La previdenza dei sindacalisti

corteo

Anche i sindacalisti ovviamente hanno diritto alla pensione: pur non appartenendo a una gestione separata, però, hanno regole contributive e previdenziali diverse. Vediamole

Per l’operazione “Inps a porte aperte” continuano a essere pubblicate le informazioni sulle pensioni a seconda della categoria di lavoratori. Si tratta di informazioni che chiariscono le regole per la composizione e il funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e delle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali, come si verifica, in questo caso, per i sindacalisti.

I sindacalisti possono vedersi versati i contributi da enti terzi rispetto ai sindacati presso cui prestano effettivamente il proprio lavoro; inoltre, possono farsi pagare dalle organizzazioni sindacali, prima di andare in pensione, contributi aggiuntivi che portano all’aumento della propria pensione a condizioni molto vantaggiose.

Come spiega l’Inps, l’aspettativa sindacale può essere retribuita – nel qual caso si parla di distacco – oppure non retribuita. L’aspettativa non retribuita non comporta, per il datore di lavoro originario, il versamento dei contributi previdenziali per il dipendente.
I contributi figurativi sono a carico della gestione previdenziale di appartenenza e vengono versati sulla base della retribuzione che egli avrebbe percepito in costanza di rapporto di lavoro. Invece, nel caso del distacco, nonostante l’assenza di una prestazione lavorativa a suo favore, il datore di lavoro originario continua a erogare la retribuzione e a versare i contributi previdenziali.
Secondo le banche dati dell’istituto, i lavoratori in aspettativa non retribuita nel settore privato sono stati 2.773 nel 2013.

Nel settore pubblico è invece molto frequente l’aspettativa retribuita e, nel 2013, i lavoratori del pubblico in distacco sindacale erano 1.045 mentre i dipendenti in aspettativa sindacale erano 748.
Sia nel caso dell’aspettativa non retribuita che in quello del distacco possono essere versati dal sindacato contributi aggiuntivi.

Come si determina la contribuzione aggiuntiva dei sindacalisti

La contribuzione aggiuntiva va determinata applicando la relativa aliquota pensionistica:
–    per i lavoratori collocati in aspettativa non retribuita sull’eventuale differenza tra le somme corrisposte nell’anno per lo svolgimento dell’attività sindacale e la retribuzione figurativa complessivamente accreditata nell’anno medesimo;
–    per i lavoratori con distacco sindacale retribuito dal datore di lavoro sul totale degli emolumenti e indennità corrisposte dall’organizzazione sindacale.

Se il versamento della contribuzione aggiuntiva non incide su quando si può andare in pensione, ha riflessi importanti sul livello della pensione, soprattutto per i dipendenti pubblici che si trovano nel regime misto (o in regime retributivo ante riforma Fornero), perché vengono conteggiati sulla cosiddetta Quota A, che è quella riferita alle anzianità contributive maturate prima del 1992.
La quota A di pensione è determinata sulla base della retribuzione percepita l’ultimo giorno di servizio ed è quindi soggetta a regole più generose rispetto a quelle applicate dal 1992 (quota B) di pensione, che considerano la media delle retribuzioni percepite in un periodo di tempo più lungo.
Da alcune simulazioni fatte è risultato che se la contribuzione aggiuntiva fosse attribuita alla quota B si avrebbe una riduzione media intorno al 27%, con punte anche del 66%.

In allegato la scheda di approfondimento a cura dell’Inps.

(D.M.)

pdf Scarica la scheda di approfondimento!