L’Italian sounding della Regione Lazio

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Expo 2015, ricerca e produzione unite per valorizzare il Made in Italy

di Daria Contrada, giornalista

Abbacchio romano, olive di Gaeta, vino di Frascati, pane di Lariano, guanciale amatriciano, broccoletto di Anguillara, ciliegia della Sabina, acqua di Nepi. Sono 125 le eccellenze agroalimentari tipiche di una Regione complessa e per tanti versi indefinita come il Lazio. E allora da dove cominciare per rappresentarne nel modo migliore l’identità? 

Tutti sanno che è la Regione di Roma, ma la difficoltà è trovare una chiave di lettura che possa raccontare al meglio le diverse anime che si intrecciano in questo territorio. L’occasione è arrivata da un bando lanciato dalla Regione Lazio in occasione di Expo 2015. Il bando, chiamato Call4innovators, punta a individuare le realtà locali che sappiano rappresentare al meglio l’eccellenza e il genius loci regionale nei diversi settori produttivi, turistici, sociali e culturali e nei campi della ricerca e dell’innovazione, in coerenza con il tema dell’esposizione di Milano ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la vita’.

Il mondo della ricerca, della comunicazione e della produzione si sono incontrati per confrontarsi sulle possibili strategie da adottare a tutela del Made in Italy e per la sua valorizzazione. Italian Sounding, il primo di una serie di incontri tematici promossi dalla Regione Lazio insieme a Roma Capitale e Unioncamere Lazio, con la collaborazione di Lazio Innova e il coordinamento delle università e degli enti di ricerca, “è stato un’occasione di confronto sui prodotti laziali e italiani in generale, per la cui tutela è necessaria una sinergia tra mondo della ricerca e mondo della produzione, affinché il Made in Italy possa essere valorizzato, protetto e reso più noto anche attraverso la capacità di fare rete tra le diverse realtà produttive.
È questa una sfida che può portare risultati molto positivi”, ha sottolineato il coordinatore scientifico dell’iniziativa, Laura De Gara, professore di Fisiologia vegetale e presidente del corso di Laurea magistrale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. La superficie territoriale italiana “è piccola rispetto ad altre nazioni ed è molto diversificata al suo interno, ma noi siamo presenti in tutto il mondo”, ha aggiunto. Raccontiamo la nostra Regione “attraverso un percorso che va dalla cultura, la storia e l’arte, ai prodotti enogastronomici”.

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Come fare per rappresentare un territorio così diversificato? “Come Lazio Innova tocchiamo con mano le difficoltà di conoscere cosa si muove sul territorio”, ha evidenziato Stefano Fantacone, presidente dell’associazione. Proprio per questo è necessario adottare un approccio “bottom-up, che parta dal basso”. Gli incontri divulgativi sono 20, con lo scopo di “rafforzare la collaborazione tra ricerca e produzione, spesso due mondi lontani”; ma questo non basta: “le iniziative che sosteniamo spesso sono lasciate isolate, manca un’azione di accompagnamento al contributo degli operatori scientifici, qualcosa che serva proprio a fertilizzare le proposte”.
Ed è qui che entrano in gioco le università, “la vera ricchezza” di un Paese. Lo ha confermato Ciro Attaianese, rettore dell’Università degli studi di Cassino e presidente del Comitato regionale di coordinamento delle università del Lazio: “il Crul è la punta di un iceberg chiamato alta formazione regionale. Il sistema universitario pecca spesso di chiudersi nel suo mondo”, ma stavolta ha deciso di mettersi in gioco e rappresentare il Lazio a Expo. Il tutto è “frutto del lavoro di un gruppo di volontari, senza alcun fondo”, ha precisato il rettore definendo il progetto “un risultato di assoluto valore, che mi auguro possa contribuire a far conoscere il Lazio in Italia e nel mondo”.

Il Made in Italy è “la complessità delle idee che nascono in Italia, è un’alchimia di elementi dal valore non soltanto economico”, ha affermato Michela Gavrila, ricercatrice dell’Università di Roma La Sapienza, che nel suo intervento si è soffermata sul ruolo della comunicazione nella valorizzazione del patrimonio identitario. L’Italian sounding è il fenomeno dei prodotti che sulla confezione richiamano la tradizione italiana all’estero; negli ultimi anni però “abbiamo avuto a lungo problemi di comunicazione, l’idea che riusciamo a restituire del nostro Paese”. Cosa piace di noi al mondo? Quale strategia comunicativa riesce a raggiungere meglio un’ampia platea di fruitori? Le nostre industrie creative, il lusso, la moda, i vini di qualità, il design e le paste alimentari sono il punto forte, ciò che porta l’utente ad investire anche in tempo di crisi. E’ proprio per questo motivo che Gavrila ha suggerito di puntare ad una strategia “inclusiva: bisogna aprirsi ad un’ecologia socio-imprenditoriale per sostenere il Made in Italy”. E anche le Istituzioni devono fare la propria parte.