ECOMONDO: dagli Stati Generali della Green Economy agli incentivi verdi

ecomondo-2015

Da martedì 3 a venerdì 6 novembre il mondo della Green Economy si riunisce a Rimini, dove tutti i 16 padiglioni della Fiera sono stati occupati in nome della sostenibilità ambientale, per attuare una economia in cui il benessere degli esseri viventi, donne e uomini compresi, sia sempre al primo posto

Nata nel 1997, Ecomondo è la fiera internazionale che riunisce persone, idee, azioni per un futuro migliore. Anzi, come afferma il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, “ad Ecomondo ci si rende conto che ciò che abbiamo immaginato come futuro migliore è in realtà presente. A Rimini Fiera economia e ambiente vanno a braccetto per far crescere il Paese. Chiunque disgiunge il fare impresa da una connotazione di sostenibilità ambientale è condannato ai margini. Vorrei che l´Italia, a partire da Ecomondo, si muovesse in maniera corale e convinta verso questo appuntamento che mette in gioco il futuro del Pianeta”.

Si parte quindi dalla Green Economy, tanto è vero che, sui 113.000 mq dei 16 padiglioni di Rimini Fiera, 1.200 aziende espongono in contemporanea per Ecomondo. Qualche esempio dei Saloni e delle manifestazioni che EcoMondo offre al pubblico: The green technology Expo, Key Energy sull´Energia e della Mobilità Sostenibile in Italia; Key Wind per le aziende del settore eolico; Key Energy White Evolution sull´efficienza energetica; SA.LVE il salone biennale del veicolo per l´igiene urbana; H2R Mobility for Sustainability coi grandi marchi automobilistici e i loro modelli alimentati a metano, GPL, ecc.; Cooperambiente, il salone del sistema cooperativo legato all´ambiente; Condominio Eco con le soluzioni tecnologiche per gli immobili residenziali.

Al termine della cerimonia di apertura, ha preso il via la IV edizione degli Stati Generali della Green Economy, una due giorni organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 64 associazioni di imprese green, con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico e con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
All´interno degli Stati Generali è stata presentata la Relazione sullo stato della green economy in Italia, che offre questa fotografia della situazione: le imprese italiane della green economy sono in Italia una realtà consistente in tutti i settori economici. Hanno resistito meglio delle altre alla crisi, esportano di più, vincono sul fatturato, hanno migliori aspettative per il 2015, sono soprattutto di dimensione piccola-media (ma nell’agricoltura ce ne sono anche di grandi), sono guidate per lo più da ultraquarantenni e più delle altre sono al femminile, cosa che il nostro giornale ha sempre fatto rilevare.

Ma quali sono esattamente le imprese della Green Economy? Ce ne sono di due tipi: quelle che producono beni di qualità ecologica e servizi ambientali (core green) e quelle che hanno adottato modelli di gestione green (go green).
Contandole, si scopre che in Italia il 42% delle imprese è Green. Ciò si afferma nella Relazione, realizzata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Lo studio riguarda le imprese italiane industriali, dell’edilizia, dell’agricoltura, dei servizi e del commercio ed è divisa in tre parti: la prima presenta i risultati di un’indagine sulle imprese della green economy in Italia, la seconda disegna un quadro delle tematiche strategiche per la green economy in Italia e la terza fornisce dati e spunti internazionali.

Le imprese green come detto sono il 42% sul totale delle imprese italiane e di queste il 27,5% è core green e il 14,5% go green.
Il maggior numero si trova nel settore dell’industria (440 mila imprese e 4,2 milioni di occupati nel 2014), dove rappresentano il 61,2%, con oltre 248 mila imprese (il 35,4% core green, il 25,8% go green). A seguire il settore dell’edilizia (complessivamente più di 500 mila imprese e 1,56 milioni di occupati nel 2014), in cui la crisi del mercato immobiliare, che ha messo in difficoltà l’edilizia tradizionale dedicata soprattutto a nuove costruzioni, ha spinto molte imprese a orientarsi verso lavori più green (le aziende a vocazione ambientale raggiungono il 51,4%). Anche nell’agricoltura (1,4 milioni di imprese e 907 mila occupati nel 2014) la crisi ha portato significativi miglioramenti ambientali tanto che le aziende green sono il 56,1%.

Nel settore commercio e alberghiero (1,42 milioni di imprese e 5 milioni di occupati nel 2014), le imprese a indirizzo green, sommando le core green e le go green, raggiungono il 29,5%. Nel settore dei servizi (1,67 milioni di imprese e 6,3 milioni di occupati nel 2014) – che comprende trasporti e logistica, servizi di informazione e comunicazione, servizi finanziari e assicurativi, attività immobiliari, noleggio, agenzie di viaggio ecc. – le imprese a indirizzo green cominciano ad avere una certa consistenza con un 25,2%.

Guardando il profilo dell’impresa e dell’imprenditore green, emerge che la forma societaria predominante è la Srl o la SpA, si scopre che l’imprenditore verde è in prevalenza maschio, anche se la presenza femminile è più consistente nelle imprese green (il 24% contro il 20,9% nelle imprese tradizionali) e a sorpresa risulta che il verde si addice di più agli imprenditori tra i 40 e i 59 anni e che c’è addirittura un boom di ultrasessantenni nelle imprese core green (44% del totale).

Le imprese green poi vincono sul fatturato: sono, infatti, più del 21% quelle che hanno visto aumentare il fatturato nel 2014 contro il 10,2% delle altre imprese. Anche sulle esportazioni è premiato il verde: le core green che esportano sono il 19,8%, le go green addirittura il 26,5% contro il 12% delle altre.

“Gli Stati Generali” ha dichiarato il Ministro Galletti “sono il motore del futuro che c’è già, dell’economia sostenibile che sta trainando la ripresa italiana. La green economy sta contaminando virtuosamente il sistema produttivo. Siamo fra i primi in Europa per efficienza energetica, tra i primi produttori di energia da fonti rinnovabili e in questi giorni l’Onu ha certificato il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto per il nostro Paese. L’economia italiana si è rimessa in moto ma il carburante è finalmente verde”.

“Dalla relazione presentata” ha dichiarato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy “emerge che le imprese green sono ormai una parte decisiva e qualificante dell’economia italiana. Non mancano tuttavia le difficoltà, come ad esempio nelle fonti rinnovabili. Dopo il crollo del 2014 della nuova potenza installata in Italia, il 2015, per il calo della produzione di energia idroelettrica e la bassa crescita delle altre rinnovabili, si prospetta, dopo anni di crescita ininterrotta, il primo anno di possibile calo della quota di produzione di elettricità da fonti rinnovabili e di aumento invece della produzione da fonti fossili. Nonostante le difficoltà, le imprese green restano la parte più dinamica del sistema produttivo italiano, le uniche in grado di qualificare, rendere consistente e duratura la ripresa anche economica del Paese”.

Gli incentivi verdi

Oltre agli Stati generali della Green Economy, Ecomondo presenta al pubblico tutte le novità che il mondo Green offre. Anche a livello di incentivi.
Così, nell’ambito del salone dedicato alla mobilità sostenibile (H2R) sono state annunciate le nuove forme di incentivazione all’acquisto di auto elettriche e si è parlato di diesel e di auto all’idrogeno. Nell’incontro condotto da Tommaso Tommasi e Fabio Orecchini con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si è data risposta alle seguenti domande: Come far sì che possa trovare terreno fertile anche in Italia la diffusione delle auto elettriche? Quale futuro per le auto ad idrogeno nel nostro Paese? Che fine farà il sistema diesel? E a che punto siamo con l’intermodalità?
In particolare il Ministro Galletti sul primo punto, quello delle auto elettriche, ha assicurato un intervento, da parte del Ministero, affinché si arrivi a forme di incentivazione da parte dello Stato ai Comuni, per favorire l’installazione sul territorio nazionale di colonnine elettriche per la ricarica delle batterie delle auto. Su questo fronte infatti l’Italia, con 968 colonnine installate, ancora è piuttosto indietro, come abbiamo fatto presente in diversi nostri precedenti articoli.
Mentre i dati sulla diffusione delle auto ibride ed elettriche parlano di appena l’8% sul totale del parco auto in Italia, contro il 12,8% della Germania, il 22,7% della Francia e il 23% del Regno Unito.
“Quella è una strada obbligata” ha detto invece il ministro Galletti in riferimento alle possibilità di sviluppo del mercato delle auto ad idrogeno. E sul futuro del diesel: “c’è una posizione che stiamo condividendo con l’Europa”, ha sottolineato il ministro, che ricordando lo scandalo Volkswagen lo ha definito una vicenda che ha insegnato anche ai mercati quanto non convenga affatto “barare sull’ambiente”.
Infine, sull’intermodalità, Galletti ha insistito sulla necessità di spingere l’acceleratore sulle campagne educative, oltre che sullo stanziamento di risorse, come sta facendo il Governo, per favorire nuove pratiche di mobilità soprattutto negli spostamenti casa-scuola, casa-lavoro.

La rete della lotta allo spreco

Uno dei punti focali dell’economia green è quello della lotta allo spreco, in ogni sua forma. Ebbene, EcoMondo ha offerto anche l’occasione per il lancio della piattaforma on line Sprecozero.net, un progetto di rete, sostenuto da Ministero dell’Ambiente e Anci, che punta a raccogliere e diffondere le buone pratiche presenti sul territorio nazionale in tema di lotta allo spreco (da quello alimentare, a quello energetico, all’acqua, ai prodotti farmaceutici), per contribuire ad un ampliamento delle stesse in un’ottica di “contagio” da parte dei comuni ed enti più virtuosi.
Si tratta di una iniziativa che allarga gli orizzonti di Last Minute Market, il progetto partito dal Comune di Sasso Marconi tramite l’associazione Spreco Zero, fondata da Andrea Segré insieme al sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti. Il primo Comune ad avere aderito alla nuova piattaforma è il Comune di Forlì, mentre tra le Regioni il podio spetta al Piemonte.
Sono una trentina ad oggi gli enti che ne fanno parte. La Regione Emilia-Romagna entrerà a fare parte della rete di Sprecozero.net entro l’anno, come ha assicurato l’assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo, presente alla conferenza stampa di lancio dell’iniziativa Sprecozero.net alla quale ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

L’occupazione green

Osservando i vari settori della green economy, emerge che la crisi delle rinnovabili ha prodotto serie implicazioni occupazionali. Nel 2014 in Italia c’è stato, infatti, un crollo del 71% degli investimenti in rinnovabili provocato dal taglio retroattivo degli incentivi che segue un rallentamento già verificatosi nel 2013. Già nel 2013 l’Italia, con circa 95 mila occupati diretti e indiretti, aveva fatto segnare un saldo negativo rispetto al 2011 di ben 27 mila posti di lavoro (-22%). È il fotovoltaico ad avere la performance peggiore rispetto al 2011 (-82%), seguito dai biocombustibili (-40%). Non è disponibile ancora il dato del 2014 ma, considerato il crollo dei nuovi impianti, è realistico attendersi anche un ulteriore forte calo dell’occupazione.

Ci sono anche settori in cui, tuttavia, l’occupazione è in crescita, come nell’efficienza energetica. Grazie al bonus assegnato dal 2006 al 2013, le domande per detrazioni destinate alla riqualificazione energetica sono state 1,88 milioni per un importo di ben 22 miliardi di euro di interventi.
In media sono stati occupati 40 mila addetti diretti ogni anno nella riqualificazione energetica (60 mila considerando l’indotto), con un aumento nel 2014 di 48 mila occupati diretti, che arrivano a 72 mila incluso l’indotto. Un piccolo boom occupazionale è stato registrato anche nel settore delle due ruote, dove si contano oltre 22 mila addetti che si ripartiscono in diversi settori d’impiego, tra cui il più importante è quello del turismo ciclabile che da solo ha attivato nel 2014 il 62% dei posti di lavoro.
La Relazione sulla Green Economy segnala la positiva riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche l’aggravamento del dissesto idrogeologico prodotto dal cambiamento climatico, le tendenze positive verso un circular economy, ma anche i molti ritardi come nell’eco-innovazione, gli importanti progressi compiuti dall’agricoltura di qualità ecologica, mentre nella mobilità i segni di cambiamento sono ancora insufficienti e il quadro complessivo resta carente.
Il 2015 si chiuderà però con la Conferenza internazionale sul clima, i cui esiti potrebbero avere un’influenza decisiva sulle politiche climatiche, su quelle energetiche e quindi su una parte rilevante del futuro della green economy.

Sull’economia circolare è intervenuta Simona Bonafè, Vicepresidente Intergruppo “Investimenti a lungo termine e reindustrializzazione”, del Parlamento Europeo, che ha dichiarato: “l’economia circolare non è un’alternativa ma l’alternativa per il nostro sistema economico. Si tratta di una vera e propria politica economica e industriale. Passare da un modello economico lineare a un modello che fa dei rifiuti una risorsa attraverso una gestione efficiente significa non solo garantire la sostenibilità del pianeta e delle sue materi prime ma anche la competitività delle nostre imprese. Rispetto alla presentazione del nuovo pacchetto sull’economia circolare da parte della Commissione Ue, la richiesta del Parlamento è stata quella del rispetto della gerarchia dei rifiuti, della necessità di target obbligatori per il food waste e la raccolta separata per l’organico, oltre a un target di riciclaggio per i rifiuti urbani di almeno il 70%”.

Il carrello verde

Un’ultima nota che riguarda in particolare l’Emilia Romagna: durante la prima giornata di Ecomondo è stato anche presentato il logo “Carrello verde”, un sistema di qualificazione ambientale dei punti vendita aderenti, ai quali vengono riconosciuti l’impegno e la performance ambientale raggiunta. Il rilascio del logo da parte della Regione Emilia Romagna – messo a punto da un apposto gruppo di lavoro che ha coinvolto le singole cooperative presenti sul territorio – prevede la verifica di una serie di requisiti che non si limitano al tema dei rifiuti, ma comprendono anche altri aspetti di sostenibilità ambientale, come ad esempio i consumi di energia.
“Con queste iniziative specifiche che riguardano le attività commerciali” ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo nel presentare l’iniziativa “la Regione vuole innalzare la qualità ambientale complessiva del sistema della distribuzione organizzata e fronteggiare problemi di forte attualità come la produzione dei rifiuti e lo spreco di risorse. L’iniziativa del gruppo di lavoro sarà replicata nei prossimi mesi per affrontare, sempre con Legacoop, un secondo tema che ci sta molto a cuore, quello del recupero delle merci invendute”.
L’accordo sulla qualificazione ambientale dei punti vendita rientra nel percorso avviato dalla Regione Emilia-Romagna, che ha portato a inizio ottobre all’approvazione della legge sull’economia circolare.

(D.M.)