Banche: 200 anni di cultura per raccontare l’editoria bancaria italiana da un diverso punto di vista

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Intitolata a Siglienti la biblioteca dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana): oltre 10mila volumi a disposizione del pubblico. Durante la presentazione, rilasciata una dichiarazione a margine del Presidente Patuelli sulla situazione creditizia italiana

di Daria Contrada, giornalista

Sono oltre 10mila i volumi pubblicati dalle banche dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi; un patrimonio che abbraccia non soltanto la storia economica e l’architettura, ma anche le arti applicate, l’archeologia, la musica, la fotografia e molto altro. 

Opere che – spiega l’associazione bancaria – “testimoniano la straordinaria capacità dell’editoria bancaria di comprendere e raccontare in profondità temi estremamente vari, dai capolavori artistici nazionali alle esperienze culturali locali e di nicchia. Una peculiarità tutta italiana che non trova riscontro alcuno all’estero e che gode di riconoscimento internazionale, indicata da Umberto Eco come un ‘fenomeno unico al mondo’.”

L’editoria bancaria offre un affresco unico della storia culturale e civile del Paese. Si tratta di un numero in costante crescita, grazie alle numerose pubblicazioni realizzate ogni anno dalle banche italiane. Spesso sono edizioni di grande pregio, talvolta di non facile reperimento: un patrimonio che comprende anche 1.500 testi che non sono reperibili altrove.

La funzione di questa biblioteca è quella di colmare una lacuna: non esiste una raccolta di tutta l’editoria bancaria che non abbia finalità commerciali ma di cultura, conoscenza, approfondimento e di attività relazionali. L’apertura al pubblico si inserisce nel più ampio e articolato piano d’azione a sostegno dell’arte e della cultura messo a punto dall’ABI con gli istituti bancari per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale. Non solo, la biblioteca cerca di far conoscere le qualità italiane nell’anno di Expo, occasione in cui milioni di visitatori arriveranno in Italia da ogni parte del mondo. La biblioteca dell’ABI ha aderito al polo degli istituti culturali di Roma e attraverso di esso al sistema bibliotecario nazionale, al fine di permettere ad un vasto pubblico – nazionale e internazionale – di condividere, conoscere e consultare le opere delle banche italiane.
Dunque istituti di credito al servizio del cittadino a tuttotondo.

La biblioteca ha sede nelle Scuderie di palazzo Altieri – in uno spazio ristrutturato dallo studio Gae Aulenti architetti associati – ed è intitolata a Stefano Siglienti, presidente dell’ABI per oltre venticinque anni che “con la sua opera di economista e di uomo di Stato e con massima dedizione partecipò alla ricostruzione economica, finanziaria e culturale dell’Italia. Nel suo nome” ha affermato il presidente dell’associazione, Antonio Patuelli, “dedichiamo la biblioteca ai princìpi della libera e responsabile imprenditoria bancaria italiana, ora più che mai impegnata in un profondo rinnovamento e rafforzamento, sempre con mezzi propri e comunque privati, per la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione dell’Italia tutta, per la piena e paritaria competizione costruttiva nel mercato aperto di un’Europa che deve essere sempre più unita, nel solco degli ideali dei suoi fondatori, senza privilegi o discriminazioni per alcuno”.

Una dichiarazione a margine

Il presidente Patuelli ha approfittato della cerimonia di intitolazione per esprimere il proprio apprezzamento nei confronti del Decreto Legge sul recupero crediti e sulla riduzione da cinque anni a uno delle deduzioni delle perdite su crediti: “il provvedimento va nella giusta direzione di lavorare per correggere le vecchie normative”. L’Italia fa parte dell’Europa e dal 4 novembre scorso l’Unione bancaria non consente ai paesi membri di convivere nelle diversità normative: “servono regole identiche e il governo fa scelte conseguenti alla decisione di far parte dell’unione economica, monetaria, e bancaria. Da queste misure tutti gli onesti avranno da guadagnare: famiglie, imprese e banche”.
Non basta: è necessaria “una spinta, un forte impulso delle istituzioni europee. L’Italia sta dimostrando capacità di modernizzarsi da sola, ma è chiaro che a livello europeo serve maggiore armonizzazione”. Mancano ancora un testo unico di finanza, un testo unico bancario, è da qui che bisogna ripartire.