Aumentano le imprese femminili in Italia. Soprattutto al Sud

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“Imprenditoria femminile. Esperienze a confronto”: è questo il titolo del convegno del 21 settembre organizzato dalla Banca Popolare di Milano a seguito di uno studio sull’imprenditoria femminile basato sui dati delle Camere di Commercio italiane

Banca Popolare di Milano ha aderito al Protocollo d’intesa ABI, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri dello Sviluppo Economico, che prevede un quadro di interventi per favorire l’accesso al credito delle imprese femminili, mettendo a disposizione un plafond pari a 300 milioni di Euro. Per supportare le donne in questa scelta, la banca ha deciso di organizzare un convegno dedicato alle imprese al femminile, nell’ambito del ciclo di eventi che sta promuovendo presso la propria sede e sul territorio, nell’anno del proprio 150° anniversario.

Sono 1,3 milioni le imprese femminili in Italia, pari al 21,6% del totale delle società iscritte al registro delle Camere di Commercio. A fine semestre 2015 già erano aumentate dello 0,45% rispetto al 2014 mostrando così un’inversione di tendenza, visto che l’anno scorso stavano diminuendo. L’imprenditoria femminile è dunque in ripresa, e lo è soprattutto nelle regioni in cui c’è il più alto tasso di disoccupazione di genere, come quelle del Meridione.
Ciò significa che l’imprenditoria rappresenta spesso la risposta delle donne ai problemi del lavoro. Una buona ragione ma nasconde un’altra verità, cioè che sta proprio alle donne riuscire a risollevare il Paese dalla crisi economica. “Diverse ricerche” ha sottolineato Emma Marcegaglia, attualmente presidente di ENI e Business Europe, intervenuta al convegno “dicono che quando si valutano il merito e la bravura, le donne spesso vanno meglio degli uomini e che c’è più spazio per l’imprenditoria femminile dove ce n’è di meno per la burocrazia. Dare più lavoro alle donne è l’arma più potente per lo sviluppo economico”.

Nel Mezzogiorno aprire una propria impresa è la risposta femminile alla disoccupazione. Secondo lo studio, le regioni a più alto tasso imprenditoriale femminile sono Molise, Basilicata e Abruzzo. In tali regioni una impresa su quattro è femminile.
Il dato sorprendente è che la Lombardia, pur essendo la prima a livello nazionale per numero di imprese (952.411) e la prima per numero di imprese femminili (173.935) è all’ultimo posto per quanto riguarda il tasso di femminilizzazione. Ciò significa che le imprese, pur essendo tante, sono quasi tutte maschili.

Le donne prediligono aprire un’impresa nel settore terziario (servizi), che vede il 65% delle imprese femminili. Solitamente – nel 65% dei casi – costituiscono una micro impresa, di solito una ditta individuale.
Anche l’innovazione è un fattore che attira le donne, creative per natura. Tanto è vero che a fine 2014 in Italia si contavano 398 Start-up innovative a guida femminile, con un aumento del 50,6% rispetto all’anno precedente.
E le donne imprenditrici sono un po’ più giovani rispetto agli uomini: l’età media nel primo caso è di 51 anno, nel secondo di 52. Ma se ci svincoliamo dal potere un po’ fuorviante delle medie, vediamo che le classi di età inferiori ai 35 anni appaiono più numerose per le donne che per gli uomini.

Ma le quote rosa hanno avuto un qualche peso nella scelta femminile, soprattutto quando le donne sono entrate a far parte dei consigli di amministrazione delle società? “mi sono resa conto che possono aiutare, se adottate per un periodo transitorio, e che hanno effettivamente funzionato” ha dichiarato Emma Marcegaglia aggiungendo che “inizialmente io ero assolutamente contraria alle quote rosa, le trovavo quasi offensive, umilianti. poi mi sono resa conto che le quote potevano mettere a posto una distorsione del nostro Paese e penso abbiano funzionato. La Legge ha dimostrato che si sono trovate donne bravissime per i consigli di amministrazione”.

Marcegaglia ha comunque aggiunto che in Italia “c’è ancora da lavorare, ma il fatto che il nostro Paese abbia un alto numero di imprese femminili rappresenta una base interessante che va rafforzata ulteriormente per dare altre opportunità alle donne”.

E così sia.

(D.M.)