Renzi, i giornalisti e gli insegnanti

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Per me l’Ordine dei Giornalisti può chiudere anche domattina. E gli insegnanti che non hanno partecipato al concorsone? Peggio per loro, hanno dato retta ai sobillatori e ora restano precari

di Daniela Molina, giornalista

Nella conferenza stampa di fine anno il Presidente del Consiglio si è inimicato un paio di categorie di lavoratori precari: i giornalisti e gli insegnanti. Precari da anni, precari senza via d’uscita se un Presidente del consiglio che è anche alla guida di uno dei più importanti partiti politici italiani ha di queste opinioni.

Ma raccontiamo dal principio. Come i giornalisti sanno, ogni fine d’anno il Consiglio Nazionale dell’Ordine organizza la conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri. In apertura, spetta al Presidente dell’Ordine dare un messaggio al Presidente del Consiglio e quest’anno l’attuale presidente Enzo Iacopino ha voluto porre l’accento sulla posizione sempre più vacillante di molti giornalisti italiani. Ha usato parole forti, Iacopino, nel tentativo di avere finalmente una risposta a una richiesta d’aiuto che questa categoria lavorativa dalle ampie responsabilità esprime da anni.
Iacopino ha parlato di schiavitù e barbarie, così argomentando: “la schiavitù dei giornalisti italiani nei confronti degli editori non solo è tollerata ma è anche codificata in contratti, come quelli che prevedono un compenso annuale lordo, comprese le spese di ogni tipo e le tasse, di poco più di 4.000 euro per servizi scritti e con aggiunta di audiovisivi e fotografie, senza limiti di orario o di impegno. O come quelli che prevedono il pagamento di 1 solo euro ad articolo. “E c’è chi chiede di decurtare i compensi con effetto retroattivo al 1° gennaio 2015: o si accetta o si lascia il giornale” aggiunge Iacopino chiedendo a Renzi di far sì che non vengano dati finanziamenti pubblici agli editori che non pagano i giornalisti [spetta infatti alla Presidenza del Consiglio decidere a chi darli, ndr], tutti i giornalisti, non solo i contrattualizzati, riferendosi a chi diceva “tutti chi? Ai contrattualizzati, perché gli altri, i collaboratori, è inutile pagarli”.
Poi passa alla seconda parola cruda: barbarie, riferendosi a quei giornalisti che vengono incarcerati per proteggere la propria fonte e porta un esempio recentissimo, quello di un giornalista ultraottantenne che è stato messo in carcere e deve scontare una pena di 2 anni e 11 mesi perché non ha rivelato il nome di una sua fonte, cosa che non può fare perchè obbligato, oltre che dalla sua coscienza, dal codice deontologico (che ha pure forza di legge). E Iacopino si riferisce ancora ai 521 giornalisti italiani che nel 2015 (dati Osservatorio Ossigeno per l’Informazione) hanno subito minacce di ogni tipo, anche di morte.
Ma purtroppo la risposta di Matteo Renzi non è quella sperata: “non condivido le sue parole” dice “non credo ci sia schiavitù né barbarie in Italia”. E aggiunge: “io sono per abolire l’Ordine dei Giornalisti. Anche domattina”. Non solo: fa pesare il fatto che all’estero i giornalisti stanno molto peggio, riferendosi a quelli che sono stati ammazzati o sono incarcerati “lì si può parlare di schiavitù, non certo da noi” (dimenticando che tra quelli ce ne sono anche di italiani).
E sui compensi se la cava con un “tramite il sottosegretario Lotti verificherò i punti che ha segnalato in relazione all’equo compenso”.
Non c’è possibilità di replica, i tempi sono stretti e la conferenza stampa deve andare avanti, ma Iacopino a un certo momento ce la fa a infilare un commento del tipo “se altrove le cose vanno peggio non è una giustificazione perché qui vadano male”. Ma non sortisce effetto. Renzi, si sa, va avanti per la sua strada e così continua passando a parlare di ciò che ha fatto il suo governo in questo 2015. E lì, ecco una nuova gaffe: stavolta se la prende con i docenti precari.
“Grazie al Jobs Act 300.000 persone hanno trovato lavoro” afferma. “Un giovane mi ha persino fermato per strada per ringraziarmi perché grazie a questa legge era stato assunto a tempo indeterminato. E anche una professoressa, dopo la Legge sulla Buona Scuola, ha messo online un video per ringraziare, un video di addio al precariato”.
Renzi ci tiene quindi a sottolineare che alcuni professori precari non hanno fatto domanda e, sobillati da qualcuno, hanno detto a chi partecipava al concorso “vi deporteranno”. Al contrario, se l’avessero fatta, “non solo sarebbero stati regolarmente assunti, ma sarebbero rimasti nella loro regione”. Invece ora sono rimasti come stavano, precari perché se la sono voluta.

Renzi ha parlato anche di molte altre cose, ma sempre con lo stesso spinto ottimismo: L’Italia si è rimessa in moto. È un Paese stabile. Un Paese pieno di energie vive, vitali. Il 2015 è stato meglio del 2014. Il nostro deficit è il più basso degli ultimi anni. Siamo usciti dalla recessione, la disoccupazione è calata, gli italiani stanno tornando a spendere, la fiducia è aumentata. Se dovessi scommettere oggi sui risultati delle elezioni del 2018 direi che le vinciamo subito, al primo turno, con la maggioranza assoluta.
Siamo contenti per il suo ottimismo e non vogliamo “fare i gufi” però molti giornalisti e molti insegnanti non lo sono altrettanto. Le nostre ragioni? Ne abbiamo a iosa, ma vorremmo parlarne con qualcuno che ci ascoltasse veramente.