L’audizione preliminare dei sindacati sulla manovra economica

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La CGIL ha presentato un documento alle commissioni parlamentari congiunte che commenta la Legge di Stabilità 2016. Il documento è stato illustrato il 2 novembre da Susanna Camusso. All’audizione ha partecipato anche il segretario confederale Danilo Barbi

“Una manovra non espansiva, che non crea lavoro per i giovani, sbilanciata verso le imprese, a scapito del Paese”. Questo in estrema sintesi il commento della Cgil alla Legge di Stabilità 2016 illustrato dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso nel corso dell’audizione presso le Commissioni congiunte Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. 

Si trattava dell’audizione preliminare all’esame della manovra economica per il triennio 2016-2018 e il commento sul DdL di Stabilità 2016 durante la quale la Cgil ha espresso il proprio parere negativo specificando che “non è la svolta necessaria e non cambia nemmeno verso perché la manovra annunciata non è espansiva: i pochi margini di ‘flessibilità’ di Bilancio, che consentirebbero l’utilizzo di maggiori risorse, derivano da un rallentamento dell’austerità, quindi sempre sotto il vincolo del 3%, al di sopra del quale è lecito parlare di politica espansiva”.

Secondo il documento presentato – che alleghiamo in calce all’articolo – il Governo scommette tutto sul mercato, ma non può funzionare in quanto il nostro Paese, collocato al penultimo posto della ‘classifica della ripresa’ tra tutti i 28 Paesi dell’Unione europea, può subire maggiormente i danni di una ripresa che non è ancora avviata nemmeno all’estero, visto che già in agosto si sono registrati i nuovi segnali di rallentamento dell’economia globale, “lo scoppio di un nuovo terremoto finanziario con epicentro il Sud-est asiatico, la frenata dei Paesi emergenti e del commercio mondiale, l’incertezza sui tassi di cambio per le decisioni della FED e del Governo cinese, le tensioni geopolitiche, soprattutto nei Paesi esportatori di materie prime”. La Cigl spiega che, benché questi siano tutti elementi riconosciuti nella stessa Nota di aggiornamento del DEF 2015, le previsioni per il 2016 e per gli anni successivi continuano a presentarsi davvero poco realistiche: la prima scommessa ingiustificata del Governo riguarda proprio le esportazioni, che si attesterebbero attorno al 4% da qui al 2018, sebbene il FMI abbia già ridefinito la crescita mondiale in calo e, anche qui per la prima volta, al di sotto del ritmo di crescita demografica; la seconda e più importante scommessa del Governo vorrebbe essere la forte crescita della domanda interna e, in particolare, degli investimenti, sulla base della ‘fiducia’ impartita dalle riforme strutturali e dal rigore dei conti. Inutile sottolinearne l’infondatezza”.

E il sindacato entra nel merito del proprio elemento fondante, ovvero il lavoro, aggiungendo che il Governo non affronta il problema della disoccupazione giovanile.
“Alta disoccupazione e deflazione salariale” viene spiegato nel documento allegato “rappresentano due leve per la svalutazione competitiva del lavoro. Nel quadro macroeconomico programmatico del Governo, infatti, si prevede un tasso di disoccupazione sopra il 10% anche al 2019. Ciò significa che, con la Legge Fornero e senza cambiamenti dell’assetto previdenziale, si programma un tasso di disoccupazione giovanile attorno al 40% per tutti i prossimi 5 anni”.

Secondo l’analisi della Cgil, tale previsione programmatica va letta accanto a quella sul costo del lavoro: “nel quadro previsionale 2015-2018 i salari crescerebbero meno della produttività e, in alcuni anni, anche dell’inflazione. In questo modo, la quota distributiva del reddito nazionale destinata al lavoro – ridotta pesantemente già prima della crisi – si ridimensionerebbe ulteriormente”.

La Cgil ribadisce che creare lavoro è indispensabile e che si può e si deve avviare un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, come proposto con il Piano del Lavoro dello stesso sindacato “per rispondere alla crisi di domanda e occupazionale, qualificare l’offerta e il lavoro”.
Secondo tale Piano, con 10 miliardi di euro investiti nella creazione diretta di occupazione, per la produzione di beni e servizi utili socialmente (beni ambientali, beni pubblici, beni comuni, beni sociali, ecc.) si potrebbero generare in un triennio oltre 700mila nuovi occupati, tra pubblico e privato, per effetto dei nuovi settori e dei nuovi mercati indotti, quindi dei nuovi investimenti privati e della moltiplicazione dei redditi, riportando così il tasso di disoccupazione vicino al livello pre-crisi e aumentando la crescita del PIL di almeno 3 punti percentuali.

pdf Scarica il testo dell’audizione! 

(D.M.)