Nelle Marche, gli ultimi dati Istat sugli occupati non tranquillizzano la CGIL

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Secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca, nel primo trimestre 2015 gli occupati risultano 617 mila (355 mila uomini e 262mila donne), circa lo stesso numero del primo trimestre 2014. Intervista a Giuseppe Santarelli, segretario CGIL Marche

di Catiuscia Ceccarelli, giornalista

Nelle Marche il tasso di disoccupazione si contrae ma si mantiene a un livello decisamente superiore rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. 

Su questo dato molto incide l’aumento degli inattivi, ovvero coloro che non lavorano e hanno smesso di cercare un’occupazione. Gli inattivi nelle Marche passano da 297mila del primo trimestre 2014 a 308mila del primo trimestre 2015.

Giuseppe-Santarelli-segretario-CGIL-MarcheUna situazione che, nonostante sembri aprire uno spiraglio di luce, non convince lo storico sindacato. Di fronte ai numeri presentati dalla ricerca, si è mostrato alquanto preoccupato Giuseppe Santarelli, Segretario Regionale della Cgil Marche.

Nonostante gli ultimi dati Istat, la crisi nelle Marche c’è e si fa ancora ben sentire. Secondo lei e secondo la CGIL da cosa dipende?
“I fattori sono molteplici, l’economia della nostra Regione arretra di più rispetto alla media nazionale, ma innanzitutto c’è un dato preoccupante che riguarda la flessione della produzione nel comparto industriale (-0,4% nel primo trimestre 2015 rispetto al primo trimestre 2014).”

Cosa fare per aumentare il lavoro nelle industrie marchigiane?
“Credo che ci sia un dato più allarmante di tutti, quello che riguarda il livello degli investimenti privati nella nostra Regione. Se le imprese non torneranno ad investire con politiche pubbliche di supporto i settori industriali e sopratutto quelli strategici, non si uscirà da questa situazione. Per fare ciò bisogna però avere una chiara idea di sviluppo e di politica industriale anche su una dimensione più piccola, per una regione come la nostra.”

Si dice spesso di “fare rete” per affrontare la situazione critica. Quali sono, secondo lei, i settori che possono trainare gli altri in difficoltà?
“La Cgil Marche pensa che i settori trainanti di questa Regione e quelli in cui bisognerebbe concentrare ed innovare le politiche industriali siano quelli del Made in Italy. Innovare il prodotto, i materiali ed i processi produttivi, costruire reti di impresa proprio per superare i limiti dimensionali e facilitare funzioni decisive come la ricerca e l’innovazione, avviare uno sviluppo sempre più in chiave ecosostenibile. Anche il settore agroindustriale rappresenta un’ulteriore parte importante per l’economia della nostra regione. Le Marche sono l’ultima regione italiana per numero di imprese che utilizzano la banda larga e questo la dice lunga sui limiti di un’economia che dovrebbe sostenere l’export come fattore trainante.”

Il nostro magazine punta l’attenzione soprattutto verso il mondo imprenditoriale al femminile. Qual è la situazione delle donne marchigiane a livello occupazionale e lavorativo?
“Il tasso di disoccupazione femminile nelle Marche nel primo trimestre dell’anno è pari all’11,8%, in calo rispetto al primo trimestre 2014 (13,5%). Tale dato non induce ad una lettura positiva della situazione se valutato congiuntamente ad altri due: il primo è la riduzione delle donne occupate, mentre il secondo è l’aumento delle donne inattive che passano dal primo trimestre 2014 al primo trimestre 2015 da 186mila a 199mila. In un quadro di sofferenza generale – afferma sempre Santarelli – è evidente come anche nelle Marche le donne siano le prime a pagare il prezzo più alto della crisi. Tutto questo si può combattere attraverso politiche mirate.”