor più impietoso: un avviamento al lavoro ogni 36 iscritti al collocamento.

“A fronte di questi numeri che dimostrano l’inefficacia della normative” commenta il Presidente Bettoni, “la nostra Associazione, che da oltre 70 anni si occupa della tutela degli infortunati sul lavoro ed ha oltre 400 mila iscritti, non può rimanere indifferente e, poiché ci teniamo a non sederci dalla parte di chi ama solo criticare, diamo vita a progetti come Re-Start up”.

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(D.M.)