L’educazione a scuola e l’ideologia gender: la famiglia tradizionale è davvero in pericolo?

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La teoria gender a scuola tra disinformazione e mistificazione: è vero che i piani scolastici favoriscono ideologie tese a minare lo sviluppo sano dei bambini? Le teorie gender minacciano l’integrità della famiglia tradizionale o si tratta solo di mere strumentalizzazioni?

di Francesca Izzo, insegnante e giornalista

Sull’ondata dell’emotività dei più intransigenti difensori della famiglia tradizionale che si sono incontrati a Roma per manifestare al “family day”, sta dilagando tra docenti e genitori la paura per la diffusione di una fantomatica Teoria gender nelle scuole.

L’idea che nei piani scolastici si stiano immettendo ideologie destabilizzanti come quella gender che non permetterebbero «uno sviluppo sano della personalità dei bambini in armonia con la famiglia e con le istanze etiche» nasce dalla libera interpretazione del comma 16 del maxiemendamento sulla riforma della scuola, in cui si afferma che «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.» Tale norma fa riferimento all’articolo 5, comma 2 del decreto legge 14 agosto 2013, n.93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n.119, per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere.

Sulla scia delle contestazioni contro il DdL “La buona scuola”, sfruttando il malcontento e l’insofferenza verso una riforma osteggiata dall’80% degli insegnanti, si è cercato di veicolare messaggi distorti per finalità ideologiche. Basterebbero però un po’ di onestà intellettuale e di senso critico per rendersi conto che l’intenzione non è quella di diffondere un’ideologia di genere, ma di prevenire atteggiamenti discriminatori che possono sfociare nella violenza fisica o psicologica.
Per essere ancora più precisi è bene puntualizzare che l’ideologia, o teoria, gender non esiste ma ci sono studi finalizzati alla cancellazione di discriminazioni basate sulle differenze di genere.
Questo non vuol dire che la famiglia tradizionale è in pericolo, ma che esistono scelte sessuali diverse che vanno rispettate e non etichettate come sbagliate o frutto di depravazione. «Gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza»: a dirlo è il Papa. E mentre il Pontefice, pur ribadendo l’unicità del matrimonio eterosessuale, nel testo preparatorio per
il sinodo d’autunno sulla famiglia accenna ad un «itinerario di riconciliazione» per i divorziati risposati e si interroga sulle famiglie «in cui vivono persone con tendenza omosessuale», a Roma va in scena il Family day.

La Cei (Conferenza Episcopale Italiana) si discosta dalla forma di protesta e il parere contrario sulla mobilitazione del suo segretario, Monsignor Galantino, dissuade dalla partecipazione il Forum delle associazioni familiari e due delle tre grandi associazioni (Cl e Rinnovamento). La terza, il Cammino neocatecumenale di Kiko Argüello, partecipa e non evita di generare imbarazzi nel Vaticano. Kiko Argüello, dal palco del family day, fornisce un’interpretazione tutta personale del femminicidio, analizzando le motivazioni che possono indurre un uomo a uccidere moglie e bambini: quando una donna abbandona il marito il primo moto è quello di ucciderla perché l’uomo sperimenta «il non essere amato e il non amore è un inferno».
Fortunatamente una parte del mondo cattolico, sebbene minoritaria, è molto critica nei confronti di queste posizioni intransigenti. Secondo costoro, gli integralisti e coloro che si servono della parola di Dio in modo ideologico – quindi contrario al senso autentico del Vangelo – utilizzano alcuni passi della Bibbia e del Nuovo Testamento, tra cui le lettere di San Paolo, per dimostrare che l’omosessualità è sbagliata ed è peccato. La Parola però deve essere interpretata nel senso vero e cristiano, non ideologico, pertanto è necessario distinguere quanto è frutto dell’influenza culturale del contesto sociale e religioso in cui chi ha scritto i passi biblici era calato. San Paolo, per esempio, parla di schiavitù come di una cosa normale ed assume posizioni discriminatorie nei confronti della donna. Il fatto che certe parole sono di Paolo uomo e quindi non ispirate da Dio è facilmente comprensibile e distinguibile in chiave di esegesi biblica. Anche per quanto riguarda l’omosessualità bisognerebbe evitare di entrare in campi scientifici, con intenti di screditarla su basi teologiche, usando a sproposito e ideologicamente la Parola.

La scuola, dal canto suo, lungi dal voler diffondere fantasmagoriche ideologie gender, continuerà ad insegnare che non bisogna temere le diversità, che discriminare sulle basi di differenze culturali, religiose e sessuali è sbagliato, che è necessario andare oltre stereotipi e pregiudizi perché l’ignoranza genera mostri.