Cerealia: riscoprire la ricchezza del mondo agricolo e dei Cereali

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Donne in prima linea per il rilancio della produzione cerealicola

di Paola Paolicelli, giornalista

L’11 giugno, nell’ambito della V edizione di Cerealia, promossa da M.Th.I., ArcheoClub d’Italia sede di Roma, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Croazia in Italia, si è svolto il seminario “Le donne dei cereali: coltivazione, economia e ricerca scientifica”, organizzato da ARDAF e ANISN, presso il Museo di Porta San Paolo.

Ma cos’è Cerealia? In poche battute ne riassumiamo i caratteri principali. Cerealia è un festival dedicato a tutti i cereali, come di fatto avveniva nell’antica Roma negli antichi riti delle Vestali e nei Ludi di Cerere. In una visione più ampia, la festa è estesa ai Paesi del bacino del Mediterraneo, da cui il sottotitolo Cerere e il Mediterraneo. Gli antichi rituali delle Vestali e dei Ludi di Cerere, rievocati in forma scenica, costituiscono l’elemento “romano” che caratterizza ogni edizione della festa. Il collegamento con il Mediterraneo, dà alla manifestazione un respiro internazionale, valorizzando lo scambio interculturale e gemellando ogni anno la festa con un Paese diverso: 2011 Egitto; 2012 Turchia; 2013 Grecia; 2014 Cipro; 2015 Croazia.

Il Mediterraneo è stato ed è ancora oggi il punto d’incontro di una miriade di società, appartenenti a sistemi culturali parzialmente connessi ed altrettanto sostanzialmente diversi. Il pluralismo culturale rappresenta dunque, sin da tempi remoti, una caratteristica duratura del bacino del Mediterraneo. La manifestazione vuole essere quindi non solo un momento di rievocazione storica, ma anche d’interscambio culturale, affrontando così tematiche quali l’alimentazione, l’ambiente, l’economia, il territorio e la dimensione sociale, presentate nel variegato contesto attuale che caratterizza il mondo dei cereali.

Il valore sociale ed economico dei cereali è immenso. Cerealia vuole diffondere la conoscenza e coscienza del valore della terra e delle culture autoctone, riallacciare i legami tra il territorio di produzione e la tavola del consumatore, riportando in vita anche usi e costumi antichi, fondati sul rispetto della terra e dei suoi frutti.

Ma come si è evoluto il ruolo della donna rispetto all’imprenditoria agricola? Ha soddisfatto la nostra curiosità la Prof.ssa Maria Gemma Grillotti, professore ordinario di Geografia, docente di Geografia dell’agricoltura e dei mercati alimentari e responsabile scientifico delle tematiche ‘Alimentazione nel mondo’ all’Università “Campus Biomedico” di Roma, intervenuta al seminario ed apripista dell’evento.
“Negli anni 2000 noi tutti siamo stati testimoni di una nuova rivoluzione agricola che ha attribuito importanza sempre più crescente sul territorio e sul ruolo della donna in agricoltura. Sono state in tutto 4, le rivoluzioni agricole: la prima si è verificata quando l’uomo ha abbandonato il nomadismo, ha cominciato a produrre ed è diventato stanziale; la seconda quando l’umanità ha superato i condizionamenti della natura con l’avvicendamento e le rotazioni colturali, l’importazione di nuove cultivar dal nuovo mondo. Nella terza, avvenuta nell’era moderna, l’agricoltura sembra doversi ‘liberare’ dai condizionamenti della natura e l’uomo si illude di poter coltivare tutto dappertutto. Si assiste all’industrializzazione del settore primario e al superamento dei ritmi e dei cicli biologici. In questa fase la donna cambia ruolo e cerca di imitare l’uomo”.
Ecco che le imprenditrici della terra incominciano a rimboccarsi le maniche ed oggi, dati Istat, rappresentano il 41% della forza lavoro in tutto il mondo.

Il III millennio rappresenta, dunque, una possibilità di riscatto, in cui si vuole ripristinare un sano ed equilibrato rapporto con l’ambiente, tutela della biodiversità, produzioni di nicchia, tecniche tradizionali, valorizzazione dei paesaggi rurali storici, passare insomma dallo stress e desertificazione dei suoli alla valorizzazione dei paesaggi e dei prodotti tipici. È in questa fase che si riscopre l’apporto della donna: negli 8 obiettivi di sviluppo del millennio Onu la promozione della donna è sia al terzo che al quinto posto. L’esasperazione del ricorso a tecniche monocolturali indirizza gli sforzi verso il recupero di una sapienza colturale e alimentare che attinge con crescente convinzione alle esperienze maturate e stratificate nel passato.

Nel 2007 la Dichiarazione di Nyiéléni (che prende il nome da una contadina del Mali), sottoscritta in Mali da 500 rappresentanti di oltre 80 Paesi del mondo, segna una vera svolta verso la definitiva presa di coscienza su come affrontare il problema della fame: “La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad un cibo appropriato da un punto di vista culturale e della salute prodotto attraverso metodi ecologicamente sani e sostenibili, nonché il loro diritto a definire i loro propri sistemi agricoli e alimentari”.

Il primato italiano nel mondo – ha concluso la Grillotti – è giustificato dal connubio tra cultura e natura: la molteplicità dei microambienti, delle soluzioni ingegneristiche, pedologiche ed idrauliche; la varietà delle culture locali: dai borghi ai villaggi, dalle ville e giardini alle grandi residenze di campagna; la bellezza dei campi coltivati ricavati su suoli acclivi e pianeggianti anche negli ambienti naturali più ostili (bonifiche e terrazzamenti); la ricchezza delle produzioni tipiche tradizionali.

A corollario del Festival sono previsti eventi aggiuntivi, il prossimo 20 giugno, in Veneto ed in Umbria.