Il rugby femminile

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Intervista a Maria Cristina Tonna, responsabile del settore femminile della FIR (Federazione Italiana Rugby) che svela gli aspetti di questo sport poco noti al grande pubblico. Ricordiamo che in Italia esiste una discriminazione di genere nell’ambito sportivo, prevista addirittura per Legge!

di Daniela Molina, giornalista

Tanto si parla di pari opportunità di genere ma nello sport siamo molto lontani da questo, visto che le donne non possono diventare professioniste. La Legge 91/1981, che disciplina ancora oggi i rapporti tra società e sportivi professionisti, sancisce che nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica, e questo causa rilevanti differenze di genere in ambito sportivo, come l’assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, per non parlare dei trattamenti economici, che non sono legati all’effettiva attività svolta.

Tante sportive stanno lottando per cambiare questa situazione in Italia e di recente è stato anche presentato un DdL che permetta alle sportive di intraprendere la carriera a livello professionale ma ancora non è stato ottenuto nulla dal Parlamento. Perché in Italia dobbiamo ancora risolvere problemi simili? Eppure di campionesse ce ne sono tante, perché considerarle solo delle dilettanti? Probabilmente è per il nostro solito gap socio-culturale che impedisce di vedere le donne in una veste considerata “poco femminile”.

E allora prendiamo come sport esemplare proprio uno che ha ancora la vecchia etichetta dello “sport maschile” e che invece è sempre più praticato dalle donne: il Rugby. In realtà è proprio in Italia che le giocatrici di rugby sono considerate ad altissimo livello e hanno vinto vari trofei, battendo persino le campioni del mondo. Per scoprire la realtà di questo sport abbiamo intervistato la responsabile del settore femminile della Federazione Italiana Rugby, Maria Cristina Tonna.

Il Rugby è visto come uno sport duro, violento, poco femminile. In Italia, dove il ruolo tradizionale femminile è molto sentito, invece scopriamo che le donne sono campionesse internazionali di questo sport. Cosa hanno vinto finora e secondo te perché, in cosa si distinguono?
Nonostante i forti pregiudizi legati alle attività sportive di contatto, considerate soprattutto in Italia “da maschio”, sempre più ragazze e bambine stanno scegliendo di giocare a rugby. La Nazionale Femminile lo scorso anno ha disputato il suo miglior 6 Nazioni (il Torneo più antico del mondo) arrivando terza davanti anche all’Inghilterra Campione del Mondo! È anche il miglior risultato della Federazione Italiana ad oggi. Si distinguono per caparbietà, serietà ed allo stesso tempo serenità.

6-nazioni-femminileQuante sono in Italia le donne che praticano questo sport?
Al momento sono 7.200, con 18 squadre che disputano il campionato di serie A, 93 che svolgono le attività regionali, più tutta l’attività giovanile.

Ci sono delle località geografiche in cui il rugby femminile è più praticato e più seguito dal pubblico?
Diciamo che fino alla Campania abbiamo una buona diffusione, ma stiamo “invadendo” tutta l’Italia. Basti pensare che quest’anno abbiamo ben 12 gironi di Coppa Italia!

C’è una differenza tra il modo di giocare il Rugby dal punto di vista maschile e da quello femminile?
Negli uomini prevale la forza fisica, le ragazze invece sfruttano di più altre doti e ricercano maggiormente gli spazi lasciati liberi dagli avversari. Una partita di scacchi giocata con diverse strategie.

Tu sei una ex azzurra di Rugby e la responsabile del settore femminile della FIR: nella tua vita quotidiana l’essere un’esponente di questo sport ti ha condizionata in qualche modo?
Di certo mi ha permesso di diventare una persona migliore! Il rugby è portatore di molti valori importanti, quali il sostegno e la lealtà, che se traslati nel quotidiano diventano piattaforma importante per una evoluzione anche fuori dal campo. Sento molto la responsabilità di chi mi guarda per il ruolo che ho, vorrei poter essere con il mio esempio fonte di ispirazione per le giovani rugbiste, così come spero lo siano le Azzurre.

Ci sono discriminazioni di genere nel Rugby e nello sport in generale?
Direi che le discriminazioni sono prima di tutto sociali, ancora sento distinguere i giochi da maschio e da femmina….io direi che se educhiamo i bambini a scegliere, e non scegliamo sempre noi per loro, saranno loro stessi a decidere che gioco fare, a prescindere dal genere a cui appartengono. Lo stesso dicasi per lo sport, per gli studi, ecc.

maria-cristina-tonnaUna legge italiana impedisce alle donne di diventare professioniste, ciò cosa comporta per le donne? Possono guadagnare del denaro svolgendo attività sportiva come lavoro, alla stregua delle squadre maschili e degli atleti uomini?
Sicuramente no. Qui però farei un distinguo tra atlete che hanno la fortuna di guadagnare comunque moltissimo rispetto ad una impiegata, grazie soprattutto agli sponsor (molte poi fanno anche parte dei Gruppi Sportivi delle Forze Armate) e chi non percepisce nulla. Questa disparità si sente maggiormente poi in casi di gravidanze, anche programmate, ed ovviamente più che lecite, momento in cui una sportiva non percepisce nessuna indennità. Stiamo seguendo l’iter del Disegno di Legge dell’On. Fedeli con molta attenzione!

Le donne dello sport sono unite in questa lotta?
Si stanno unendo, io dico sempre che le donne se si alleano sono invincibili….ma lo devono voler fare!

Secondo te dalla stampa viene dato abbastanza rilievo allo sport femminile?
Proprio no! La stampa, anche quella specializzata, è più interessata alla salute del gelsomino del calciatore X…..per questo siamo costrette sempre a grandi imprese!

In Italia il pubblico segue il rugby femminile? E in generale lo sport femminile è seguito con passione?
In Italia il pubblico comincia a seguirci: se le persone riescono a vincere la ritrosia iniziale di venire allo Stadio… di solito diventano nostri grandi sostenitori, riuscendo ad apprezzare sia il gioco, veloce, determinato sia in attacco che in difesa, che la grande passione che le Azzurre hanno.

Cosa chiedono le donne dello sport per migliorare la visibilità sui media e la partecipazione più attiva del pubblico e degli sponsor?
Lo sport femminile italiano ha dimostrato tante volte di essere AVVINCENTE, CONVINCENTE e VINCENTE! Basterebbe la volontà di dare maggiore spazio, ed ecco che pubblico e sponsor sarebbero una conseguenza.