Efficienza: quando e come investire

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Intervista esclusiva al consulente di efficienza energetica Marco Pezzaglia, per chiarire i dubbi delle imprenditrici e degli imprenditori su questo argomento

a cura di Agnese Cecchini, direttore editoriale Gruppo Italia Energia

Realizzare attività di efficienza energetica può rappresentare per le imprese un netto risparmio nei costi, ma come si possono finanziare le attività, quanto realmente entrano in gioco finanziamenti e quanto realmente è misurabile il ritorno dell’investimento? Lo chiediamo a Marco Pezzaglia consulente efficienza energetica di Efficiency Know.

I finanziamenti sono uno degli elementi importanti per lo sviluppo dell’efficienza energetica. Possono derivare direttamente dall’imprenditore o da soggetti esterni, come ad esempio istituti di credito, finanziarie, ESCo. Il problema sta nello stabilire, una metodologia di calcolo dei risparmi riconosciuta dal soggetto finanziatore che consenta di elaborare un business plan affidabile. Ovviamente, giocano un ruolo essenziale le garanzie e non è da trascurare, la possibilità di accedere a bandi pubblici di finanziamento.

Nel settore si stanno facendo avanti diverse figure sia banche che privati, come scegliere il supporto migliore?
Bisogna affidarsi a soggetti professionalmente qualificati. A tal fine, la legge ha previsto la figura dell’esperto in gestione dell’energia, certificato da soggetti terzi accreditati. Gli EGE, sono figure altamente professionali, con una competenza riconosciuta nel settore dell’efficienza energetica.

Rispetto alle tecnologie che si possono applicare come si riconoscono i venditori di fumo?
Non esistono tecnologie miracolose. Un venditore che si proponga, senza suggerire come primo step una diagnosi energetica eseguita secondo i dettami della norma, è sicuramente un soggetto da cui diffidare.

Cosa manca alle PMI per poter cogliere appieno tale opportunità?
La consapevolezza che, oltre al costo del lavoro dei dipendenti, anche un corretto utilizzo delle fonti di energia consente un recupero di produttività e competitività, di cui l’efficienza energetica è il driver principale.

La figura dell’energy manager aziendale anche per aziende in cui non è obbligatorio, vi sembra che stia dando un contributo a sviluppare attività di efficienza?
Sì, oggi la figura dell’energy manager soffre di una mancata valorizzazione strategica da parte delle aziende. Per azzardare un paragone la figura è paragonabile a quella dell’ Ict manager agli albori del web. A breve, l’energy manager avrà uno sviluppo professionale per competenze e multidisciplinarità, pari a quello che ebbero, in azienda, i primi Ict manager con l’avvento di internet.

Quale potrebbe essere, dalla vostra esperienza, una leva per introdurre azioni di efficienza energetica in un azienda?
Si può ottenere risparmio energetico, anche solo cambiando le abitudini e lavorando sulla sensibilità dei dipendenti. L’efficienza energetica e le nuove tecnologie digitali, permettono un ulteriore salto di qualità per l’azienda. In questo le nuove generazioni sono più sensibili e più attive rispetto ai loro genitori.