ExpoSalute: la celiachia è donna

dosi celiachia

Quella del “senza glutine” sta diventando una moda. Una moda che fa molto male. Infatti, il glutine è essenziale nella nostra dieta e va eliminato solo se si soffre di celiachia, malattia che colpisce soprattutto le donne e che va diagnosticata per tempo

La dieta senza glutine è una terapia medica, non una dieta per dimagrire. Bisogna partire da questo dato di fatto per capire cosa significa fare una sana dieta alimentare (ovvero quella Mediterranea) e lo hanno fatto durante EXPOSALUTE, nel workshop organizzato dal Ministero della Salute.
Durante l’intervento del dott. Marco Silano, dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) si è parlato di celiachia come di malattia tipicamente femminile “Due celiaci su tre sono donne e sappiamo che la malattia predilige il sesso femminile anche se non sappiamo ancora perché”; inoltre, “nelle donne la celiachia non trattata espone a una serie di complicanze che sono più gravi di quelle che possono comparire negli uomini”.

Una dieta senza glutine è fondamentale per chi è affetto da celiachia, ma inutile se non addirittura deleteria per chiunque altro. Bisogna sfatare un luogo comune che si è diffuso in questi ultimi anni, che il glutine gonfi la pancia: “c’è questo mito del tutto infondato scientificamente” spiega il dott. Silano “che il glutine gonfi e faccia venire il mal di pancia e che, quindi, mangiare senza glutine faccia bene anche a chi non è celiaco. Sono in realtà fesserie perché una dieta senza glutine è una vera terapia che va fatta solo da chi è celiaco e non ha effetti benefici per chi non ha la malattia, anzi: tende a essere ingrassante perché i prodotti senza glutine sono a base di mais e patate”.

Le donne che soffrono di celiachia invece possono avere dei disturbi della fertilità con estrema difficoltà a concepire bambini e possono avere irregolarità nel ciclo mestruale (prima mestruazione tardi e menopausa presto). Inoltre, quando riescono a rimanere incinta vanno incontro fino a quattro aborti spontanei mentre, se portano a termine la gravidanza, il pericolo è che il feto sviluppi delle patologie.
Le donne celiache che non vengono curate possono accusare anemie anche gravi che diventano fisiologiche in quanto legate alle perdite mensili, dal flusso copioso.
Infine, le donne affette da celiachia possono soffrire di osteoporosi poiché il calcio viene assorbito poco e male.

Dunque è assolutamente importante per le donne farsi controllare, considerando che in Italia, secondo la stima dell’Istituto, ce ne sono 400mila che non sanno di essere celiache. La diagnosi va fatta al più presto, dunque se si hanno questi sintomi è meglio dirlo al medico perché potrebbe trattarsi di celiachia e non di disfunzioni ormonali.

La celiachia è infatti un’enteropatia (malattia dell’intestino) autoimmune permanente, scatenata in soggetti geneticamente predisposti dall’ingestione del glutine. Il glutine è una frazione proteica, alcol solubile, presente in alcuni cereali quali grano, segale ed orzo. La principale proteina del glutine estratta dal grano è la gliadina, le corrispondenti proteine dell’orzo e della segale si chiamano, invece, ordeina e secalina.
Non è così difficile diagnosticare la celiachia, visto che – come spiega il Ministero della Salute nel suo Report sulla celiachia – “la predisposizione genetica alla celiachia consiste nella presenza del genotipo DQ2 o DQ8 del sistema di istocompatibilità HLA (Humal Leukocyte Antigen)”. La presenza di una di queste due molecole sulla membrana delle cellule del sistema immunitario è condizione necessaria, ma non sufficiente, per determinare lo sviluppo della malattia. Infatti, solo circa il 30% della popolazione caucasica portatrice di DQ2/8 è affetta da celiachia. Ci sono poi dei fattori ambientali non ancora ben definiti che devono necessariamente intervenire sui soggetti predisposti affinché si sviluppi la malattia.

Il motivo per cui la diagnosi di celiachia non arriva o arriva troppo tardi è che i sintomi sono tanti e molto variabili e quindi possono essere confusi con quelli di altre patologie, per cui i medici non fanno eseguire gli accertamenti giusti.
Si stima addirittura che per ogni celiaco diagnosticato, ce ne siano almeno dieci non consapevoli di essere affetti e che di conseguenza, non seguono la terapia dietetica.
Trattandosi di una malattia autoimmune basterebbe cercare nel sangue gli autoanticorpi con un’analisi ad hoc.

Ormai la diagnosi si può effettuare anche su pazienti in età pediatrica, cioè bambini, grazie alle linee guida della ESPGHAN (European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) emanate nel 2011 che hanno sostituito le precedenti, risalenti ormai al 1990 e basate su un sistema di accertamento – la duodenoscopia – piuttosto invasivo e fastidioso nonché costoso. Per fortuna questo sistema è stato superato e oggi si fanno delle normali analisi del sangue. Se il dosaggio degli anti-TG e delle IgA totali è nella norma, la malattia può essere esclusa nella maggior parte dei casi; se però i sintomi permangono, su indicazione del medico, vanno eseguiti ulteriori accertamenti.   
Se ulteriori analisi confermano la patologia, il piccolo paziente deve iniziare la terapia dietetica,  evitando così la duodenoscopia.
I sintomi spariscono entro 6 mesi dall’inizio della dieta senza glutine.

Per spiegare con parole semplici cosa è la celiachia, l’Istituto superiore di sanità scrive: “la celiachia è una malattia digestiva di origine genetica. I celiaci reagiscono all’introduzione di alimenti ricchi di glutine, un termine utilizzato genericamente per indicare alcune proteine specifiche del grano, dell’orzo e di altri cereali, come la gliadina. Queste proteine sono contenute nella pasta, nel pane, nei biscotti e causano una risposta immunitaria abnorme a livello intestinale, determinata dall’incapacità di digerirle e assorbirle. La risposta immunitaria genera una infiammazione cronica, danneggia i tessuti dell’intestino tenue e porta alla scomparsa dei villi intestinali, importanti per l’assorbimento di altri nutrienti.
Un celiaco quindi, oltre al danno diretto, subisce un consistente danno indiretto perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive e quindi rischia la malnutrizione. Dato il meccanismo con cui si sviluppa, la celiachia è quindi una malattia autoimmunitaria”.

Pur essendo una malattia genetica, ci possono essere dei fattori scatenanti come una gravidanza, un parto, un intervento chirurgico, un’infezione virale o altre occasioni di stress acuto. Naturalmente la quantità di glutine introdotto nella dieta ha un peso.

Se prima abbiamo accennato alle conseguenze in maniera blanda, ora le elenchiamo così come riportate sul sito dell’ISS:
•    linfoma e adenocarcinoma, forme di cancro intestinale
•    osteoporosi, derivante da uno scarso assorbimento del calcio
•    aborto e malformazioni congenite, dato che nel corso di una gravidanza, l’apporto di sostanze nutritive è particolarmente cruciale per la buona salute del feto
•    bassa statura, soprattutto quando la celiachia si sviluppa nell’età infantile e quindi non permette un adeguato assorbimento dei nutrienti necessari alla crescita
•    convulsioni o attacchi epilettici, derivati da calcificazioni che si formano nel cervello in seguito a una carenza di acido folico per scarso assorbimento
Le persone celiache tendono anche a sviluppare altre condizioni e malattie autoimmuni, come la dermatite herpetiforme, la tiroidite autoimmune, il lupus sistemico eritematoso, il diabete di tipo 1, malattie del fegato, malattie vascolari, artrite reumatoide, la sindrome di Sjögren. La connessione tra queste malattie e la celiachia può anche avere una natura genetica.

I sintomi

I sintomi della celiachia possono essere anche molto diversi, e si sviluppano in fasi diverse della vita. In qualche caso i sintomi non si manifestano a livello del sistema digerente, ma sotto altre forme. Ad esempio nei bambini, l’irritabilità è un sintomo molto comune.
Tra i sintomi della malattia si possono elencare dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, perdita di peso, feci chiare, anemia, produzione di gas, dolori alle ossa, cambiamenti comportamentali, crampi muscolari, stanchezza, crescita ritardata, dolori articolari, insensibilità agli arti, ulcere dolorose nella bocca, irritazioni della pelle (dermatiti herpetiformi), danneggiamento dello smalto e del colore dei denti, irregolarità dei cicli mestruali.
Tra questi, l’anemia, la perdita di peso e il ritardo nella crescita sono il risultato di un insufficiente assorbimento di nutrienti, e quindi di una forma di malnutrizione.

La cura

L’unico trattamento possibile per la celiachia è una dieta appropriata, priva di glutine (gluten-free), che permette di ridurre ed eventualmente eliminare i sintomi e di ricostituire i tessuti intestinali. La capacità di ripresa e di recupero dei tessuti danneggiati, però, dipende anche da molti altri fattori, come ad esempio l’età in cui la malattia viene diagnosticata, o il grado di danneggiamento, o l’assunzione da parte dell’individuo di altri farmaci che possono interferire.
In generale, secondo il National institute of diabetes and digestive and kidney diseases, se la dieta viene rispettata, e la malattia è solo all’inizio, è possibile restituire un funzionamento normale all’intestino, con riscostituzione dei villi, nel giro di 3-6 mesi. In adulti malati da tempo, la dieta riesce a eliminare i sintomi in periodi più lunghi, fino a due anni.

La dieta gluten-free

Seguire una dieta priva di glutine significa cambiare stile di vita e eliminare tutti gli alimenti derivati da grano, orzo e potenzialmente altri cereali, quindi quasi tutti gli alimenti confezionati, dalle merendine alle torte, la pasta e il pane, la pizza.
La carne, le verdure, il riso e il mais invece non contengono glutine e quindi possono entrare tranquillamente nella dieta del celiaco.
Esistono ormai sul mercato diversi prodotti sostitutivi, che portano la specifica dicitura gluten free, che permettono al celiaco di seguire comunque una dieta bilanciata. In alternativa o in combinazione, è possibile utilizzare farine e altri derivati delle patate, del riso, della soia o di altri legumi.

La difficoltà maggiore per la persona affetta da celiachia comunque è il fatto che la dieta deve essere organizzata in base alle informazioni dettagliate disponibili sugli ingredienti di ciascun piatto proposto a un ristorante o a una mensa o di ciascun prodotto in vendita a un supermercato. Particolarmente importante è il fatto che il glutine può essere ‘nascosto’ nei cibi, e perfino in alcuni farmaci, come additivo, conservante o aroma. È quindi necessario richiedere informazioni dettagliate su ogni singolo prodotto che si desidera acquistare e utilizzare.

La situazione è notevolmente migliorata negli ultimi anni: molti ristoranti specificano nei menù le portate gluten free e sugli scaffali dei supermercati compare sempre più spesso la stessa dicitura sui prodotti sicuri per le persone celiache.

Ricordiamo che dal 20 al 22 novembre 2015 al PalaCongressi di Roma si terrà la XII edizione di SANIT, il Forum Internazionale della Salute durante il quale, venerdì 20 novembre, si terrà il convegno sulla Celiachia organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, che avrà come moderatori proprio il dottor Marco Silano (ISS) e la dottoressa Caterina Pilo, dell’Associazione Italiana Celiachia.
Ne alleghiamo il programma, per il momento ancora provvisorio, e vi informiamo che per registrarsi bisogna accedere al sito  sanit.org e compilare il form.

(D.M.)

pdf Scarica il Programma del convegno!