Formazione medica, percorso ad ostacoli

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Laurearsi e ottenere l’abilitazione non basta. I giovani medici sono costretti a intraprendere un percorso accidentato che, fin dalle prime battute, rischia di essere difficile, se non addirittura inutile

di Daniela Delli Noci, giornalista

È quanto messo in evidenza dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che ha deciso di portare all’attenzione dei ministri della Salute e dell’Istruzione le molteplici criticità della professione, allo scopo di aprire un nuovo e concreto confronto.

I problemi sono molti, a cominciare dal numero di contratti di formazione specialistica, troppo esiguo rispetto ai medici che si prevede possano laurearsi entro pochi anni e, per quanto riguarda medicina generale, insufficiente a coprire il fabbisogno futuro di specializzati in tale branca. Una pletora di giovani resta esclusa, di fatto, da ogni possibilità concreta di inserimento professionale ed è costretta a vagare in una sorta di limbo lavorativo.
Secondo la Federazione dei medici, è necessario e urgente fare una seria programmazione, per fare in modo che le nuove generazioni mediche possano scegliere secondo le loro predisposizioni e le disponibilità di spazi.

Adeguata formazione per cure di qualità
“È una questione di giustizia” afferma la presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani. “Comprendiamo le problematiche finanziarie, ma un paese che non investa sui giovani, è un paese senza speranza. Con estrema urgenza occorre garantire quelle opportunità di formazione che sono necessarie ai professionisti per poter svolgere con competenza il proprio ruolo all’interno dei Sistemi Sanitari e che sono indispensabili per assicurare cure di qualità ai cittadini.”
“Da parte del Ministero della Salute c’è piena disponibilità e apertura “ asserisce Rossana Ugenti, direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale. Il ministero ha avviato un progetto pilota diretto alla definizione di una metodologia in grado di effettuare la previsione e la definizione della forza lavoro sanitaria. L’iniziativa, che coinvolge Regioni, Ordini professionali, Federazioni e più in generale, tutti i portatori di interesse, riguarda vari paesi oltre al nostro, cui spetta il coordinamento. “Le informazioni ci sono, ma fanno parte di diverse banche dati che non comunicano tra loro. E’ un lavoro da costruire insieme alla Federazione” conclude Rossana Ugenti.

fnomceoImpennata di immatricolati e di pensionati
La sentenza del Tar del Lazio, che ha invalidato i test d’ingresso 2014 e ammesso a Medicina tutti i partecipanti, rischia di ingigantire a dismisura il problema, perché nel giro di pochi anni i laureati potrebbero passare dai settemila dello scorso anno ai circa ventimila dei prossimi cinque. “Faccio parte del movimento ‘no Tar’” commenta ironicamente Andrea Lenzi, presidente della Conferenza permanente dei Presidi dei corsi di laurea in medicina e chirurgia, che aggiunge: “Non si fa orientamento e su 80 mila aspiranti medici, ben 70 mila rimangono delusi. Per i diciottenni è devastante”. Si teme anche la cosiddetta ‘bolla pensionistica’, che fa seguito al boom di immatricolazioni degli anni Settanta. “Nel Lazio sono attualmente 850 su 1.000 gli studenti che raggiungono la laurea in medicina. Nel 1971 erano 10 mila.”

Medicina generale: a quando il riconoscimento?
Secondo Roberto Stella, referente del Comitato centrale per l’area strategica “formazione” di Fnomceo, per superare le difficoltà formative a Medicina generale, si dovrebbero aumentare le borse di studio e programmare gli accessi tenendo conto delle necessità regionali e nazionali, anche in relazione all’andamento della curva demografica, dei pensionamenti e, soprattutto, delle reali possibilità lavorative. Si dovrebbe riconoscere anche da noi, inoltre, il titolo di specializzazione in medicina generale, come avviene in molti paesi europei. “Investire sul territorio – che deve essere deve essere ben presidiato e avere professionisti formati nel miglior modo – è il futuro del Sistema Sanitario Nazionale” precisa Stella.
Le prove di accesso vanno quindi mantenute, secondo la Federazione, ma devono essere modificate; sono sicuramente da evitare i quiz predefiniti, che si basano sulla memoria più che sulla competenza.

La carica degli specializzandi
A proposito di specializzazioni, nel concorso 2014/2015 il numero di partecipanti è stato di oltre 12 mila, a fronte di 5.504 posti disponibili. Oltre 6.600 neolaureati non sono stati ammessi. “Il dato finale è che un gran numero di giovani laureati in medicina e di specialisti decide di emigrare – afferma Ezio Casale, delegato Fnomceo sulla tematica della programmazione del fabbisogno personale sanitario – abbandonando il nostro paese, che pur aveva investito importanti risorse per la loro formazione. La Fnomceo ritiene che ridurre il numero di accessi in medicina rappresenti un segnale importante, in attesa di una revisione dei criteri della programmazione dei fabbisogni.”

Le problematiche degli odontoiatri
Il presidente della Commissione odontoiatri della Federazione, Giuseppe Renzo, mette in evidenza le storture del sistema formativo e le rimostranze dei dentisti: “In Italia esistono 34 corsi di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria che formano ciascuno un esiguo numero di laureati, in evidente controtendenza con i paesi dell’UE, che hanno meno corsi di laurea ma sono molto più produttivi sia in termini di formazione impartita che di laureati da inserire nell’attività professionale. In realtà” continua Giuseppe Renzo “come spesso avviene nel nostro Paese, le Università sono autoreferenziali e attivano corsi spesso allo scopo principale di garantirsi la sopravvivenza. Non si tiene conto delle reali necessità formative anche in termini di futuro fabbisogno di professionisti. Ho già provveduto a denunciare al Ministero dell’Università i corsi di laurea che non garantiscono un’adeguata formazione agli studenti e che sono carenti in struttura e personale. Secondo una recente ricerca svolta contestualmente con l’EURES, più del 40% degli studenti non si ritiene soddisfatto della formazione che gli viene impartita, affermando di non aver mai visto un paziente”.