L’Italia per l’uguaglianza di genere nel lavoro

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Secondo i dati Consob a giugno 2015, il numero di donne nei Consigli di amministrazione delle maggiori società quotate ha toccato il 27,4%, superando la media europea. Un buon risultato ottenuto grazie a una serie di interventi in materia di parità

di Dominella Trunfio, giornalista

“L’Italia ha assunto importanti impegni a livello nazionale e internazionale sui temi dell’uguaglianza di genere e dell’empowerment femminile, per l’attuazione degli obiettivi della Piattaforma d’azione di Pechino e per il raggiungimento della piena parità di genere entro il 2030”. Così ha dichiarato Giovanna Martelli, consigliera del Presidente del Consiglio in materia di Pari Opportunità, durante l’evento di chiusura del progetto europeo “Women Mean Business and Economic Growth – Promoting Gender Balance on Company Boards”, tenutosi a Roma nei giorni scorsi.

“Mentre la leadership al femminile in tutto il mondo è sempre più un sinonimo di sviluppo e crescita economica” ha continuato la consigliera “in Italia, sebbene ci siano importanti segnali, bisogna constatare che la piena realizzazione e parità femminile ha ancora molti traguardi da raggiungere. Per questo, continuiamo a cooperare strettamente con le Nazioni Unite”.

Il progetto, lanciato nel 2013, ha avuto come obiettivo proprio quello di promuovere la presenza equilibrata delle donne e degli uomini nei processi decisionali economici attraverso diversi strumenti e analisi. Grazie al co-finanziamento della Commissione europea, al coordinamento del Dipartimento per le Pari Opportunità e alla collaborazione con il Centro di ricerca sulle dinamiche sociali Dondena dell’Università Bocconi, è stato possibile definire lo scenario in cui versa la leadership femminile italiana.
“Questo progetto ci ha permesso di monitorare l’ingresso delle donne nei luoghi decisionali e gli effetti positivi prodotti dal cambiamento in corso” ha detto Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato della Repubblica. “A quattro anni dall’approvazione della legge 120/2011, i risultati attesi rispetto a un’equa rappresentanza di genere nei Cda e nei collegi sindacali sono migliori delle aspettative, le donne sono infatti aumentate”.

Secondo Monica Parrella, dirigente del Dipartimento PO e coordinatrice del progetto, la Legge Golfo Mosca ha contribuito a infrangere le barriere di ingresso nei ruoli societari decisionali, tuttavia è una legge temporanea e, affinché si realizzi un cambiamento duraturo nel tempo, bisognerà creare un piano futuro. “Occorre intervenire” ha spiegato Parrella “attraverso azioni che strutturalmente modifichino l’organizzazione del lavoro, rendendola più flessibile e compatibile con quella familiare. Ciò consentirà a sempre più donne di assumere posizioni manageriali di primo piano senza che siano costrette a scegliere se mettere al servizio della società il proprio talento o dedicarsi alla famiglia”. Insomma una programmazione del lavoro diversa che parta dalle nuove disposizioni della legge Madia in materia di smartworking.

Durante i due anni di progetto è stata costruita una banca dati con le principali informazioni socio-demografiche dei membri dei CdA e dei collegi sindacali ed è stato realizzato uno studio innovativo sui processi di selezione messi in atto dalle aziende.
“La nostra ricerca” ha precisato la responsabile scientifica, Paola Profeta “ha mostrato che le quote di genere in Italia hanno innescato un processo di rinnovamento dei board che ha migliorato la qualità dei membri. Anche se è ancora presto per dare una risposta definitiva, a differenza del caso norvegese, pioniere nell’introduzione di quote di genere, non abbiamo identificato effetti indesiderati sulle performance aziendali”.

Soddisfatte anche Lella Golfo e Alessia Mosca, prime firmatarie della legge che porta il loro nome. “Le quote” ha chiarito Mosca “non sono un fine ma un mezzo che può essere anche sostituito, l’importante è che abbia la stessa efficacia. L’Europa sta facendo passi avanti ma l’obiettivo finale è la sostenibilità del ruolo della donna in tutti gli ambiti”.

Ottimista il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti che ha concluso: “la composizione dell’attuale Governo, la cancellazione delle odiose dimissioni in bianco, i buoni risultati della legge sulle quote obbligatorie nei CdA, sono esempi di azioni concrete a sostegno della parità di genere. Siamo ben consapevoli della necessità di rimontare una graduatoria che ci vede in affanno, ma i primi risultati si vedono”.