Il lavoro femminile nelle cooperative

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Record di donne al comando nelle cooperative, che sono anche la maggioranza tra gli occupati. Il contributo delle donne al mondo del lavoro è un’opportunità in più per il Paese

Le cooperative sono “società aperte, inclusive, che non discriminano. E per questo fanno la differenza”. A dirlo è il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, commentando i dati che mostrano come sia proprio la cooperativa la forma societaria che registra il maggior numero di donne nelle posizioni apicali (amministratore unico e presidente): il 23%, contro il 16% delle società di capitali e delle società di persone.

E se si considerano i ruoli ricoperti dalle donne negli organi di gestione e controllo delle cooperative la percentuale sale al 26%.
Un trend in continua crescita, addirittura favorito dalla crisi, visto che proprio in questi anni si registra un aumento del 5% delle cooperative femminili.

Se si considerano le imprese aderenti a Confcooperative, come è emerso durante l’incontro di due giorni dal titolo “Intrecciare il cambiamento – Impegni Azioni Scenari” svoltosi a Roma in questo mese di novembre, organizzata dalla Commissione dirigenti cooperatrici, si riscontra che la partecipazione delle donne è ancora maggiore, attestandosi al 24% per le posizioni apicali, e in linea con il resto del mondo cooperativo 26%, per la presenza negli organi di controllo e gestione delle imprese.

E c’è un dato particolarmente positivo che riguarda la localizzazione delle cooperative a guida femminile: esse sono più numerose al Sud. Infatti, con il 25%, sono le regioni del Mezzogiorno quelle in cui le donne sono più presenti ai vertici delle cooperative.
Subito dopo vengono quelle del Centro, con il 24,6%, mentre restano staccate di ben 6 punti percentuali le regioni del Nord, dove le donne al comando non vanno oltre il 19% delle cooperative.

Ad avere donne alla guida sono soprattutto le cooperative sociali: 4 su 10.
1 su 5 invece le donne al vertice delle cooperative culturali e turistiche e 1 su 4 quelle tra le sanitarie.
Anche se in termini assoluti – spiega Confcooperative – rappresentano una quota marginale, bisogna segnalare per la loro notevole crescita ( +200% in 10 anni) le cooperative della pesca con un leader femminile.

Ma il numero delle donne nelle cooperative è in crescita anche tra i soci e gli occupati: dal 2005 al 2014 si è passato dal 37% al 41% per quanto riguarda le socie e dal 57% al 61% per quanto riguarda le occupate.
In quanto a geolocalizzazione si ribalta il dato della conduzione femminile: le lavoratrici e le socie infatti sono di più al Nord, dove a fine 2014 se ne contavano 44 ogni 100 (nel 2005 erano 39). L’incremento maggiore si è comunque registrato nel Centro Italia, dove le donne sono passate dal 35% al 44% della base sociale. Lieve regressione al Sud che invece vede ridurre la quota rosa di un punto percentuale dal 30% al 29%.

Tra i settori a maggioranza di socie ci sono il sociale, con oltre il 65% (+5% dal 2005); il consumo con il 55% (+9% dal 2005) e la sanità con il 46%.
Ma il maggior numero di donne nelle cooperative è rappresentato proprio dalle lavoratrici, che qui sono circa il 62% nel Nord (+3% dal 2005 al 2014); Nel Centro invece erano il 58% nel 2005 e a fine 2014 sono salite al 60%.
Consistente il balzo in avanti tra le occupate nel Mezzogiorno, dove sono passate dal 45% al 55%. Anche in questo caso è la cooperazione sociale il settore dove si registra la quota più elevata di donne: poco meno di due terzi (72,5%) dell’intera forza lavoro. Seguono la cooperazione sanitaria e quella di produzione lavoro con il 52%.

Durante la due giorni in cui sono stati tra l’altro presentati questi dati, si è parlato della capacità tutta particolare che hanno le cooperative di valorizzare il contributo delle donne. Così hanno riconosciuto anche la Presidente della Camera dei Deputati Laura Blodrini e la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che hanno inviato il proprio saluto evidenziando come la cooperazione abbia dimostrato di essere la forma d’impresa che valorizza maggiormente il lavoro delle donne, per la sua innata capacità di mettere al centro le persone prima del profitto.

All’apertura dei lavori Giovanna Zago, vicepresidente di Confcooperative, ha ricordato i dieci anni di lavoro per la Commissione, “nel corso dei quali molti cambiamenti sono stati realizzati anche all’interno della confederazione”.
L’intervento della Vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, ha sottolineato l’importanza del concetto di “condivisione” delle responsabilità tra uomini e donne nella gestione della famiglia come pilastro per scardinare la discriminazione delle donne sul mondo del lavoro. “Condivisione” ha detto “è una parola molto vicina a ‘cooperazione’”. Il presidente Gardini ha sottolineato come le donne siano risultate in crescita sia tra i soci che tra gli occupati “per un fenomeno naturale che è avvenuto anche all’interno della confederazione senza alcuna imposizione dall’alto”.

Nella due giorni si sono poi affrontati vari argomenti dal punto di vista femminile, come “Economia e legalità”; “Europa, sviluppo e inclusione”; “Welfare, benessere per la comunità”. Durante la discussione di quest’ultimo argomento Guerini ha detto: “abbiamo costruito società con una visione maschile, prepotente, basata sulla proprietà e sull’accumulazione. Se dessimo maggiore spazio alle donne avremmo un punto di vista nuovo, sicuramente diverso, anche nella politica”.
La due giorni si è conclusa con un momento dedicato alle nuove forme di rappresentanza, che deve essere inclusiva per tutti, come ha evidenziato Giovanna Zago, “aprendosi ai giovani oltre che alle donne”.
Il Vicesegretario di Confcooperative, Marco Venturelli, ha aggiunto: “servono nuovi modelli di rappresentanza basati su una visione chiara di cosa vogliamo per la nostra società, condividendo valori e progetti anche per contrastare la tendenza omologatrice dell’Europa rispetto alle forme d’impresa”. Tale rappresentanza, secondo la vicedirettrice Fabiola Di Loreto “deve interpretare un cambiamento che nelle cooperative in molti casi è già avvenuto e che deve fondarsi sulla coerenza rispetto ai principi di cui si fa portatrice, nella legalità e con massima trasparenza verso i soci”.

Presente anche il direttore generale di Aiccon, Paolo Venturi, il quale ha spiegato che una rappresentanza è necessaria “per garantire la biodiversità e la molteplicità delle forme d’impresa e per promuovere l’innovazione sociale di cui esperienze come i workers buyout rappresentano l’esempio eccellente”.
A conclusione dell’incontro il presidente Gardini ha specificato che tale cambiamento della rappresentanza deve essere fondato su un disegno comune che garantisca servizi a tutte le cooperative italiane: “dobbiamo avere capacità di leggere il Paese e dare risposte concrete, visibili, ripartendo dai territori. Dobbiamo dare speranza al Paese e aprire una stagione assembleare vera e partecipata. Le assemblee non sono rito. Apriamo cantieri di rinnovamento”.

(D.M.)