Istat, una donna su tre vittima di violenza

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Rispetto al passato la coscienza femminile sta crescendo, ma lo zoccolo duro va ancora intaccato

di Daria Contrada, giornalista

Una donna su tre ha subìto violenza nel corso della propria vita, una su dieci ha meno di 16 anni. Lo rivela l’indagine ‘Sicurezza delle donne’, condotta dall’Istat con il finanziamento del dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri.

Nel rapporto si legge che sono 6 milioni 788mila le donne vittime di una qualche forma di violenza, il 31,5 per cento delle donne tra i 16 e i 70 anni: 4 milioni 353mila (il 20,2 per cento) hanno subìto violenza fisica, 4 milioni 520mila (il 21 per cento) violenza sessuale e 1 milione 157mila (il 5,4) forme più gravi di abuso; sono 652mila le donne stuprate e 746 mila le vittime di tentati stupri. I numeri della violenza psicologica sono ancora più pesanti: ne sono vittime 8 milioni 323 donne, una percentuale pari a oltre il 40 per cento.

Ma chi sono gli aguzzini? Partner, parenti e amici sono gli artefici dei crimini più gravi; gli stupri sono stati commessi nel 62,7 per cento da partner attuali o ex, nel 3,6 per cento da parenti, nel 9,4 per cento da amici. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nel 76,8 per cento dei casi. La follia non si ferma neanche in caso di gravidanza: nell’11,8 per cento dei casi le donne hanno subìto violenza mentre erano in dolce attesa, una violenza che nell’11,3 per cento dei casi è addirittura aumentata dopo il concepimento.

L’incubo per molte inizia durante l’infanzia: il 10,6 per cento ha dichiarato di aver subìto una qualche forma di violenza sessuale prima dei 16 anni; tra gli autori prevalgono le persone conosciute (quasi l’80 per cento), soprattutto parenti (19,5 per cento), amici di famiglia (11,4 per cento), compagni di scuola (8 per cento) e conoscenti (23,8 per cento). Aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre: la quota è salita dal 60,3 per cento del 2006 al 65,2 del 2014; la trasmissione intergenerazionale del fenomeno è testimoniata dalla relazione esplicita tra vittimizzazione vissuta e/o assistita e comportamento violento: il partner è violento con la propria compagna se ha subìto a sua volta violenza.

Le donne separate o divorziate sono più soggette a violenze fisiche o sessuali nel corso della vita, la percentuale sfiora il 51,4 per cento; critica la situazione di chi ha problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36 per cento di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6 per cento di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10 per cento contro il 4,7 per cento delle donne senza problemi). Non solo, più si è istruite e più si è in pericolo: il 42,5 per cento di laureate subisce molestie e tra queste il 40,3 per cento sono dirigenti o imprenditrici.

La nazionalità della vittima influisce sul tipo di violenza subìta: la violenza fisica è più frequente tra le straniere, quella sessuale tra le italiane, ma le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri. Nel totale le percentuali sono quasi equivalenti: 31,3 per cento le donne straniere, 31,5 le donne italiane.

La ricerca dedica un capitolo di approfondimento al tema dello stalking. Le donne vittime di questo reato sono 3 milioni 466mila, il 16,1 per cento del campione; il dato più preoccupante, però, è che il 78 per cento delle intervistate non si è rivolto a nessuno per chiedere aiuto, il 15 per cento ha sporto denuncia, ma solo l’1,5 per cento ha trovato il coraggio di rivolgersi a un centro d’ascolto per vittime di violenza.

Giunta alla sua seconda edizione, l’indagine, condotta tra maggio e dicembre 2014, ha però evidenziato che rispetto al passato c’è “una crescita della coscienza femminile che intacca i livelli di violenza”, della prevenzione, del lavoro dei centri antiviolenza, dei media, di un clima sociale mutato verso una maggiore condanna del fenomeno. Lo ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’Istat, durante la presentazione che si è tenuta a Roma.

Per comprendere i cambiamenti nel tempo del fenomeno della violenza contro le donne, si sono confrontati gli abusi verificatisi negli ultimi cinque anni con i dati relativi allo stesso intervallo di tempo raccolti nella precedente indagine del 2006. Rispetto all’indagine precedente emergono importanti segnali di cambiamento: le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3 per cento all’11,3; ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza. E’ in calo sia la violenza fisica sia quella sessuale, da partner o ex partner (dal 5,1 per cento al 4 per cento la fisica, dal 2,8 al 2 la sessuale) come dai non partner (dal 9 al 7,7). La flessione è particolarmente accentuata per le studentesse, che passano dal 17,1 per cento all’11,9 per cento nel caso di ex partner, dal 5,3 al 2,4 da partner attuale e dal 26,5 al 22 da non partner. In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3 per cento al 26,4 per cento), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale. Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza; più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3 al 29,6 per la violenza da partner), la denunciano alle forze dell’ordine (dal 6,7 all’11,8), ne parlano con qualcuno (dal 67,8 al 75,9) o cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4 al 4,9). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Di contro, però, lo zoccolo duro della violenza non è ancora stato intaccato. “Non diminuiscono né uccisioni né stupri e la percentuale di donne che la riconoscono come un reato è ancora basso. Continua a essere alto il numero di violenze subite nelle varie forme”, ha proseguito Sabbadini. Insomma, la violenza continua ad essere un fenomeno grave, ampio ed esteso, in tutte le sue sfaccettature. Ma la situazione è in movimento: cresce la coscienza femminile, le donne stanno reagendo. Ciò chiama anche la politica ad una grande responsabilità: bisogna intensificare le politiche integrate e di ampio respiro.