Tatuatori oggi: professionisti dell’arte e dell’igiene

tatuaggi

In Italia aumentano i tatuaggi, ma esiste ancora un sottobosco di operatori non autorizzati che elude regole e controlli. E ancora troppo brevi i corsi di abilitazione

di Amelia Vescovi, giornalista

Tredici italiani su cento in Italia, quasi sette milioni di persone, sono tatuati. Sono i numeri dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, effettuata in collaborazione con l’IPR marketing su un campione di quasi 8000 persone rappresentativo della popolazione italiana dai dodici anni in su. E tra gli intervistati che hanno almeno un tatuaggio, in larga misura donne.

A scegliere di farsi tatuare sono in particolare persone tra i 35 e i 44 anni: un tatuato su quattro risiede nel Nord Italia, il 30,7% ha una laurea e il 63,1% lavora. Mentre gli uomini preferiscono i tatuaggi su braccia, spalla e gambe, le donne prediligono quelli su schiena, piedi e caviglie. A motivare è soprattutto il desiderio di decorare il corpo, per ragioni diverse. Una piccola percentuale lo ha effettuato con finalità mediche: i pazienti oncologici che perdono le sopracciglia a seguito delle terapie, le persone affette da patologie della cute, come vitiligine e alopecia areata, che vogliono recuperare un aspetto più sano, o che necessitano di un completamento agli interventi di chirurgia ricostruttiva, come il ripristino del capezzolo e dell’areola a seguito di una mastectomia. E c’è chi ricorre al tatuaggio a scopo puramente estetico, il cosiddetto trucco permanente, che coinvolge soprattutto sopracciglia, arcata sopraccigliare, palpebra, contorno labbra. Si tratta spesso di persone allergiche al trucco convenzionale.

tatuaggi-farfalle“Si tratta di un fenomeno in crescita che va osservato con attenzione per le sue ricadute sanitarie” afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. “È importante studiare il fenomeno nel suo complesso cercando di comprendere anche chi è la popolazione che si rivolge ai tatuatori per contribuire più efficacemente alla formulazione di una normativa specifica sulla sicurezza dei tatuaggi alla quale siamo stati inoltre chiamati a collaborare in sede europea”.

Di fatto non esiste ancora una legislazione prescrittiva specifica sui centri per i tatuaggi. Al momento chi esercita questa attività dovrebbe seguire le Linee guida del Ministero della Salute per l’esecuzione di procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza (Circolare del Ministero della Sanità del 5 febbraio 1998 n. 2.9/156 e Circolare del 16 luglio 1998 n. 2.8/633). In Italia solo alcune regioni hanno recepito le linee guida, emanando leggi o atti normativi: è quindi necessario arrivare ad armonizzare i requisiti e la formazione degli operatori lungo tutta la penisola, per garantire agli utenti la massima sicurezza. A livello comunitario è stata emanata la Risoluzione del 20 febbraio 2008, che disciplina aspetti quali la composizione dei prodotti per il tatuaggio, le condizioni igieniche per la pratica, la divulgazione dei rischi sulla salute.

L’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato una considerevole quota di tatuati che non si è recata in centri autorizzati, dove operano persone in possesso dell’idoneità igienico- sanitaria. “ Si tratta di abusivi che lavorano in luoghi impropri, come garage, sottoscala, oppure nelle abitazioni” spiega Eliseo Giuseppin, legale rappresentante dell’Associazione Tatuatori “evitando il pagamento di tasse e autorizzazioni, e naturalmente le ispezioni e i controlli periodici, che i centri autorizzati ricevono dalle Als locali più o meno una volta l’anno”.
In pratica, un tatuatore che elude le regole non può garantire sicurezza e igiene. E informazione. Sembra che solo il 58,2% degli intervistati da parte dell’ISS sia a conoscenza dei rischi (reazioni allergiche, epatite, herpes), e solo il 41,7% è adeguatamente informato sulle controindicazioni alla pratica del tatuaggio. Non dovrebbero infatti essere coinvolte da tatuaggio le zone in cui sono presenti nevi e lesioni cutanee, così come dovrebbero astenersi le persone affette da allergie e malattie della pelle.

Proprio per evitare conseguenza spiacevoli chiunque si voglia sottoporre ad un tatuaggio dovrebbe firmare il foglio per il consenso informato: il 22% di chi si è rivolto ad un centro non lo ha fatto. Secondo l’Associazione Tatuatori questo accade prevalentemente presso i centri non ufficiali: “Noi tatuatori non consideriamo il consenso informato come un’ obbligo, ma come una forma di tutela da eventuali ritorsioni da parte del cliente: tenere nascosti i possibili rischi del tatuaggio,come di qualsiasi intervento invasivo, è illegale.”

Quali sono le regole basilari per un tatuaggio in sicurezza? L’operatore deve lavorare con guanti, camice, e maschera monouso. Gli aghi devo essere nuovi, sterili e monouso, e la macchinetta per tatuare deve essere ricoperta da una guaina protettiva. Tutti gli elementi non monouso devono essere sterilizzati. Quanto agli inchiostri, anche questi devono essere sterili, atossici e utilizzati in capsule monouso.

E qualora insorga una complicazione, come dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni, è d’obbligo rivolgersi subito ad un medico.
Solo il 12,1% degli intervistati si è rivolto a un dermatologo o al medico di famiglia: la maggior parte si è recata dal proprio tatuatore, o non ha consultato nessuno.
Questo il parere di uno specialista: “rispetto al passato vi sono sempre più tatuatori professionisti che offrono garanzie sia di sterilità che di qualità dei pigmenti che in passato non venivano offerti”. A parlare è la dott.ssa Elisabetta Perosino, Dermatologa Dipartimento Laser ISPLAD: “Vi è comunque, anche se rara, la possibilità di un’allergia al pigmento che potrebbe essere fastidiosa sia nella cura che nell’esito estetico. Direi comunque che farsi un tatuaggio oggi è globalmente molto più sicuro rispetto al passato e consiglio di consultare l’albo dei tatuatori professionali”.

E per chi ha un ripensamento? Secondo l’indagine il 17,2% dei tatuati ha dichiarato di voler rimuovere il proprio tatuaggio, e di questi il 4,3% l’ha già fatto. “Piccoli tatuaggi possono essere rimossi anche chirurgicamente se il paziente ha urgenza di eliminarlo” prosegue la dott.ssa Perosino, “mentre tatuaggi di medie e grandi dimensioni non sono asportabili chirurgicamente per gli esiti estetici di ampie demolizioni. I laser q-switched sono strumenti che possiamo dire ‘nati’ per l’asportazione del pigmento profondo grazie a delle caratteristiche tecniche molto sofisticate nell’emissione degli impulsi. Vi ricordo però che l’asportazione laser di un tatuaggio può essere molto lunga e richiedere un elevato numero di sedute.”

Insomma, non basta l’estro per diventare tatuatore oggi: bisogna essere in grado di garantire igiene, sicurezza, e informazione, in un territorio al confine fra mestiere e professione. In sintesi: formazione. Ma come per le normative, anche i corsi per tatuatore hanno modalità e soprattutto durate differenti da regione a regione. In Emilia Romagna si diventa esperto del tatuaggio in sole 14 ore. Nel Lazio si sale a 90 ore. “Troppa poca esperienza porta a prendere in mano la macchinetta e fare scarabocchi sulla pelle” commenta Eliseo Giuseppin. “Come Associazione ci stiamo mobilitando perché si attivino in tutta Italia corsi triennali.”

Ecco l’esperienza di una donna impegnata nel settore: Samantha Zamarian, tatuatrice e pittrice friulana.
Laureata in antropologia, ha scelto questa attività “per passione nei confronti dell’arte; mi affascinava l’idea di imprimerla sulla pelle”. Ma Samantha è consapevole che per eseguire un buon lavoro è determinante coniugare il talento artistico alla conoscenza della tecnica e delle norme igieniche. “Non so mai che tipo di pelle dovrò gestire; come in ogni studio professionale che si rispetti, seguo le norme vigenti emesse dal Ministero della salute o dalla Asl di competenza. Noi tatuatori non siamo da meno dei dentisti, e anche se possiamo indossare una divisa di colore differente dal bianco convenzionale, adottiamo comunque l’uso di grembiuli, mascherine, guanti e tutto ciò che serve perché lo studio sia a norma di igiene.”

Ma cosa spinge una persona a tatuarsi? “Ne ho sentite tante” conclude Samantha “ma principalmente a motivare è il cambiamento, una svolta decisiva, negativa o positiva, un frammento di vita. E anche se i tatuaggi possono essere rimossi con tecnica laser o chirurgica (ma spero di non affrontare mai questo argomento!), la filosofia è per sempre.”