A scuola arrivano i laboratori per l’innovazione e il lavoro

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Il MIUR ha stanziato 45 milioni di euro per l’apertura di una nuova generazione di laboratori di orientamento al lavoro aperti anche in orario extrascolastico. Le scuole potranno partecipare al bando mettendosi in rete

Palestre di innovazione, per combattere la dispersione scolastica e recuperare i Neet, i ragazzi che non studiano né lavorano né svolgono attività di volontariato. Il Decreto che stanzia 45 milioni per attivare i laboratori territoriali per l’occupabilità, previsti dalla Legge 107/2015, è stato firmato in questi giorni dalla Ministra Stefania Giannini. “Si tratta di una novità importante per il nostro sistema scolastico” afferma: “l’apertura al territorio sarà uno dei caratteri fondamentali di questi laboratori che potranno essere realizzati anche in spazi esterni alle scuole e saranno attivi oltre l’orario scolastico. Saranno luoghi dove i nostri ragazzi potranno scoprire i loro talenti e le loro vocazioni attraverso l’acquisizione di competenze trasversali, conoscenze pratiche e attraverso l’educazione all’autoimprenditorialità. Stiamo costruendo una risposta concreta al tema della disoccupazione giovanile e alla dispersione. Mettiamo in mano agli studenti gli strumenti per orientarsi al lavoro e per crearlo loro stessi con una didattica che guarda ai settori strategici del Made in Italy e legata alla vocazione produttiva, sociale e culturale di ciascun territorio”.

Questi primi 45 milioni sono un finanziamento iniziale, che dà il via a un piano di azioni più ampio che mette a disposizione in totale (tra i fondi della “Buona Scuola”, le risorse del PON per l’istruzione e quelle della ex L. 440) circa 500 milioni di euro allo scopo di “rafforzare le infrastrutture scolastiche, cambiare il volto dei laboratori e stimolare una didattica progettuale”.

I contributi

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca potrà erogare fino a 750.000 euro di contributo per ogni laboratorio.
Per ottenere il finanziamento, le scuole (almeno 3) dovranno mettersi in rete e coinvolgere almeno un ente locale e uno pubblico, presentando un progetto che il Ministero valuterà.
Nel progetto si dovrà evidenziare la capacità di favorire il rapporto con il mondo del lavoro e di contrastare la dispersione e diffondere le nuove competenze, fra cui quelle digitali.
Un altro fattore importante per la valutazione sarà l’orario di apertura dei laboratori: ne dovrà essere previsto anche uno diverso da quello delle lezioni.
Infine, altro parametro fondamentale per l’approvazione dei progetti sarà la compartecipazione di realtà che appartengono al territorio.
Secondo le intenzioni del MIUR, saranno almeno 60 i laboratori che potranno essere attivati grazie al cofinanziamento (e alla coprogettazione) tra enti pubblici e privati, imprese, università, associazioni, fondazioni, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
Il bando non è ancora stato pubblicato.

(D.M.)