Sistemi fiscali più equi: le intenzioni della Commissione Europea

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Per promuovere un migliore contesto imprenditoriale nel mercato interno dell’Unione Europea occorre un nuovo approccio in materia di tassazione, che contrasti con successo gli abusi fiscali. Lo ha dichiarato il collegio dei Commissari europei il 27 maggio 2015

Sarebbe proprio quello che le imprese italiane stanno aspettando da tempo: un sistema fiscale più equo, che non le strozzi e non le costringa a licenziare il personale, a indebitarsi, a fallire, a chiudere. In poche parole a morire. Questo il primo commento che ci viene spontaneo quando sentiamo parlare di bei progetti ai quali tutti – lavoratori, dipendenti, autonomi, professionisti, imprenditori, ecc. – aneleremmo. Noi italiani in particolare, tartassati da anni senza avere in cambio nemmeno servizi di qualità in tantissimi settori perché “i soldi non bastano”.

Ma vediamo meglio cosa ne pensano i commissari europei.
La CE sta elaborando un piano d’azione per sistemi fiscali più equi e più favorevoli alla crescita in Europa. Questa la notizia. Il 27 maggio si è tenuto infatti un “dibattito orientativo sulle misure volte a rendere la tassazione delle imprese più equa, più favorevole alla crescita e più trasparente. Si è convenuto che un nuovo approccio dell’Unione in materia di tassazione delle imprese è necessario per contrastare con successo gli abusi fiscali, garantire entrate sostenibili e promuovere un migliore contesto imprenditoriale nel mercato interno”.

Un primo passo in questa direzione è stato compiuto nel marzo 2015, quando la Commissione ha presentato un pacchetto di misure volte a rafforzare la trasparenza fiscale nell’UE. Ora il collegio ha deciso di “adottare un approccio più globale per il miglioramento della tassazione delle imprese nell’UE, tenendo conto anche delle riforme in corso nel settore a livello internazionale”.
Si dovrà però aspettare il mese di giugno per vedere il lancio del piano d’azione, che comprenderà:

  • una strategia di rilancio dei lavori relativi all’introduzione, a livello dell’Unione, di una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB),
  • l’attuazione di misure contro l’elusione fiscale che sono in fase elaborazione a livello internazionale nell’ambito dell’OCSE,
  • l’ulteriore rafforzamento della trasparenza fiscale.

Il tutto tenendo anche conto della necessità di rafforzare l’efficienza del contesto fiscale per le imprese nel mercato interno.

Il Vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l’euro e il dialogo sociale, ha dichiarato: “Vogliamo che la tassazione delle imprese sia equa e favorevole alla crescita. Tutte le imprese, grandi o piccole, devono pagare la loro parte di tasse nel luogo in cui sono generati gli utili. La tassazione delle imprese è di competenza degli Stati membri, ma l’UE deve stabilire un quadro chiaro e rinnovato per una tassazione delle imprese equa e competitiva”.

Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “Il nostro attuale approccio alla fiscalità delle imprese non riflette più la realtà di oggi. Utilizziamo strumenti obsoleti e misure unilaterali per rispondere alle sfide di un’economia globalizzata digitalizzata. Per una tassazione più equa e un mercato unico meno frammentato dobbiamo rivedere radicalmente il nostro quadro in materia di fiscalità delle imprese nell’UE. Grandi, piccole e medie imprese dovrebbero poter beneficiare del mercato interno su base paritaria”.

Già nel luglio 2014 il Presidente della CE, Jean-Claude Juncker, aveva dichiarato: “Abbiamo bisogno di maggiore equità nel mercato interno. Ferma restando la competenza degli Stati membri in materia di regimi fiscali nazionali, dovremmo intensificare l’impegno di lotta all’evasione e all’elusione fiscali per assicurare che ciascuno versi il giusto contributo”; l’obiettivo centrale della sua politica al riguardo è quello di “garantire che le imprese siano tassate là dove vengono generati gli utili e che non possano sottrarsi al pagamento della loro giusta quota attraverso una pianificazione fiscale aggressiva”.

Sembra insomma che il problema sia nello sbilanciamento degli oneri: se da una parte c’è chi evade le tasse e non le paga, dall’altro c’è chi si deve sobbarcare delle tasse proprie e di quelle di chi non le versa. Se tutti le versassero, invece, ne pagheremmo tutti di meno. Questa potrebbe essere una giusta logica, ma chissà se poi in Italia verrebbe rispettata. Permetteteci di essere diffidenti. Secondo noi senza un intervento decisivo di politici saggi e lungimiranti, gli importi di tasse e balzelli continueranno a essere troppo alti – a prescindere (come diceva Totò).

(D.M.)