Il Lazio dà la certificazione di qualità ai Comuni “Gender Friendly”

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I Comuni e gli altri Enti locali che si mostrano sensibili alle problematiche relative alla parità di genere potranno ricevere il certificato, che darà loro diritto anche a un maggior punteggio se partecipano a bandi pubblici regionali

La Regione Lazio rilascia il titolo di “Comune alla Pari” a tutti quei Comuni ed enti locali che promuovono e garantiscono la presenza delle donne nel proprio contesto socio-economico realizzando azioni che favoriscano la parità tra i sessi e condizioni positive utili alla conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro.

Gli Enti locali in possesso di questa certificazione, tra l’altro, avranno diritto ad una maggiorazione del punteggio da 1 a 10 punti nel caso in cui partecipano a bandi pubblici regionali.

Per ottenere l’attestazione di Comune alla Pari, i Comuni e gli Enti locali dovranno presentare domanda all’Assessorato Pari Opportunità, Autonomie Locali e Sicurezza – Osservatorio Regionale sulle Pari Opportunità e la violenza contro le donne. L’attestazione viene rilasciata dalla Direzione regionale competente su indicazione dell’Osservatorio.

Per ottenere la certificazione gli Enti locali devono dimostrare di possedere i requisiti, ovvero di aver realizzato iniziative nell’ambito delle pari opportunità e della conciliazione familiare. Tali iniziative devono essere relative a uno dei seguenti ambiti:

1) L’applicazione delle norme.
Prevede il rispetto delle quote di genere nelle cariche politiche elettive e nella Giunta dell’Ente, la presenza del CUG, l’adozione del piano triennale delle azioni positive, l’adeguamento dello Statuto ai sensi della legge 251/2012, le commissioni di concorso ai sensi della legge 215/2012 e il rispetto delle quote di genere nelle società controllate dall’Ente ai sensi della legge251/2012.

2) Requisiti di qualità di primo livello.
La delega e/o Assessorato alle Pari Opportunità, la percentuale di presenza femminile nei ruoli apicali dell’Ente, la consulta comunale delle Pari Opportunità, la diffusione tra il personale della Direttiva del 27 maggio 2007.

3) Requisiti di qualità di secondo livello.
La promozione di politiche di conciliazione vita-lavoro, l’analisi, in ottica di genere, del personale dell’Ente. La presenza di sportelli donna e/o convenzioni con altri centri territoriali, consultori, sportello anti stalking, centri e/o sportelli antiviolenza, case rifugio. La promozione di azioni per sostenere l’avvio, lo sviluppo e il consolidamento di attività imprenditoriali a conduzione femminile. Manifestazioni, convegni, corsi di formazione rivolti al personale interno e/o alla cittadinanza per educare alla parità e al rispetto delle differenze di genere.

4) Requisiti di qualità di terzo livello.
L’adozione delle procedure per la valutazione in ottica di genere di ogni legge, regolamento, atti amministrativi. L’adozione di un linguaggio non sessista negli atti pubblici e negli atti amministrativi interni. L’adozione della procedura per la valutazione in ottica di genere del Bilancio.

Alleghiamo il testo del provvedimento, emanato il 26 maggio 2015 ma in vigore da questi giorni.

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(D.M.)