Nuovi interessi possibili e vicini per i neo-maturati

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a cura di Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università degli Studi Milano-Bicocca

Ci sono notizie che riguardano il mondo dell’educazione, della formazione, della scienza che avrebbero diritto di essere maggiormente diffuse e che invece si conoscono soltanto se capita per caso di trovare su un treno intercity un giornale locale. A metà maggio è arrivato a Legnaro (vicino a Padova) all’Istituto nazionale di Fisica nucleare (INFN) il nuovo ciclotrone, un acceleratore di particelle (come quello del CERN a Ginevra ma in scala e di tipo diverso). Questo grande macchinario che è difficile da immaginare nella sua enorme mole è arrivato dal Canada, transitando per il porto di Genova e poi è giunto a Legnaro via terra, scomposto in due parti, su due enormi camion. L’INFN ha investito su questo progetto 20 milioni di euro (10 milioni per lo strumento e 10 per la struttura necessaria a contenerlo), ma complessivamente la spesa sarà di 50 milioni.

“Il Gazzettino” (giornale del Veneto) ha dedicato un’intera pagina a questo avvenimento in quanto le esigenze della ricerca hanno significato azione, movimento, lavoro per il territorio. Il giornalista riferisce infatti che per posizionare la struttura sono state utilizzate due gru gigantesche da 500 tonnellate, alte 50 metri della ditta Carpin di Venezia e che hanno lavorato all’impresa due squadre di tecnici, insieme ai colleghi canadesi.

Dicevo all’inizio che queste notizie dovrebbero avere più spazio sui media perché potrebbero far nascere nuovi interessi negli studenti e nelle studentesse che, arrivati al termine della maturità, non hanno ancora le idee chiare sul proprio futuro e, quando sono intervistati dai vari TG, rispondono per lo più: “Penso che sia meglio andare all’estero…perché qui in Italia non c’è nulla…”. In realtà, come si vede, anche in Italia le opportunità ci sarebbero, purché però le notizie fossero fatte arrivare ai ragazzi.

Questo enorme ciclotrone è un laboratorio per la produzione di radionucleidi di interesse per la medicina; è un progetto di ricerca nel campo della fisica e dell’astrofisica nucleare (condotto da INFN e CNR) col supporto di una multinazionale del settore medico. Pensiamo dunque a quanti campi di studio, di ricerca, di lavoro ci potrebbero essere. Già questi (fisica, astrofisica, medicina) sono tre campi di grande interesse per studenti che, avendo terminato il ciclo superiore, intendessero misurarsi con settori all’avanguardia. Ma un altro aspetto interessante è quello costruttivo e ingegneristico in quanto queste grandi macchine hanno necessità di essere posizionate all’interno di edifici idonei. “Il fabbricato che contiene il ciclotrone è nuovo ed è alto quattro piani; si tratta di una serie di bunker antiatomici, uno incastrato nell’altro, in calcestruzzo spesso da 1,5 a 4 metri. Trentamila metri cubi costruiti e assemblati dalla ditta Astaldi, una caverna tecnologica che rende impossibile anche la più piccola dispersione radioattiva”. Non per nulla il ciclotrone può arrivare a 70 megavolt di energia sprigionata e servirà a produrre vari tipi di nuclei radioattivi d’interesse sia per l’astrofisica nucleare sia per le applicazioni mediche. Sono particelle non esistenti in natura, le stesse che si formarono nell’esplosione delle stelle, poterle studiare equivale a studiare l’origine del mondo.

Il direttore dell’INFN, Giovanni Fiorentini, ha dichiarato di voler invitare Papa Francesco per l’inaugurazione. Naturalmente l’idea è ottima e l’augurio è che la risposta sia positiva. Tuttavia credo che da questi centri di eccellenza della ricerca ci dovrebbe essere molto interesse e molta attenzione a coinvolgere i ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori. La curiosità e l’interesse per ricerche così avanzate si dovrebbero diffondere a macchia d’olio. E le giovani leve curiose e interessate dovrebbero essere sempre più numerose, senza doversi per forza fare l’idea (o, in altre parole, senza coltivare il pregiudizio) che in Italia non ci sia nulla da fare per loro. E da fare c’è, come si vede. E tanto! E anche noi, da questa rubrica, si è cercato di fare la nostra parte per diffondere, per incuriosire, per far appassionare qualche giovane cervello, prima che scappi in fuga.