Congresso Internazionale Garibaldino: dedicato alle donne

Si è concluso domenica 11 ottobre il Primo Congresso Internazionale Garibaldino che ha richiamato a Civitavecchia personalità provenienti da tutta Italia e dal resto del mondo. Anita Garibaldi, pronipote dell’eroe e presidente della Fondazione G. Garibaldi onlus, lo ha voluto al femminile

Atti eroici, battaglie, sacrifici, dalle guerre d’indipendenza all’Unità d’Italia con un solo scopo: fare di quel che era un popolo una nazione, libera e di diritto. A partecipare alle prime azioni furono non solo gli uomini che partirono in guerra ma anche tante donne e prova ne fu la più importante e nota guerriera e cavallerizza: Anita Garibaldi.

La sua discendente ed omonima presiede la Fondazione G. Garibaldi onlus, che con l’Associazione Nazionale Giuseppe Garibaldi e il movimento Le Mille Donne per l’Italia ha promosso e organizzato questo Primo Congresso Internazionale sui valori che hanno ispirato Giuseppe e Anita nelle loro battaglie. Il congresso, con tema “La Storia e la Speranza”, ha richiamato a Civitavecchia, dal 9 all’11 ottobre 2015, eminenti personalità, studiosi, associazioni storiche, istituzioni, rappresentanti delle Città garibaldine italiane, enti pubblici e privati, docenti e appassionati del periodo storico Risorgimentale che va dalla prima guerra d’indipendenza alla quarta – ovvero la Prima Guerra Mondiale – che ha portato all’unità d’Italia.

Tante le donne coinvolte, dalla prima organizzatrice della manifestazione, la stessa Anita Garibaldi, alla presentatrice Paola Zanoni, alle rappresentanti provenienti da tutta la nazione delle Mille Donne per l’Italia, alle crocerossine, alle rappresentanti delle squadre femminili di rugby (sottolineiamo la presenza di Maria Cristina Tonna, responsabile del settore femminile della FIR – Federazione Italiana Rugby) che hanno per l’occasione ricevuto il Trofeo Anita Garibaldi.
Donne anche le docenti che hanno lavorato al progetto sul rilancio dello studio del Risorgimento nella scuola italiana, le prof.sse Gisella Bellantone e Antonella Merli. E donne le esponenti delle associazioni benefiche presenti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un congresso dedicato al ruolo femminile nella diffusione della conoscenza della nostra storia, dunque, ma con uno scopo preciso: riportare nei giovani l’amore per la propria Patria con quei valori per i quali i nostri avi hanno combattuto: onore, libertà, indipendenza, fratellanza, onestà. Valori che purtroppo oggi si stanno perdendo come si sta perdendo la nostra identità di popolo proprio perché non si ha più memoria del nostro passato, della nostra storia, delle nostre radici.
Un congresso con i giovani al centro dell’attenzione, perché rappresentano la nostra speranza e perché non seguano le false chimere e le “strane” fascinazioni di oggi, come quella dell’Isis, o delle droghe o della criminalità o, semplicemente, della mancanza di rispetto per i propri simili.

Dei Giovani e della Speranza ha parlato in particolare il prof. Tito Lucrezio Rizzo, consigliere della Presidenza della Repubblica Italiana, citando Benedetto Croce prima e l’ex presidente Sandro Pertini poi, perché il primo parlò di Garibaldi e il secondo parlò molto ai giovani. L’Italia – ha spiegato Rizzo – è il prodotto di un lungo cammino durato 50 anni, un cammino della democrazia basato sull’acculturamento dei giovani. Il prof. Rizzo ha infatti parlato delle leggi sociali riguardanti i fanciulli e la loro istruzione obbligatoria che vennero attuate verso la fine dell’Ottocento e partendo da lì ha ricostruito il percorso dell’acculturamento della nostra popolazione. “La Democrazia è un punto d’incontro tra un legislatore e il popolo” ha spiegato. “Il legislatore deve fare delle buone leggi, le buone leggi sono quelle razionali e siccome le leggi razionali non vengono comprese e recepite dall’analfabeta, tutti i governi autoritari hanno sempre bloccato l’acculturamento dei propri cittadini. La nostra Costituzione invece tutela la cultura come valore essenziale. I parlamentari della fine dell’Ottocento gettarono le basi di ciò che siamo. I giovani però oggi si sono disaffezionati alle istituzioni e quindi è importante non lasciarli abbandonati ad espressioni qualunquiste da bar dello sport, che li stanno portando ad allontanarsi dalla politica” e dunque dai principi della democrazia.

Delle nostre radici storiche invece ha parlato il Prof. Marcello Veneziani con un intervento dal titolo “Noi e la Storia” nel quale ha sottolineato che stiamo vivendo un momento di “atrofizzazione della Storia, perché stiamo perdendo la nostra memoria storica: stiamo vivendo in una dittatura del presente perché siamo troppo ancorati ad esso e prevale solo il momentaneo, scollegato da ogni discorso di continuità con il nostro passato”.
Il nostro pensiero – ha continuato il prof. Veneziani – non arriva oltre il periodo del ’45/’48, come se i millenni della Storia passata fossero soltanto archeologia oscura, preistoria; di conseguenza perdiamo il rapporto con il Risorgimento pensando che l’Italia sia nata soltanto sulle rovine della seconda guerra mondiale. Invece proprio perché oggi viviamo in un’epoca globale, in un contesto europeo, abbiamo bisogno di sentire la nazione in cui viviamo come la nostra casa ed è la storia a rappresentare il ponte tra ciò che eravamo, ciò che siamo e ciò che diventeremo e che ci fa comprendere che l’Italia è veramente la nostra Casa.

congressistiL’Italia è l’unica nazione europea ad essere nata prima come popolo che come Stato, perché la nostra storia affonda le sue radici in un processo culturale: noi nasciamo come lingua, letteratura, arte, mentalità, carattere nazionale pur nelle diversità locali. Si parlava di Italia già ai tempi dell’Impero Romano. L’evocazione di Dante dell’Italia rappresenta proprio una percezione di italianità. La nostra specificità è quindi proprio il rapporto con una memoria artistica e letteraria, che precede il nostro processo unitario. “È poi il processo unitario del Risorgimento a realizzare lo Stato unitario basato appunto sulla nostra unione culturale, che si perfeziona però come vera Nazione solo con le trincee della prima guerra mondiale. Con questa guerra lo Stato italiano diventa Nazione, gli italiani diventano popolo”.

A causa della nostra mancanza di memoria storica stiamo correndo il serio rischio di perdere la nostra gioventù, affascinata da elementi distorti che vivono nella completa ignoranza e spingono i ragazzi a seguire falsi miti e ad immolarsi in nome di una finta libertà.
Se si riprendesse a studiare la storia risorgimentale e il percorso che ci ha condotti ad essere uniti probabilmente tanti giovani sarebbero salvati.
Per questa ragione durante il congresso è stata presentata una iniziativa diretta al Ministero dell’Istruzione. Verrà presentata una lettera per la quale si sono iniziate a raccogliere le firme proprio nei giorni del congresso, alla Ministra Giannini con la quale gli italiani richiedono espressamente che si dia ai nostri ragazzi il diritto di studiare il periodo risorgimentale con tutti i suoi valori, nelle nostre scuole.
Alcuni si chiederanno perché questa iniziativa, dal momento che un tempo a scuola si studiava la storia risorgimentale, si cantavano gli inni, si rispettava la bandiera, si salutava con passione alla Repubblica e ci si commuoveva davanti a una parata militare, al sorvolamento delle città da parte delle frecce tricolore, all’udire Fratelli d’Italia, che tutti conoscevano a memoria e cantavano.
Questo senso di appartenenza è andato perduto. E con esso il senso del rispetto e dell’onore, come ci dimostra la cronaca di tutti i giorni.

Per riprenderci i nostri giovani e la nostra dignità di popolo e di nazione democratica, dunque, è bene iniziare nuovamente dai banchi di scuola, con l’insegnamento della nostra Storia.
Dopo l’analisi dei programmi di studio e della prassi nell’insegnamento, le prof.sse Bellantone e Merli hanno preparato la seguente lettera diretta alla Ministra che chiunque ne condivida lo spirito può firmare:

Onorevole Ministro,

la Fondazione Giuseppe Garibaldi, in occasione del primo Congresso Internazionale Garibaldino tenutosi a Civitavecchia nei giorni 9, 10 e 11 ottobre 2015, sottopone alla Sua gentile attenzione alcune riflessioni sull’insegnamento del Risorgimento nelle scuole italiane.

Da un esame complessivo dei programmi ministeriali e della prassi didattica risulta che lo studio dell’unificazione italiana e delle origini della nostra Nazione:

1) è del tutto assente nei 5 anni del ciclo della scuola elementare, dove si studiano la Preistoria, le civiltà antiche e la storia greca e romana fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente;

2) è collocato al terzo anno per quanto riguarda la scuola media – dal 1815 ai nostri giorni – ove però si raccomanda di aver particolare riguardo all’Italia nell’ultimo cinquantennio, nel quadro della storia mondiale;

3) è previsto alla fine del quarto anno del quinquennio dei Licei classici, scientifici, linguistici e degli istituti tecnici e professionali, in cui gli studenti sono impegnati a studiare la storia dalla seconda metà del Seicento fino alla fine dell’Ottocento, in quanto i programmi del quinto ed ultimo anno prevedono solo il Novecento.

Una simile mortificazione di eventi, personaggi, eroi, ideali e valori, che costituiscono le fondamenta della nostra identità nazionale e dei principi politico-istituzionali della nostra Costituzione, non è, a nostro avviso, tollerabile e si sollecitano pertanto interventi didattici e politiche ministeriali che restituiscano dignità al nostro Risorgimento.

In primo luogo sarebbe necessaria una revisione dei programmi ministeriali con scansioni temporali che diano la possibilità di svolgere in modo adeguato ed approfondito lo studio delle origini della nostra Nazione. In particolare si auspica l’introduzione della storia risorgimentale almeno nel quinto ed ultimo anno della scuola elementare con progetti didattici specifici, attraverso adeguati lavori di ricerca utilizzando fonti iconografiche, storico-letterarie, musicali, audiovisive e multimediali, visite guidate, laboratori teatrali, giochi. La storia della Roma antica può infatti ben collegarsi con l’affiorare della nostra identità storica, portata a compimento nella risorgimentale “Roma del popolo”.

In secondo luogo proponiamo che lo studio dell’educazione civica nei vari gradi d’istruzione venga arricchito utilizzando contenuti di storia risorgimentale. A tal proposito è necessario ribadire che il Risorgimento non è un puro fenomeno storico circoscritto e nazionale legato alla nostra identità di Italiani, ma esprime grandi ideali e valori di universalità ancora – e soprattutto – oggi di scottante attualità, quali la libertà, che, come affermò l’Eroe dei due Mondi nella Conferenza di pace di Ginevra del 1867, occorre necessariamente promuovere insieme con la giustizia, perché la pace sola non basta; l’emancipazione dei popoli tutti, la loro fratellanza universale (ricordiamo in proposito che Mazzini per primo in Italia auspicò l’unione d’Europa) e, non ultimi, l’eguaglianza e la solidarietà sociale per un’armonica convivenza dei popoli. Riscoprire il Risorgimento oggi ha particolare senso proprio perché sollecita l’attuazione concreta di tali ideali universali, insegna che i popoli fratelli si battono per la libertà laddove e ovunque questa venga negata, anche se non si tratta della propria Nazione.

Caldeggiamo inoltre la promozione e il patrocinio ministeriale di corsi di formazione e/o di aggiornamento per i docenti, di iniziative – quali convegni, incontri, seminari sull’argomento anche con il coinvolgimento di biblioteche, archivi ed altri istituti di cultura – che producano una positiva ricaduta sugli studenti. Per questi ultimi sollecitiamo un investimento nell’organizzazione di iniziative ministeriali come concorsi rivolti agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado per la valorizzazione della storia risorgimentale locale.

Solo poche ma chiare indicazioni con l’auspicio che, terminati nel 2011 i solenni festeggiamenti del 150° dell’Unità nazionale e commemorato quest’anno il centenario della Grande Guerra, il Risorgimento non sia dimenticato ma divenga ineludibile tappa di formazione delle attuali e future generazioni di studenti.

Ci appelliamo, infine, affinché, attraverso il Suo interessamento e sostegno, il Risorgimento, fiorito in Italia, sia riconosciuto da parte dell’Unesco come patrimonio culturale dell’umanità non solo italiana ed europea, ma anche universale, espressione di idee, pensieri e valori costituenti un elemento unificante dei popoli e pertanto venga preservato, reso vivo e tramandato ai giovani, di generazione in generazione.

Ricordiamo che il Congresso internazionale garibaldino è stato patrocinato dal Ministero della Difesa, dalla Regione Lazio, dall’Ordine dei Giornalisti, dall’ANCI (Ass. Naz. Comuni Italiani), dalla Commissione delle Elette e delle Pari Opportunità del Comune di Roma, dal Comune di Civitavecchia, dal CONI, dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play e da numerose altre istituzioni pubbliche e private.
Inoltre, il Congresso rientra nel programma di governo per il Centenario della Prima Guerra Mondiale curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale.

Della Prima Guerra Mondiale, che ha finalmente portato all’Unità d’Italia essendo al contempo la IV guerra d’indipendenza italiana, si è molto parlato grazie all’intervento di docenti di storia come il prof. Alberto Cafarelli, giunto per l’occasione dalla Calabria, e di rappresentanti dell’INGORTP (Istituto nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon) i quali hanno presentato una mostra storica composta da 34 pannelli desunti da copertine della Domenica del Corriere realizzate a matita da Achille Beltrami. Queste copertine, con gli adeguati commenti, illustrano i 4 anni di guerra, a partire dal 1914, dunque ancor prima dell’entrata in guerra dell’Italia. A presentare la mostra il dott. Dionigi Ruggeri, ispettore dell’Istituto per l’Emilia Roma e vicario dinastico Casa Savoia per Bologna.

mostra-garibaldiAccanto alla mostra dell’Ingortp, l’esposizione di cimeli appartenenti alla collezione privata del Cav. Fulvio Crocenzi, cofondatore dell’Associazione Nazionale Giuseppe Garibaldi. Tra questi il Bollettino della Vittoria firmato dal Comandante Supremo Armando Diaz, elmetti, borracce, cinturoni, giberne, sciarpe da ufficiale, fondine, pale da trincea, porta munizioni, volantini distribuiti ai militari, bandiere, fotografie, documenti originali, nonché due modelli di navi perfettamente funzionanti e naviganti radiocomandate costruite a mano dallo stesso cav. Crocenzi su disegno personale. Fulvio Crocenzi ha illustrato personalmente tutti i propri cimeli e ha spiegato che i modelli rappresentano: l’Incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi del 1900 e la Pirofregata Garibaldi del 1860, prima nave a portare il nome dell’Eroe dei due Mondi.

Dopo la visita delle due esposizioni, gli ospiti nella stessa sala hanno potuto assistere a un concerto di canzoni di guerra e inni (compreso quello dal Nabuccodonosor di Verdi, il celeberrimo Va’ Pensiero) grazie al Coro Arke guidato dal M° Cernacchiaro e con l’esibizione del Soprano Francesco Romana Iorio. Il concerto, composto da diverse decine di elementi, ha esordito con l’“Inno di Garibaldi”, scritto dal poeta Luigi Mercantini nel 1859 su richiesta dello stesso Eroe: “Voi mi dovreste scrivere un inno per i miei volontari: lo canteremo andando alla carica e lo ricanteremo tornando vincitori!”. Si tratta infatti dell’Inno di Battaglia dei Cacciatori delle Alpi (il corpo militare dei volontari creato da Garibaldi durante il Risorgimento).
Grande momento di partecipazione quello in cui, insieme con il coro, tutti i presenti si sono alzati in piedi per cantare all’unisono il nostro inno nazionale “Fratelli d’Italia”.

Presenti alla manifestazione anche le sorelle della Croce Rossa. Le crocerossine hanno parlato del proprio dovere, della nascita del loro corpo volontario di assistenza, allora formato da gentildonne borghesi e aristocratiche che si trovarono Non solo nelle retrovie ma anche direttamente in prima linea per curare e soccorrere subito i feriti e morirono in 44, per le ferite riportate, essendo state colpite mentre si trovavano in prima linea e per le malattie che prendevano stando a contatto con i militari malati. “Arrivarono gentildonne abituate ad alti stili di vita e ne uscirono finalmente, semplicemente e completamente donne” dice la portavoce delle crocerossine, che tutt’oggi indossano la stessa veste (“solo un po’ più corta”) e sono animate dallo stesso spirito di volontà e altruismo.

Provenienti da tutto il mondo esponenti delle Legioni Garibaldine e da tutta Italia i rappresentanti istituzionali delle Città Garibaldine con le proprie bandiere e i propri stendardi e gonfaloni. In primis, con la fascia tricolore, quelli di Teano e di Melito (quest’ultimo in rappresentanza anche della Provincia di Reggio Calabria). Tante le provenienze dei rappresentanti istituzionali o socio-culturali, appartenenti a ogni regione italiana: sono arrivati dalla Sicilia, dalla Calabria, dalle Marche, dalla Lombardia, dal Friuli Venezia Giulia, dalla Campania, da ogni dove per unirsi al grido di allarme di Anita Garibaldi: le nostre ultime generazioni hanno bisogno che venga raccontato loro il significato di Patria, Onore, Unità, Lealtà, Libertà “perché siamo una Nazione ancora giovane, che ha bisogno di fondarsi sui principi di Diritto, che ancora non vediamo realizzati pienamente”.

In occasione del Congresso hanno preso la parola esponenti dei corpi militari regolari e volontari garibaldini. Citiamo ad esempio il Generale di Corpo d’Armata Bruno Simeone, il Generale di Divisione Antonello Falcone che ha portato il saluto da parte del Generale di Corpo d’Armata Mario Buscemi presidente di AssoArma, il Generale Franco Catalano della Brigata Aerea cofondatore di una delle associazioni promotrici dell’iniziativa, il comandante gen. Riccardo Tommencioni e tanti altri.
Accanto a loro tante personalità in rappresentanza di altrettante realtà nazionali e internazionali, di enti benefici come il Rotary o il Lions, di ordini, di associazioni benemerite. Impossibile citare tutti ma una cosa si può dire: erano tutti lì, presenti, con la Storia e la Speranza nel cuore, perché la nostra nazione divenga finalmente ciò per cui hanno combattuto i nostri padri fondatori: un vero Stato di Diritto, libero e unito.