Le sfide della sicurezza alimentare

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In due interviste esclusive, la sintesi dei messaggi portati durante il convegno dal titolo “The role of trade in food security” che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano

di Cristina Mazzani, giornalista

La sicurezza alimentare è un argomento dai tanti significati e dalle mille sfaccettature: può essere espresso nell’ambizioso obiettivo di avere cibo per tutti gli abitanti del Pianeta, ma riguarda anche i tanti aspetti da considerare nelle fasi di produzione, raccolto e conservazione degli alimenti che devono essere trattati in modo sostenibile, senza sprechi, per arrivare ai consumatori privi di rischi; ma il tema comprende, anche, le scelte di acquisto che devono essere fatte in base a una dieta salutare.

“Il convegno dal titolo ‘The role of trade in food security’ che si è svolto in questi giorni a Milano” ha commentato Massimiliano Bruni, direttore del Food & Beverage Knowledge Center di SDA Bocconi, che ha organizzato l’evento in collaborazione con Expo Milano 2015 e Unione Europea e con il supporto di Le Università per Expo 2015 Comitato Scientifico del Comune di Milano e Federdistribuzione “è riuscito a toccare tutte queste tematiche, evidenziando i tanti passi che si stanno facendo, guardando in particolare all’industria, e le sfide che ancora devono essere affrontate con impegno”.
“Quel che è emerso durante questo appuntamento” ha dichiarato Chiara Tonelli, prorettore Università Statale di Milano e presidente Comitato scientifico Fondazione Veronesi, “è che il principale problema in questo momento, in vista della crescita della popolazione, è aumentare la produzione di cibo e fare ciò utilizzando meno risorse, ossia meno acqua, ma anche meno fertilizzanti, pesticidi, sostanze dannose per l’ecosistema.
D’altra parte, oggi il 30% di ciò che si produce viene perso sul campo, se le piante fossero più resistenti alla siccità e alle malattie si avrebbe già un notevole incremento di cibo a disposizione.
“Questo problema è vissuto diversamente a seconda delle aree geografiche, è particolarmente sentito nei Paesi in via di sviluppo e meno in quelli Occidentali dove però si spreca nella filiera di immagazzinamento e conservazione (nelle aree più povere, al contrario, si spreca meno in ambito industriale)”.

“Le sfide per l’agricoltura” ha sintetizzato Bruni “riguardano quindi un maggior volume di raccolto per ettaro e la protezione delle coltivazioni. Le tecniche che possono consentire questo, contrariamente a quanto si pensa non sono sempre negative, anzi possono favorire lo sviluppo di prodotti di maggiore qualità che hanno meno bisogno di impiego di prodotti chimici, inquinanti”.

La lotta allo spreco si articola quindi su più fronti: nei Paesi occidentali è il consumatore stesso il responsabile della perdita di cibo, in Usa tantissimi alimenti passano direttamente dal frigorifero alla spazzatura, quando invece sarebbe sufficiente comperare solo quel che si pensa di utilizzare.
Ma ci sono anche dispersioni di risorse legate all’ampiamente dibattuto problema delle scadenze.
“Occorre rivedere” è il monito lanciato da Bruni “i regolamenti del ciclo di vita sullo scaffale. Spesso vengono buttati via prodotti ancora commestibili dai gestori dei supermercati come dai privati, sono infatti troppo pochi i consumatori che assaggiano il prodotto prima di gettarlo nell’immondizia in base alla data di scadenza. Anche in questo caso la tecnologia può essere d’aiuto, si sta pensando a packaging costituiti da film che, a seconda del cambiamento cromatico, indicano la bontà o il deterioramento del prodotto”.

“La continua ricerca” ha aggiunto Chiara Tonelli “ci indica elementi e soluzioni che allungano la vita dei freschi sugli scaffali, in modo sano e utile. Gli antociani (pigmenti rossi/blu di frutta e verdura), per esempio, sono antiossidanti che rendono più longevo il prodotto e sono benefici anche per il nostro organismo”.

massimliano-bruni-bocconi“Le normative” ha specificato Bruni “stabiliscono tutti i parametri di igiene e disciplinano l’utilizzo dei vari elementi, d’altra parte, soprattutto in questo periodo di crisi, le stesse aziende alimentari si stanno organizzando per minimizzare i prodotti inutilizzati, inclusa per esempio l’acqua adoperata per il trattamento dei prodotti stessi. Nuove tecnologie inoltre consentono, per esempio, di effettuare cotture che conservano meglio il potere nutritivo ed energetico degli alimenti.
“E non sono le uniche, anche una realtà come Costa ha raccontato di essersi impegnata in iniziative mirate a ridurre gli sprechi che seguono ai grandi buffet serviti sulle navi, prima di tutto sensibilizzando gli ospiti a non riempire troppo il piatto perchè spesso poi il cibo viene avanzato; d’altra parte risentono del problema legato al fatto che una normativa troppo stringente sull’igiene impedisce loro di far riutilizzare, magari lasciandolo nei porti, il surplus di cibo già preparato ma lasciato intatto nei piatti di portata”.

“Diversi Paesi in Europa” ha ricordato Bruni “sono più bravi di noi a trasferire il messaggio all’opinione pubblica che non si deve sprecare.
Durante il convegno abbiamo avuto la testimonianza di Selina Juul, fondatrice Stop Wasting Food, il movimento danese che si occupa proprio di formare e informare la popolazione su queste tematiche.
“Anche in Italia si inizia a fare qualcosa nelle Scuole, Expo ha sicuramente contribuito a sollecitare l’interesse in questi ambiti, ma bisogna fare di più”.

La sicurezza di quel che mangiamo

La legislazione europea, così come quella italiana, è molto affidabile e non vi devono essere preoccupazioni particolari in merito alla contaminazione dei cibi. Vi sono controlli sistematici e ciò è confermato dal fatto che, ogni tanto, come si apprende dai giornali, sono effettuati sequestri di sostanze malconservate eccetera. D’altra parte si potrebbe fare ancora di più.

“Negli anni 2005/2006” ha continuato Bruni “è stata istituita l’Agenzia per il controllo della sicurezza alimentare, ma, a oggi, diventata un ente del Ministero della Salute, non è ancora operativa. In ogni caso Asl e Nas stanno compiendo questo lavoro di monitoraggio”.
La sicurezza di quel che mangiamo è però anche una nostra responsabilità e a questo proposito la Fondazione Veronesi sta svolgendo un compito molto importante.
“Noi siamo quello che mangiamo” ha ricordato Chiara Tonelli, “ormai lo si dice spesso ma non sempre lo si considera nell’arco delle nostre giornate. Se una vita attiva, sia fisicamente sia mentalmente, con tante attività e stimoli consente di ridurre rischi di malattie, la dieta quotidiana è una componente fondamentale del nostro benessere e riduce il rischio che ‘insorgano malattie metaboliche, tumori, problemi cardiovascolari.
“Studi epidemiologici confermano che un abbondante consumo di frutta e verdura, rispetto a quello di grassi e proteine animali, è vantaggioso per la salute. D’altro canto sappiamo che la dieta mediterranea, oltre a far bene, determina un minor impatto sull’ambiente.
“La Fondazione Veronesi ha reso disponibili tutta una serie di documenti che suggeriscono le diete più adeguate a seconda di età e specificità dei consumatori: dal sito si possono scaricare le indicazioni per sportivi, anziani, bambini. Può far piacere ricordare che cioccolato fondente (ricco di antiossidanti), magari con aggiunta di nocciole, e vino rosso, consumati con moderazione fanno molto bene.
“In conclusione, vorrei riflettere insieme sul fatto che spesso i prodotti salutari costano più cari rispetto a quello che ormai sempre più spesso viene definito ‘cibo spazzatura’; purtroppo, per fare un solo esempio, un pacchetto di 10 merendine confezionate costa meno di un chilo di frutta, non dobbiamo però avere dubbi circa la scelta da fare se si vuole dare uno spuntino ai nostri figli a metà pomeriggio…”.