Presentato “Love Italy!”, il progetto di crowdfunding per tutelare il patrimonio culturale italiano

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L’Italia è il Paese con il maggior numero di beni culturali e capolavori al mondo (a sancirlo è l’Unesco), eppure molti hanno bisogno di essere salvaguardati o di essere restaurati. Per questo un’organizzazione internazionale di nonprofit si è offerta di aiutare l’Italia a farlo. In un modo molto semplice e ambizioso al tempo stesso: coinvolgendo la cittadinanza di tutto il mondo

“Creare una comunità globale che partecipi attivamente alla salvaguardia del patrimonio culturale italiano attraverso la potente energia del crowdfunding e con il faro della totale trasparenza e tracciabilità dei fondi raccolti”. Questo è il progetto di LoveItaly!, l’associazione non profit che ha lanciato il progetto omonimo, supportato da LVenture Group, operatore di Venture Capital quotato alla Borsa Italiana.

Lo scopo dunque è quello di creare un movimento che, partendo dal basso, dalle donazioni della gente, raccolga intorno all’obiettivo di restituire centralità alle opere d’arte italiane tutti gli appassionati e gli attori interessati: istituzioni, esperti, università, musei, istituti di belle arti e stampa internazionale.

L’Italia attira ogni anno 48 milioni di turisti grazie ai propri siti archeologici, ai propri musei, ai propri monumenti storici, ai propri capolavori artistici. Eppure le spese destinate alla cultura vengono progressivamente tagliate. Arrecando un grave danno al nostro Paese, non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello economico, che da noi possono andare di pari passo.
Non investire sui beni culturali italiani significa non aver capito che sono questi a rappresentare il petrolio di questo Paese. A dirlo è Richard Hodges, Presidente di LoveItaly!. Archeologo inglese e presidente dell’Università americana a Roma, Hodges ha fatto un semplice confronto fra la città di Londra e quella di Roma, che detiene un numero enorme di siti da visitare: a Londra si va per una settimana, ed è la città più visitata al mondo nonostante i suoi costi, enormemente più alti di quelli necessari a visitare la Capitale d’Italia. A Roma invece ci si passa di corsa, 2 o 3 giorni al massimo, solo per andare a visitare il Colosseo, i Fori e il Vaticano. Perché non si è saputo valorizzare il “pozzo di petrolio” di questa città. Per esempio sarebbe utile che i trasporti pubblici funzionassero in modo più celere: per recarsi da un sito visitabile all’altro non dovrebbe occorrere un tempo di 4 ore, quando basterebbe mezzora. Un’attesa insostenibile alle fermate d’autobus alla fine scoraggia chiunque e fa sì che giri voce che a Roma è meglio vedere solo un paio di luoghi principali e via.
Il patrimonio culturale è dunque il petrolio dell’Italia e la priorità di questo Paese dovrebbe essere sfruttare questa risorsa. Ma si deve avere una capacità di visione del futuro.

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Con l’iniziativa presentata il 20 ottobre proprio a Roma, si intende offrire questa opportunità, coinvolgendo tutte le persone sensibili all’arte e alla storia del nostro Paese: che siano turisti o cittadini italiani, residenti in ogni nazione del mondo, attraverso la piattaforma di crowdfunding loveitaly.org, si potranno versare da 2 euro in poi per finanziare uno dei progetti di restauro selezionati.
L’idea è nata – spiega Luigi Capello, Amministratore Delegato di LVenture Group, holding di partecipazioni quotata alla Borsa Italiana che investe in start-up digitali – in modo casuale circa un anno fa, quando a seguito di un incontro con alcune persone americane ho compreso quale amore per il nostro Paese avessero in USA. Così, visto che attraverso la nostra attività di investitori nel settore dell’innovazione abbiamo acquisito un vasto know-how in tecnologie digitali, abbiamo deciso di impiegarlo nella salvaguardia della risorsa più preziosa che abbiamo: i beni culturali.
Capello aggiunge che il crowdfunding non è certo nato oggi, anzi lo si è usato in America già al momento di erigere la Statua della Libertà: ricevuta in dono dalla Francia, non si aveva però un basamento sul quale posarla, così si chiese l’intervento dei cittadini americani: con pochi soldi ciascuno, volontariamente, essi riuscirono ad ottenere l’importo necessario e la Statua venne eretta dove si trova ancor oggi. Questo esempio fa comprendere come il crowdfounding possa essere una alternativa molto valida al finanziamento pubblico.

Cinzia Dal Maso, socia fondatrice di LoveItaly!, spiega che ci sono diversi progetti di restauro pronti a partire una volta raccolti i necessari fondi. I primi due sono già online: si tratta del restauro del Cubicolo 3 della Domus del Centauro a Pompei, una lussuosa stanza del II secolo a.C., e del restauro, ad opera dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, del “Tiaso Marino”, un sarcofago di età imperiale custodito nella Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Corsini a Roma.
Nel secondo caso Dal Maso sottolinea anche che l’affidamento del restauro del sarcofago all’Istituto Superiore è stato fatto con il secondo obiettivo di investire anche nella formazione dei restauratori di domani, poiché saranno proprio gli studenti dell’istituto ad attuarlo.
Questi due primi progetti sono solo la punta dell’iceberg perché molti altri man mano verranno inseriti sulla piattaforma che, tra l’altro, prevede che ogni euro ricevuto e ogni euro speso sia visibile, in un’ottica di completa trasparenza.

Non è ancora chiaro però in che modo vengano selezionate le opere sulle quali intervenire. Lo abbiamo chiesto ma la risposta è stata un po’ vaga. Forse in futuro anche i comuni cittadini potranno dare delle indicazioni, fare delle proposte, ma per il momento dovrebbe esserci un comitato interno all’associazione e ciascuno dei suoi membri, in base alle proprie sensibilità personali, può proporre un restauro, dopo di che si vede se le istituzioni concordino con la proposta e lo ritengano fattibile. Probabilmente, dalle risposte alle successive domande tutte su questo stesso tema, uno dei parametri di giudizio può essere il costo del restauro, che non deve superare i 40.000 euro per questioni legali e fiscali.
Finora delle istituzioni interpellate si è mostrata interessata soprattutto la soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, della quale era presente alla conferenza stampa per il varo dell’iniziativa il suo responsabile, l’archeologo Massimo Osanna. Osanna ha spiegato che il progetto lo ha interessato anche per un motivo particolare: “credo che per un cittadino il sapere di aver contribuito personalmente al restauro di un bene culturale attivi una relazione diversa con il bene stesso: si sente coinvolto, emozionato”. Si tratta insomma di una partecipazione attiva al mantenimento del patrimonio culturale del proprio Paese, del quale si può andare fieri.

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