La mediazione necessaria al tempo del califfato

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a cura di Mariangela Giusti, Docente di Pedagogia interculturale all’Università degli Studi Milano-Bicocca

Nei contesti di cambiamento violento in atto sulla sponda opposta del Mediterraneo, le presenze quotidiane di minori e adulti di lingua e cultura diversa (specialmente araba, ma non solo) nasce il bisogno di riuscire a comprendersi reciprocamente. La scuola ha scoperto da anni l’alterità nella vicinanza, le differenze negli spazi e nei tempi delle prassi quotidiane. Ma oggi, le azioni truci e intemperanti del califfato pongono con nuova forza i temi dei diritti e dei doveri comuni, delle opportunità pari o equivalenti, dei servizi e delle opportunità educative per tutti. Gli operatori dei servizi, gli educatori, gli insegnanti possono svolgere ruoli attivi nel realizzare iniziative culturali, educative e formative per gli allievi nativi e per gli allievi nati altrove o figli di famiglie arrivate da altrove, coi quali convivono e condividono il territorio, i servizi, le scuole, il lavoro. Per far questo è necessario disporre di informazioni, strumenti e materiali per promuovere processi e progetti d’integrazione e conoscenza, Un testo uscito di recente fornisce l’indicazione importante di sperimentare nuove linee d’intervento educativo e didattico che interessino le diverse discipline: AA.VV. Intercultura Interdisciplinare. Costruire inclusione in un dialogo interdisciplinare, Milano, Cortina, 2014. E’ un testo utile anche ai genitori (non solo agli insegnanti e agli educatori) perché consente di comprendere le difficoltà e le possibilità dell’incontro e dello scambio tra i soggetti a scuola. Devono essere facilitati i processi di crescita individuali e lo si può fare anche attraverso le discipline scolastiche.

I fatti cruenti della cronaca mostrano il bisogno e la possibilità di una mediazione culturale che nasce dalla necessità di integrare i nuovi cittadini e di integrarsi tra diversi su tutti i piani: sociale, economico, culturale, politico. L’integrazione è un processo di negoziazione reciproca tra cittadini, istituzioni, scuole, servizi, che devono modificarsi rendendosi più accessibili e attenti a nuovi bisogni e alle nuove domande. Nella professionalità degli educatori e degli insegnanti è sempre più necessaria la costruzione di una professionalità improntata alla mediazione culturale, collegata a nuove forme d’intervento. Negli ultimi anni si sono sviluppati interventi e professioni specifiche nell’ambito della mediazione dei conflitti sociali, nell’area degli interventi penali, familiari, sanitari, medici, educativi. Coloro che operano in ambito scolastico si confrontano ogni giorno con fasce significative di popolazione straniera che hanno interiorizzato e praticano modelli di relazioni diversi rispetto a quelli del paese d’arrivo, al punto da non permettere loro di conoscere o comprendere subito e con facilità quelli esistenti nella società d’accoglienza. Per molte famiglie immigrate sono tanti i cambiamenti da affrontare arrivando nella nuova realtà o consolidando la propria presenza al suo interno. Ma analogamente anche per le famiglie native spesso c’è timore, diffidenza, distacco, volontà di non entrare in contatto.
Talvolta si nota (sia nelle scuole, sia nei Quartieri) la mancanza di una rete rassicurante che costituisca una sorta di trama culturale che possa dare fiducia, che impedisca che i genitori o le madri degli alunni di una stessa classe si guardino in cagnesco. Il reticolo culturale di chiunque di noi è depositato nel territorio, nell’habitat che sentiamo nostro, è contenuto in tutti gli oggetti che appartengono a una certa regione del mondo, a un certo gruppo. Le abitazioni, le architetture, la tecnologia, l’urbanistica, il territorio stesso si caratterizza per essere il contenitore visibile della nostra cultura. Per coloro che arrivano da altrove o per coloro che appartengono a gruppi diversi esiste (anche in ambito educativo) il rischio di essere fraintesi e di fraintendere; di trovarsi coinvolti in conflitti dovuti a incomprensioni. Altrettanto frequente -per gli operatori, in questo caso- è il rischio di non garantire pari condizioni d’accesso, di ledere i diritti dei miniori e degli adulti se non viene facilitato il processo di comunicazione e di conoscenza reciproca. La mediazione dunque definisce il profilo delle nuove professionalità educative. La finalità (per gli enti locali, per i privati, per le scuole) è di far evolvere in modo dinamico le possibili situazioni di conflitto-incomprensione e aprire (o riaprire) canali di comunicazioni inesistenti o bloccati. Anche (e soprattutto!) al tempo dei nuovi califfati.