L’utilità della Sharing Economy

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Modelli di innovazione e governance strategici per il rilancio del Paese. Il policy paper di Competere.eu

La sharing economy è l’economia della condivisione. Ma in che modo può aiutare a risollevare le sorti del nostro Paese, che sta tentando di riprendersi dopo una crisi durata anni e che in molti dichiarano ancora non terminata? La risposta prova a darla Competere.eu, think tank specializzato negli ambiti della innovazione per lo sviluppo sostenibile dei processi produttivi e decisionali, in occasione dell’incontro “Innovazione e governance ai tempi della sharing economy. Opportunità e proposte per Milano 2016” al quale hanno partecipato alcuni dei principali player del mercato della sharing economy. Secondo questo organismo indipendente, la sharing economy offre modelli innovativi che possono migliorare la qualità della vita dei cittadini e creare una nuova economia, ma finora solo nella città di Milano sembra che questa realtà innovativa abbia preso piede. Ciò significa, però, che proprio da Milano può partire lo slancio per attuare delle politiche collegate alla nuova economia, visto che Milano è la città che più di tutte in Europa ha visto nascere imprese con modello di business fondato attorno alla condivisione.

La ricerca, messa a punto dal fellow di Competere.EU Frederick Dooley, vuole dimostrare che la sharing economy potrebbe rappresentare una grande risorsa economica per l’Italia. L’impatto economico della sharing economy infatti nei prossimi anni avrà significativi risvolti sia a livello occupazionale sia fiscale. Tuttavia, nel nostro Paese, fatta eccezione per Milano, il mercato dei servizi legati alla Sharing Economy è molto limitato, anche a causa dei contrasti a livello normativo ed economico/fiscale, che negli ultimi mesi ha dato vita ad un acceso dibattito all’interno delle istituzioni nazionali senza, per il momento, giungere ad una risoluzione finale. Hanno generato scalpore ad esempio  lo scontro tra Uber e i tassisti e tra Airbnb e Federalberghi.

“Il grande sviluppo della tecnologia e l’abbassamento dei suoi costi” sottolinea Frederick Dooley “offriranno nei prossimi anni la prospettiva della creazione di molteplici applicazioni altamente innovative. Il settore che al momento sta vedendo una importante crescita è sicuramente la sharing economy. E la sharing economy tende a crescere in settori dove l’innovazione faceva fatica a trovare spazio come per esempio la mobilità, il turismo e l’accoglienza, anche a causa dell’esistenza di una regolamentazione molto stringente o a veri e propri monopoli legali”.

Le piattaforme di sharing economy in Italia secondo alcuni specifici criteri sono 186. Dal 2014 sono aumentate del 25%, ma le estere più delle nazionali, che, anzi, sono in leggera flessione: dall’83 al 78%. Gli ambiti su cui si concentrano queste attività di economia collaborativa sono i trasporti (che passano dalle 17 ovvero il 12% del 2014 alle 22 di oggi,18,6%), il turismo e l’accoglienza (presenza cresciuta dal 10 al 15%, con la componente di piattaforme straniere in crescita) e lo scambio e la condivisione di beni di varie tipologie. In aumento è la categoria della cultura, con 10 servizi (9%), mentre le piattaforme che promuovono la condivisione delle competenze sono in tutto 9 (8% del totale).Si rileva che la maggior parte di queste iniziative sono un progetto imprenditoriale. Quello dei servizi collaborativi italiani oggi è, tuttavia, un mercato con un giro d’affari ancora poco significativo.

Dooley spiega che “i vantaggi di prezzo per i consumatori e la possibilità di usare un proprio bene altrimenti inutilizzato, sono dei grandi incentivi specialmente in un periodo di crisi economica. Le istituzioni in questo campo giocano un ruolo fondamentale sia nel facilitare le imprese che fanno innovazione sia nell’anticipare e governare i conflitti tra i tanti interessi in gioco. Un esempio di come le istituzioni possano collaborare coi privati è il servizio di car sharing a Milano: il Comune ha fatto un passo indietro dal punto di vista dal coinvolgimento diretto nella gestione del servizio, operando come semplice regolatore di sistema, lasciando che gli operatori privati investano e competano tra di loro creando dei servizi sempre più adatti alle esigenze del pubblico”.

“Milano” ha sottolineato il presidente di Competere.eu Pietro Paganini “è sicuramente il modello italiano ed europeo. Imprese e imprenditori stanno dando vita ad uno straordinario sforzo creativo che ha urgente bisogno di un sistema di regole che tutelino si l’utente ma che non limitino l’innovazione e quindi gli stessi vantaggi di cui il consumatore godrebbe. Regolare significa per noi creare le condizioni affinché questo riscoperto modello di sviluppo possa crescere più rapidamente, migliorando le condizioni di vita delle nostre città”.

Secondo Roberto Race, segretario generale di Competere.eu “È fondamentale che l’Italia sappia essere leader e non follower nel grande cambiamento che sta avvenendo in alcuni settori come il turismo e la mobilità”.

Nelle prossime settimane verranno presentate alcune proposte sul tema al Governo e ai rappresentanti delle Autorità regolatorie.

(D.M.)