Impresa al femminile, tavola rotonda a Milano

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“Il lavoro non c’è? Io me lo invento”: sei donne raccontano la loro sfida vincente

di Serena Selvarolo

“Il lavoro non c’è? Io me lo invento” questo il titolo della tavola rotonda organizzata dal mensile Millionaire lo scorso 27 maggio presso il nuovo Spazio Copernico di Milano. A moderarlo, Roberto Rasia dal Polo, comunicatore, formatore e conduttore. 

Le protagoniste – Mapi Danna, Chiara Besana, Silvia Tosi, Giulia Giontella, Carolina Ricci e Stefania Passera – si sono raccontate portando le proprie esperienze, analizzando le difficoltà incontrate e affrontate sempre con la forza e il coraggio di seguire il sogno di far diventare la propria passione il loro lavoro.

Dove si trova la radice della passione? Questa la prima delle domande fatte da Rasia dal Polo a Maria Paola Danna, in arte Mapi, ideatrice dei Love Books, libriccini che raccontano storie d’amore non inventate, bensì reali come quelle che precedono il giorno delle nozze, la nascita di un figlio o qualsiasi altro evento importante della nostra vita e che vorremmo rivivere proprio sfogliando le pagine di un libro. “La passione nasce con noi ma spesso non ci chiediamo quale sia, perciò capire quello che ci fa stare bene, che somiglia a ciò che siamo, ecco, quella sarà la cosa che sicuramente faremo bene e che funzionerà”.
“La fotografia del pensiero”: questo è per Mapi Danna, Love Books, un progetto alimentato proprio da una grande passione, quella per i sentimenti puri, che rappresenta “l’unico motore che nei momenti difficili può davvero non spegnersi perché dipende dalla nostra volontà”.

Il secondo intervento è stato di Chiara Besana, giornalista, scrittrice, esperta di stile, costume, società e nuove tecnologie, e, soprattutto, blogger di “Oggi Sposi” Tgcom24. L’amore per la scrittura, sia in senso giornalistico sia narrativo, unito alla passione per l’universo dei matrimoni, ha permesso a Chiara Besana di realizzarsi in numerose iniziative tra le quali il suo primo romanzo “La casa dei matrimoni”, in cui vengono raccontati, attraverso cinque matrimoni all’interno di una stessa famiglia, gli ultimi 60 anni di storia italiana, analizzando il cambiamento del nostro Paese anche nel modo di “dire sì”.
Da questa passione è nata anche la spinta per creare una collezione di moda per la sposa in collaborazione con una sartoria di Milano.
L’industria del wedding, nonostante la crisi, è continuata a crescere dal 2009, arrivando oggi a un giro di affari di circa 2 milioni di euro l’anno, la risposta a questa controtendenza italiana – secondo Chiara Besana – è da rintracciare nella necessità di reazione a livello sociale e culturale al momento di crisi e di pessimismo diffuso, producendo quindi, per contro, una forza di volontà notevole che si traduce nell’impegno delle proprie risorse emotive, organizzative ed economiche e realizzando nella popolazione, soprattutto quella del Sud Italia, una spinta verso l’alto.

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Continuando sulla scia dei buoni sentimenti Silvia Tosi, life coach professionista, che attraverso la coach art aiuta le persone a tirare fuori le loro migliori potenzialità e i sentimenti verso gli altri, ha presentato il suo progetto “Short Love Message” basato sulla condivisione di pensieri, messaggi ed emozioni dipinti e scritti su tela e anche su altri supporti. Una passione diventata impresa, nata andando a rispolverare i vecchi diari di scuola, quelli che contenevano messaggi e disegni fatti con i pennarelli, poi ripresa in una tesi di laurea sui graffiti.
“Uso la tela e l’acrilico, gli smalti, i brillantini. Negli anni ho cercato di migliorare la calligrafia, ho scelto un tratto molto infantile per far arrivare il messaggio in modo diretto”.
Sul sito web dedicato al progetto ogni persona interessata a un suo quadro può scrivere le frasi da inserire dando così il via a una corrispondenza che porterà alla versione definitiva, passando per molti modi diversi di comunicare i sentimenti scrivendoli.
Il consiglio della Tosi è quello di coltivare sempre le proprie idee, magari mettendole in pratica nel poco tempo libero che ognuna di noi ha, magari nel weekend, nel momento di pausa dal lavoro principale. L’importante – aggiunge – è non abbandonare la pratica delle proprie passioni.

Un’altra interessante e innovativa impresa in rosa, presentata nella mattinata, è “Flority Fair” di Giulia Giontella. Il primo e-commerce di fiori a kilometro zero. Avvocata di 29 anni con una discreta esperienza alle spalle anche come giornalista e reporter, stufa della precarietà dei contratti di lavoro attuali ha deciso di fare della sua passione per i fiori freschi ogni giorno, un vero lavoro. Grazie ad una ricerca infruttuosa su internet per “fiori low cost”, ha deciso di realizzare un’impresa che permetta, attraverso accordi diretti con i floricoltori del Lazio (sua regione di appartenenza), l’abbattimento dei costi per offrire ai consumatori la possibilità di avere sulla propria tavola un mazzo di fiori freschi avvolti in carta di pane a soli 7,50 euro.
Giulia Giontella all’inizio sbrigava tutto da sola: di notte ritirava dalle aziende i fiori appena colti, di giorno faceva le consegne a domicilio e promuoveva il servizio porta a porta. “Due su dieci decidevano di fare l’abbonamento“, che consiste almeno in tre richieste, una alla settimana. Oggi Florityfair.com conta cinque dipendenti, oltre a lei, due squadre esterne, una di paesaggisti per decorare i giardini, le terrazze e realizzare pareti vegetali dentro casa, e un’altra che si occupa degli addobbi floreali per cerimonie e hotel. Così il business continua a crescere. “Tutto quello che prendo lo investo, a parte i soldi per la spesa e le bollette“.
Da qualche mese sono iniziate ad arrivare le ordinazioni dall’estero (Casablanca e Buenos Aires). Per il mercato straniero ci vogliono solo 24, massimo 48 ore e il bouquet arriva a destinazione.
Il consiglio di Giulia Giontella per tutte le donne che vorrebbero fare del loro sogno il proprio lavoro è quello di combattere la paura, dovuta all’insicurezza della buona riuscita dell’impresa, all’alto rischio connesso, attraverso il “fare”. Lanciarsi, facendo i dovuti calcoli ma senza farsi mai bloccare.

La donna più giovane presente alla tavola rotonda è Carolina Ricci o, meglio, Carolina Wyser, come il marchio di jeans da lei ideato a soli 25 anni.
Giunta oggi alla quinta collezione della sua linea dove la condicio sine qua non è quella di utilizzare il valore aggiunto del Made in Italy per un denim di altissimo livello manifatturiero attraverso:
• unicità di lavorazione
• elevata qualità
• produttori altamente qualificati.

“Everyday unique denim” questa la definizione che la Ricci dà alla sua impresa nata dal binomio vincente tra la passione per la moda, la laurea in Economia e gestione aziendale e un master in Fashion & Luxury Brand Management a Londra. Gestisce il marchio in tutti i suoi aspetti, mentre a occuparsi dello stile c’è un team di creativi che unisce professionisti e giovani under 30 come lei. I pantaloni, i giacchetti e le salopette Carolina Wyser vengono assemblati in Veneto – distretto del denim per antonomasia – ma è nel centro di Bologna che nascono: in un palazzo del 1200 dove ha sede Wyserland, il quartier generale della società. Una produzione, quindi, strettamente italiana ma con una visione internazionale della distribuzione e della vendita: Libano, Portogallo, Turchia, Taiwan, Svizzera, Albania, Belgio e in negozi di nicchia di Firenze, Milano, Napoli. I prossimi Paesi saranno Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Infine, Stefania Passera, stilista e interior designer che ha “costruito” il suo sogno ottimizzando al meglio le esigenze della sua famiglia, ovvero le sue tre figlie, riuscendo a trovare quell’equilibrio tra vita e lavoro sempre più ricercato. Ma “non è tutto oro quel che luccica” e anche lei, per creare nel 1996 il suo Nap Atelier, ha dovuto fare moltissimi sacrifici.
Ormai punto di riferimento a Milano per quei clienti che vogliono arredare la loro casa con uno stile unico e fuori dagli schemi, il suo laboratorio si è trasformato negli anni in un vero e proprio studio d’interni, dove collaborano architetti di fama e interior designer provenienti anche dal mondo della moda. Il concetto, infatti, è lo stesso di un atelier di moda dove anziché scegliere il modello, il colore e il particolare dell’abito, è il mobile a essere al centro dell’universo.
La parola chiave che Stefania Passera suggerisce alle future donne imprenditrici è “resilienza” ovvero quella capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, riorganizzando positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, ricostruendo tutto restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare il proprio, intimo, io.