Reddito minimo garantito: tutte le sfaccettature

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Lotta alla povertà, in arrivo fondo ad hoc con legge di Stabilità. L’ex ministra Fornero lancia la sua ricetta: “reddito minimo a over 50 e giovani”. Ma il governo frena: “piano Boeri troppo complicato da realizzare”

di Daria Contrada, giornalista

Stop ai privilegi, sì al reddito minimo “non solo per gli over 50, ma anche per dare un aiuto concreto ai giovani” e ai loro ‘buchi’ contributivi. Elsa Fornero torna a far parlar di sé. L’ex ministra del Lavoro entra nel dibattito Poletti-Boeri lanciando la sua ricetta: “il sistema pensionistico è sostenibile finanziariamente e lo sarà socialmente se avremo strategie per il lavoro, un lavoro più inclusivo per giovani e donne. Lo Stato deve garantire non i privilegi ma gli sfortunati; se non raggiungi una pensione adeguata serve qualcosa, come il reddito minimo, che valga per gli over 50 e per i giovani. E se nel frattempo lo Stato paga i contributi, le pensioni dei giovani in futuro non saranno poi così basse”.

Ipotesi campate in aria? In realtà all’interno della legge di Stabilità 2016, attualmente in discussione alla Camera, sono contenute delle norme per la lotta alla povertà con la creazione di un fondo ad hoc volto a finanziare delle forme ‘embrionali’ di reddito minimo garantito. Si tratta di un piano triennale per dare sostegno alle famiglie in difficoltà; a tale fondo saranno assegnati 600 milioni di euro per il 2016, che saliranno a 1 miliardo dall’anno successivo.
Gli interventi individuati come prioritari sono due: l’estensione su tutto il territorio nazionale della misura di sostegno all’inclusione attiva (Sia), incrementando l’autorizzazione di spesa relativa all’assegno di disoccupazione; e una serie di interventi diretti verso nuclei familiari con figli minori.

La misura prevista ricalca la proposta di riforma che il presidente dell’Inps, Tito Boeri, aveva presentato già prima dell’estate. Uno dei pilastri è proprio la creazione del cosiddetto Sia55: una sorta di reddito minimo garantito per i nuclei familiari con a capo un 55enne che si trovano in una situazione di disagio economico.
La famiglia di riferimento è intesa come nucleo che condivide la stessa abitazione: questo significa che non solo l’ultra 55enne, ma anche eventuali figli disoccupati usufruiscono del trattamento.
Parliamo di un assegno variabile a seconda delle condizioni dei beneficiari, pari a un importo di denaro sufficiente per riportare tali famiglie sopra la soglia di povertà.
A quanto pare le persone povere disoccupate con più di 55 anni sono più che triplicate nell’arco di sei anni, e con i loro nuclei familiari rappresentano il 5% di tale fascia di popolazione.

Oltre a queste misure sociali, tra gli obiettivi del presidente dell’Inps c’è quello di rendere più flessibile l’età pensionabile, per facilitare il ricambio generazionale nel mercato del lavoro.
Per le misure proposte da Boeri, vengono fatte diverse stime sui costi: quella più ottimistica calcola un onere per lo Stato di 150 milioni di euro nel 2016, 1 miliardo nel 2017, 2,5 miliardi nel 2018 e 3 miliardi nel 2019 e nel 2020; quella più prudenziale – basata sull’ipotesi che tutti gli aventi diritto usufruiscano dell’uscita anticipata – prevede un costo per le casse pubbliche di oltre 600 milioni nel 2016, che sale progressivamente fino a 3,8 miliardi nel 2019, per poi scendere negli anni successivi, fino ad attestarsi a 2,3 miliardi di euro ogni 12 mesi.
Per trovare le risorse vanno rimodulate le prestazioni assistenziali percepite al di sopra dei 65 anni di età e armonizzati i trattamenti in essere, prevedendo un contributo per quelli sopra i 5mila euro; ulteriori risparmi verrebbero dal taglio dei vitalizi e delle pensioni sindacali.

Ma cosa ne pensa il Governo? Il prelievo sulle pensioni più alte non piace proprio: “penso sia un errore tagliare le pensioni, dobbiamo dare fiducia agli italiani”, sostiene il premier Matteo Renzi rivendicando il taglio delle tasse, a partire dalla Tasi, come cardine della legga di Stabilità.
Qualche giorno fa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è tornato sul tema definendo “utili” le indicazioni di Boeri. Poi però ha aggiunto che “prima bisogna pensare a chi ha perso il lavoro, solo dopo si può allargare la platea”. Tra l’altro sembra che il nodo risorse stia frenando l’esecutivo: “al momento si è deciso di rinviare perché quel piano, oltre a misure utili come la flessibilità in uscita, ne contiene altre che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”, ha chiosato Poletti.

Ma l’idea di istituire un indennizzo a tempo indeterminato non è nuova: ne abbiamo sentito parlare più volte il Movimento Cinque Stelle, con la sua proposta di reddito minimo di cittadinanza, che prevede un contributo fino a 780 euro al mese, corrispondenti alla soglia di povertà certificata dall’Istat. Una misura simile è stata avanzata da PD e SEL con il reddito minimo garantito, un sussidio di 500 euro al mese per tutti i disoccupati e per chi non riesce a raggiungere questa fascia di reddito.
Che lo si chiami in un modo o nell’altro, vediamo con la legge di Stabilità se la misura verrà inserita, ma soprattutto in che modo sarà finanziata.