Fare sport tra impresa e passione: la proposta di legge di ANIF

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Se ne è parlato a Rimini Wellness 2015, e potrebbe rappresentare un volano per l’imprenditoria sportiva nazionale

di Amelia Vescovi, giornalista

Si dovrebbe chiamare società sportiva dilettantistica ordinaria, o almeno questa è la definizione ideata dall’ANIF –Eurowellness, l’associazione delle imprese sportive italiane. E dovrebbe consentire al settore di uscire dall’incertezza ancora esistente sul piano legislativo nella definizione della linea di demarcazione tra “Profit” e “No profit”.

Il Disegno di Legge è pronto ma, a detta di chi lo ha stilato, esistono in Parlamento ancora troppi ostacoli dovuti al pregiudizio per cui un’impresa sportiva è un’attività senza scopi sociali che persegue fini esclusivamente commerciali.
“Si tratta di una proposta di legge volta a sciogliere da un lato tutti i nodi ancora irrisolti sul piano interpretativo di alcune norme emanate dalla L.289 art.90 del 2002” dichiara il Presidente di ANIF-Eurowellness, Giampaolo Duregon, “dall’altro di ridisegnare un quadro legislativo aderente alle profonde modificazioni strutturali che hanno interessato nell’ultimo decennio il mondo delle imprese sportive e la domanda di sport.”

La legge introduce, accanto alla AS ed alla SSD, un terzo tipo di “status giuridico” societario, la società sportiva dilettantistica ordinaria, dove a fronte della divisione degli utili è prevista una tassazione sul 50% dell’imponibile, un’IVA sulle entrate relative alle quote pagate dai frequentatori dei centri sportivi per attività istituzionali pari al 10%, ed una contribuzione previdenziale per i collaboratori pari al 10%. Questo tipo di società godrebbe di incentivazioni fiscali importanti, anche se minori rispetto a quelle che spettano alle associazioni e società sportive dilettantistiche. E soprattutto, potrebbe vivere in modo trasparente la sua natura imprenditoriale, permettendo agli Organi di Controllo di agire nell’ambito di un quadro normativo più chiaro e definito.

E l’ANIF riconosce due punti di criticità nella Proposta di Legge: “Principalmente, il lavoro. Il progetto infatti, proponendo per la prima volta per i contratti di compenso sportivo ed amministrativo contributi al 10 %, vuole dare un segnale forte sulla necessità di dare un futuro ai collaboratori. È quanto possibile fare, pur con grande sacrificio gestionale, in questo momento” spiega Duregon. “Un altro punto delicato è rappresentato dal timore da parte del Governo che la Legge possa indurre molte società sportive attualmente commerciali a inquadrarsi in questo nuovo settore facendo perdere allo Stato l’attuale introito fiscale. I parlamentari governativi di riferimento non sembrano al momento voler tener conto dell’effetto positivo ben più rilevante per le casse dello Stato della molto più probabile trasformazione di un’importante quota di Società Sportive Dilettantistiche attuali nelle future Società Sportive Dilettantistiche Ordinarie. Introito stimato in circa un miliardo e mezzo di euro a fronte di qualche milione di euro che lo Stato perderebbe a causa dell’ipotizzato passaggio delle Società Commerciali in questo settore.”

Secondo il progetto, un imprenditore sportivo potrebbe scegliere fra tre possibilità gestionali:

  1. Società Sportive Dilettantistiche ed Associazioni Sportive Dilettantistiche nel sistema CONI: per i centri sportivi che intendono dedicarsi alle finalità dilettantistiche (con maggiori oneri ed impegni) senza divisioni di utili e con tutte le attuali agevolazioni.
  2. Società Sportive Dilettantistiche Ordinarie (con gli stessi maggiori oneri ed impegni delle precedenti) nel sistema CONI, con divisione di utili e con agevolazioni notevolmente ridotte.
  3. Società Commerciali (attualmente meno dell’uno per cento dei centri sportivi) che non vogliono avere l’onere vincolante (scuole di sport, gare e trasferte, agonismo, impianti con parametri CONI, assoggettamento ai regolamenti Federali…) imposto dal Legislatore alle Associazioni/Società sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ed inserite nell’apposito Registro.

Ma il denominatore comune di tutte le imprese sportive dovrebbe rimanere l’importante azione sociale svolta a favore di giovani e meno giovani. Come la tutela dell’ambiente: gran parte degli impianti sportivi sono dotati di pannelli solari e recuperatori di calore, e dispongono di una rilevante quota di aree verdi. E tra le battaglie che secondo l’ANIF dovrebbe cavalcare ogni imprenditore sportivo, è prioritaria quella contro i falsi integratori. “Qui occorre fare un distinguo” dichiara Giampaolo Duregon, “perché sono leciti solo quelli prescritti dal medico sportivo di riferimento, mentre sono illeciti e da condannare tutti i prodotti performanti consigliati (e talora commercializzati) dai tecnici di basso livello etico-morale. Si tratta comunque di una nicchia ristretta di operatori sportivi in via di estinzione.

“Occorre ora che tutte le forze impegnate sul campo si attivino” conclude Duregon “per fare massa critica a sostegno di questa normativa che, se non stravolta nel dibattito parlamentare, potrebbe fornire alla ripresa del settore una spinta determinante. ANIF ha fatto la sua parte, serve ora il contributo anche di coloro che ai vari livelli di competenza possano sostenerci in questa battaglia”.