Da Expo tante lezioni sul cibo e qualche riflessione

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a cura di Mariangela Giusti, Docente di Pedagogia interculturale all’Università degli Studi Milano-Bicocca

L’Esposizione mondiale di Milano dal titolo fortemente evocativo (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”) è giunta a metà percorso. Migliaia e migliaia di visitatori hanno già varcato i sorvegliatissimi tornelli d’ingresso e hanno già percorso il lungo viale centrale (denominato “decumano”, alla maniera degli antichi accampamenti romani) e altrettanti arriveranno negli ultimi tre mesi di apertura. Le iniziative, partite un po’ in sordina, si sono via via moltiplicate. Su diversi quotidiani nazionali sono riportati gli appuntamenti giornalieri e il sito web di EXPO si viene sempre più implementando di occasioni, incontri, eventi. Nei primi sei mesi di quest’anno purtroppo la tematica importantissima proposta da EXPO 2015, il cibo, è stata raccontata dai media costantemente in parallelo con l’esodo di proporzioni mai viste prima di migliaia e migliaia di persone in fuga da zone del pianeta dove il cibo è un fattore problematico dell’esistenza: zone nelle quali siccità, carestie, guerre impediscono alla gente di procurarsi il cibo minimo per la sopravvivenza e dalle quali dunque le persone si vedono costrette a fuggire. Il doppio registro della comunicazione e i due versanti opposti delle notizie che trovano i lettori della carta stampata e i navigatori del web non devono stupire: rappresentano un ulteriore esempio della enorme complessità del mondo attuale. A chi si occupa di educazione e formazione conviene invece vedere e proporre Expo come una vera e propria occasione da cogliere per riflettere sui tanti elementi della società e della cultura che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare col cibo.

Qui ne prendiamo a esempio almeno due: i diritti dell’infanzia e la vicinanza fra le religioni.
Per quanto riguarda i diritti dell’infanzia, ricordiamo che la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia (firmata a New York il 20 novembre 1989 e sottoscritta da 191 Stati) annovera fra i diritti fondamentali dei bambini quello alla nutrizione, ad avere a disposizione cibo sano, di buona qualità, idoneo al sostentamento e rispettoso dei riferimenti identitari di ciascuno. A questo proposito in Expo 2015, presso il padiglione Cascina Triulza, l’Universita’ degli Studi di Milano Bicocca proporrà un appuntamento rivolto a bambini, ragazzi, genitori, insegnanti, educatori nei giorni 12, 13, 14, 15 settembre (orario 9,00-19,00, gratuito e a ingresso libero). L’appuntamento si chiama “Festival Il Diritto di essere Bambini” e proporrà laboratori e dibattiti che, partendo dal cibo e dai cibi, spazieranno all’arte, alla musica, alla costruzione.

Per quanto riguarda la vicinanza fra le religioni, Expo dovrebbe essere un’occasione anche per riflettere sul fatto che il cibo è un elemento fortemente presente nelle tre grandi religioni monoteiste del Mediterraneo. Ciò, in un certo senso, le dovrebbe far vedere piu vicine, non in un perenne rapporto di antagonismo. Per il cristianesimo le prime due opere di misericordia sono “dare da mangiare agli affamati” e “dare da bere agli assetati”. Già nella Bibbia ci sono due passi significativi nei quali Dio (proprio come un padre di famiglia) ascolta i malumori del suo popolo legati alla preoccupazione di non avere cibo durante la fuga dall’Egitto e si preoccupa di fornire il necessario per il sostentamento: le quaglie, la manna e l’acqua (la narrazione e’ presente in Esodo 16-17). Anche nel Nuovo Testamento il riferimento al cibo è presente di frequente. In una scena molto nota Gesù imbandisce una mensa di pane e di pesci per una folla che lo segue e moltiplica in modo miracoloso il poco cibo che ha a disposizione. Inoltre il riferimento al pane diventa essenziale nell’istituzione dell’Eucarestia. Negli Atti degli apostoli (2, 41) viene ricordato che il gesto del dividere il pane (eucarestia, appunto) identificava la comunione dei fedeli con Cristo e fra di loro. Un analogo senso di rispetto nei confronti del cibo e’ presente nelle tradizioni ebraica e islamica. Per l’ebraismo gli alimenti sono le sostanze che fanno crescere gli uomini e li sostengono, rimpiazzano le loro strutture organiche, li mettono in contatto col mondo, con la natura, con la società. Il cibo è uno dei segni del rispetto verso il sacro, è uno strumento di purificazione, di elevazione spirituale, è un sistema di valori e un fattore di identità. Le regole alimentari per l’ebraismo derivano in gran parte dalla Bibbia e comprendono alcuni alimenti proibiti e alcune regole culinarie molto rigide da rispettare (per esempio, non mescolare la carne col latte e coi derivati del latte), alcune indicazioni sui cibi adatti al consumo, consentiti e obbligatori (koscher). Ricordiamo la ritualità del cibo legata al sabato (shabbat), giorno dedicato alla preghiera, allo studio, al canto, al riposo . Anche per l’islamismo i riferimenti al cibo nel testo sacro (il Corano) sono precisi e rispettati: il cibo e le bevande sono vitali per la sopravvivenza degli esseri umani e proprio per questo Allah ha dato indicazioni chiare sui cibi che possono essere consumanti e leciti (halal) e su quelli che devono essere considerati illeciti (haram). Le sure del Corano forniscono indicazioni anche su come i cibi devono essere cucinati e su come devono essere consumati; mangiare, digiunare, bere con moderazione sono modalita’ attraverso le quali i musulmani ricordano la generosità di Allah e dimostrano la loro osservanza alla religione (ricordiamo che le due feste principali dell’anno islamico sono collegate in diversa maniera al cibo: la fine del digiuno del Ramadan e la festa del sacrificio). Dunque, come si vede, il cibo non significa solo le ricette belle e colorate che vediamo in tv: è tradizione, è educazione, è formazione al rispetto per le diversità di abitudini e di culture.