Parità di genere? Bisogna partire dalle scuole

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A ribadirlo sono i deputati del Parlamento Europeo in una risoluzione non legislativa appena votata. A tutti i livelli del sistema di istruzione bisogna attuare delle misure per porre fine in tutta Europa agli stereotipi di genere, partendo dalla formazione degli insegnanti

di Daniela Molina, giornalista

Tra le misure che serviranno a porre fine agli stereotipi di genere contribuendo così a colmare il divario tra la formazione delle donne e il loro sviluppo professionale, ci deve essere quella della formazione ad hoc degli insegnanti. Gli europarlamentari chiedono inoltre maggiori investimenti per garantire che tutti possano beneficiare di un’educazione pubblica di qualità.

Una risoluzione votata a maggioranza, quindi purtroppo non condivisa da tutti i parlamentari europei: ci sono stati infatti 408 voti a favore ma ben 236 contrari e 40 astensioni. Noi di Donna in Affari ci chiediamo come mai in tanti contrari a porre fine alla disparità di genere. Ci sembra infatti assurdo che nel XXI secolo ancora tanti politici non sostengano questa causa che dovrebbe essere assolutamente condivisa, ma ciò dimostra quale sia lo stato dei fatti per quanto concerne questo argomento: gli stereotipi sono duri a morire e – come affermiamo da tempo – il problema è culturale, insito in falsi valori basati sulla differenza di genere come fino a qualche tempo fa lo erano su quella di classe.
Non vogliamo però fare un’analisi superficiale, quindi preferiamo credere che la disapprovazione di questa risoluzione da parte di tanti deputati sia dovuta a qualche cavillo, per cui invitiamo a leggere il documento, che sarà pubblicato sul sito del Parlamento Europeo, presto anche in italiano e che comunque – ricordiamo – è stato già approvato.

Relatrice del documento è stata l’on.le Liliana Rodrigues, la quale ha spiegato: “stiamo ancora vivendo in un’Europa diseguale. Alcuni progressi sono stati compiuti ma le donne continuano ad essere un obiettivo primario per la discriminazione e la violenza. Credo che la scuola svolga un ruolo fondamentale nel cambiare questo stato delle cose. La mia relazione mira a garantire l’uguaglianza e l’emancipazione delle ragazze attraverso l’educazione, rispettare la Convenzione di Istanbul come strumento per prevenire la discriminazione di genere, creare una cultura della scuola della parità di genere, supervisionare in modo critico i materiali e i programmi educativi, garantire la parità di genere per quello che riguarda le decisioni personali e professionali e migliorare la percentuale di donne in posizioni di responsabilità e di rilievo”.

Esiste un divario tra l’istruzione e lo sviluppo professionale delle donne. Nonostante le donne oggi siano la maggioranza (60%) dei diplomati nell’istruzione superiore – e parliamo di tutta l’Unione Europea – sono meno ricompensate per le loro qualifiche rispetto agli uomini e sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali e nei settori della scienza e dell’ingegneria.
Le ragazze devono essere incoraggiate a formarsi in questi campi (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) ed è per questo che i deputati europei chiedono misure uniformi di accesso e di uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione fin dall’apprendimento prescolastico.

Purtroppo gli ostacoli maggiori alla parità di genere permangono: sono gli stereotipi e il sessismo. Bisogna combatterli con tutte le forze. Il Parlamento europeo ha ribadito questo invito specificando che gli stereotipi di genere possono influenzare fin da quando si è bambini la fiducia in se stessi e le scelte che le ragazze e i ragazzi faranno durante la loro carriera scolastica.
Per questa ragione gli europarlamentari invitano gli Stati membri dell’UE a incoraggiare i giovanissimi a sviluppare uguale interesse verso tutte le materie sottolineando il ruolo dei modelli femminili positivi nelle scuole, nelle università, in ogni campo scientifico.
Inoltre, l’educazione di genere dovrebbe far parte dei programmi scolastici e i materiali didattici non dovrebbero contenere contenuti discriminatori, stereotipi o sessismo. Se analizziamo i testi scolastici invece ne troviamo in abbondanza e sono talmente “acquisiti” che nemmeno ce ne accorgiamo più se non li leggiamo con attenzione e in questa ottica. Per questo i parlamentari europei invitano gli Stati membri ad attuare delle azioni che permettano agli insegnanti stessi di ricevere una formazione adeguata in materia di parità. I programmi e il materiale didattico dovrebbero poi essere attentamente esaminati.

Gli Stati membri, afferma il Parlamento europeo, dovrebbero prendere in considerazione anche un altro aspetto: rendere obbligatoria, in tutti i programmi della scuola primaria e secondaria, l’educazione sessuale e relazionale sensibile, adeguata all’età, per insegnare a ragazze e ragazzi il valore delle relazioni basate sul consenso, sul rispetto e sulla reciprocità.
E per combattere la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, i deputati invitano la Commissione a sostenere l’inserimento di informazioni obiettive sulle questioni relative alla persone LGBT (sigla che sta per lesbiche, gay, bisessuali e transgender, insomma chiunque non sia eterosessuale) nei programmi scolastici, per combattere la violenza e la discriminazione di genere, le molestie, l’omofobia e la transfobia in tutte le loro forme, comprese quelle del cyberbullismo (molestie online).
Probabilmente è su questo ultimo capoverso che tanti parlamentari si sono mostrati restii, perché se ancora c’è una disparità così elevata fra uomo e donna, figuriamoci quando l’identità sessuale è considerata “incerta”. Sarà un grande passo avanti per l’umanità la presa di coscienza che esiste solo un tipo di persona, quella umana. E che è la violenza, la mancanza di rispetto per l’essere umano tout court a dover essere aborrita.