Salvaguardia esodati: ok ad altri 5.000 lavoratori finora rimasti esclusi

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Il Ministero del Lavoro, nella Conferenza dei servizi tenutasi il 9 novembre, ha deciso che anche i circa 5.000 lavoratori titolari di congedo o permesso per assistere familiari disabili avranno diritto ad accedere alla Salvaguardia, dalla quale erano rimasti esclusi

di Daniela Molina, giornalista

Durante la Conferenza dei servizi è stato appurato che ci sono le risorse per ammettere al diritto anche un’altra categoria di lavoratrici e lavoratori che ne erano rimasti esclusi pur avendo i requisiti, procedendo all’attivazione dei cosiddetti vasi comunicanti, cioè alla riassegnazione delle risorse finanziarie risparmiate, tra le categorie di soggetti già destinatari delle disposizioni di salvaguardia. L’Inps è già stata informata dell’allargamento e provvederà al più presto ad inviare agli interessati la certificazione del diritto alla salvaguardia.

Alla Conferenza, cui partecipano il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata verificata la presenza di “risparmi tali da consentire l’accesso alla salvaguardia anche ai titolari di congedo o permesso ai sensi della legge 104/92, i quali, pur possedendo i requisiti per essere ammessi al beneficio, non sono rientrati nel limite numerico previsto, per tale categoria, dalla quarta e dalla sesta salvaguardia”.
Passiamo quindi alla settima salvaguardia, che è quella contenuta nella Legge di Stabilità 2016, all’articolo 18, nella quale è già previsto di offrire il diritto a 26.300 lavoratrici e lavoratori ai quali pertanto ora andranno ad aggiungersi questi 5.000.

Ma in cosa consiste esattamente la “salvaguardia”? Semplicemente nel garantire la possibilità ai lavoratori aventi diritto, di mantenere in vigore le regole che esistevano prima della Legge Fornero.
Si tratta dunque di una deroga alla Legge rispetto ai requisiti previdenziali introdotti nel dicembre 2011.
In questo caso si tratta della possibilità di accedere alla pensione prima di quanto stabilisce la suddetta legge, ovvero 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne indipendentemente dall’età, in caso di pensione anticipata, oppure, se si considera l’età, 66 anni e 3 mesi per la pensione di vecchiaia.
Ovviamente la deroga è concessa solo a certe tipologie di lavoratori, che sono tutelati.

La settima salvaguardia è simile alla sesta (L. 147/2014) con la differenza che il termine per maturare la prestazione pensionistica viene spostato dal 6 gennaio 2016 al 6 gennaio 2017. Inoltre, nella settima salvaguardia vengono inseriti anche i lavoratori del settore edile e quelli provenienti da aziende cessate a causa di fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo o in amministrazione straordinaria o straordinaria speciale.

Si tratta dunque dei cosiddetti esodati, ovvero di tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che hanno dovuto interrompere il proprio rapporto di lavoro per via di crisi aziendali o accordi di ristrutturazione ma che non avevano ancora diritto alla pensione proprio in quanto l’età pensionabile era stata innalzata dalla Legge Fornero o perché la stessa aveva modificato i requisiti per accedervi.
Tali lavoratori e lavoratrici, solitamente di età superiore ai 50 anni, possono essere considerati dei “disoccupati forzati”, che non hanno stipendio, non hanno diritto alla pensione secondo la normativa in vigore, non hanno possibilità di ritrovare un altro lavoro con facilità proprio a causa dell’età.

Perché si chiamano “esodati”? Perché hanno accettato il cosiddetto esodo volontario: essi avrebbero dovuto andare in pensione tra il 2012 e il 2013 e così avevano dato le dimissioni in cambio di un incentivo economico nell’attesa di raggiungere l’età in cui avrebbero potuto prendere l’assegno pensionistico: essendo cambiata improvvisamente l’età per avere questo diritto, si sono trovati con le spalle al muro in quanto la somma ricevuta non è più bastata a mantenerli per il periodo di intermezzo che si è così improvvisamente notevolmente allungato.
E non parliamo di poche persone ma di ben 400.000 individui che ora si trovano in gravi ristrettezze economiche.

Per cercare di aiutare tutte queste persone è stato pertanto deciso, in seguito, di introdurre delle “clausole di salvaguardia” che sono previste di anno in anno, a seconda della disponibilità economica, nelle leggi di stabilità. Quella attuale prevedeva di offrire la deroga solo a 26.300 lavoratrici e lavoratori ma, a seguito dei conteggi effettuati in occasione della Conferenza dei servizi, si è visto che il numero poteva essere innalzato di altri 5.000 esodati e si è deciso di selezionarli tra i titolari di congedo o permesso per l’assistenza ai familiari disabili ex Legge 104/1992.

“Si tratta di un altro importante risultato” ha commentato il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, “acquisito dalla Commissione Lavoro della Camera grazie alla tenacia e all’unità di tutti i partiti. Si è conclusa infatti la Conferenza dei servizi da noi sollecitata fin dal mese di agosto, che ha certificato i risparmi del fondo esodati che consentono l’accesso alla salvaguardia ai familiari di disabili che abbiano prestato cura e assistenza nel corso del 2011 e che non rientravano, pur avendo i requisiti, nelle salvaguardie precedenti per via dei contingenti numerici previsti”.

Damiano ha aggiunto che l’inclusione si è resa possibile “grazie all’applicazione del principio dei vasi comunicanti sul quale ci siamo battuti con successo. Siamo anche riusciti a riaffermare il principio del mantenimento all’interno del fondo – e per la tutela dei soli esodati – dei risparmi che si realizzano. Principio che era stato messo in discussione nel luglio scorso, per gli anni 2013 e 2014 dai tecnici del Ministero dell’Economia. Adesso si tratta di proseguire migliorando nella Legge di Stabilità Opzione Donna e la No Tax Area per i pensionati, senza dimenticare che, secondo i dati dell’Inps, rimangono ancora da tutelare 20.000 esodati”.