Il collegato ambientale è legge: ecco l’agenda green del governo

sottosegretario

Intervista al sottosegretario Velo: “L’approvazione del provvedimento indica un cambio di passo culturale per il Paese. Il prossimo step è il Green Act”

di Daria Contrada, giornalista

Semplificare e al tempo stesso promuovere il riutilizzo delle risorse e della sostenibilità ambientale, prevedendo anche incentivi per premiare i comportamenti virtuosi di consumatori, produttori e istituzioni. È questa in estrema sintesi l’agenda verde del governo, pronta a diventare operativa grazie all’approvazione del cosiddetto collegato ambientale. Il Disegno di Legge recante Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali, più comunemente noto come collegato ambientale alla legge di Stabilità, è stato infatti approvato in via definitiva alla Camera in terza lettura lo scorso 22 dicembre ed è ora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. 

Il provvedimento rappresenta un passo avanti fondamentale nella definizione delle politiche ambientali nazionali in una logica che per la prima volta le collega ad innovative scelte di politica economico-industriale indirizzate verso una crescita e uno sviluppo sostenibile. Insomma, scommettiamo sull’ambiente, ci preoccupiamo del rispetto e della sua tutela, senza sottovalutare la sua straordinaria potenzialità di sviluppo economico. Si tratta di un pacchetto di trenta norme che abbracciano la materia ambientale a tuttotondo, strumenti a costo zero per una politica più efficace in tutti i settori.

Ci ha spiegato di più il Sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo.

Quali sono le principali novità introdotte e in che modo questo provvedimento favorirà lo sviluppo dell’economia verde in Italia?
Un fondo per gli interventi di bonifica dall’amianto negli edifici pubblici, misure per la gestione dei rifiuti, un programma per la mobilità sostenibile, semplificazioni, nuove norme per gli appalti verdi, misure per lo sviluppo dell’economia circolare, prevenzione del dissesto, fondi per le aree marine protette e norme per le operazioni di dragaggio nei porti. Sono questi i principali provvedimenti contenuti nel collegato ambientale. Ma non solo. Ci sono importanti novità anche sul fronte del contrasto al dissesto idrogeologico: con il collegato, infatti, viene istituito un fondo per la progettazione di interventi di mitigazione nelle aree a rischio e vengono stanziati 10 milioni di euro per il 2016 per finanziare interventi di demolizione di immobili abusivi nelle aree ad alto rischio idrogeologico. Si tratta di un provvedimento fondamentale per lo sviluppo della Green Economy, un settore in costante crescita che incide in maniera rilevante sul Pil del nostro Paese e che trarrà grandi benefici dal collegato grazie alle semplificazioni e agli incentivi che premiano i comportamenti virtuosi. Scelte importanti che tracciano un percorso per un vero e proprio cambio culturale nel nostro Paese. Dobbiamo prendere atto che i cambiamenti climatici impongono un approccio diverso con il territorio e che i Comuni dovranno pianificare le loro scelte seguendo i principi della rigenerazione urbana e del riutilizzo degli edifici esistenti.
Nel dettaglio, con il collegato ambientale vengono introdotti incentivi per le imprese, attraverso il credito d’imposta del 50% sulle spese sostenute, a favore dei titolari di reddito d’impresa che effettuano interventi di bonifica dell’amianto su beni e strutture produttive per l’intero 2016. L’investimento dovrà essere di almeno 20.000 euro e avvenire sul territorio italiano. Inoltre, con l’approvazione del provvedimento sarà più semplice per la pubblica amministrazione fare acquisti verdi: le aziende in possesso di certificazione ambientale EMAS o Uni En Iso 14001 godranno di una riduzione della garanzie necessarie per accedere agli appalti per la fornitura di beni e servizi ecologici. Viene istituito un fondo di 10 milioni di euro e previsto un capitolo di spesa al ministero dell’Ambiente a disposizione dei Comuni, per rimuovere o demolire opere e immobili realizzati in aree a rischio idrogeologico elevato, in difformità o in assenza del permesso di costruire. Ma le novità non finiscono qui. I Comuni con più di 100 mila abitanti, anche in associazione, potranno presentare progetti per limitare traffico e inquinamento, che il governo finanzierà con 35 milioni di euro complessivi. I fondi saranno destinati a incentivare “iniziative di mobilità sostenibile, incluse iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bike-sharing, la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici”. I Comuni dovranno poi installare posaceneri: si introduce infatti il divieto di gettare in strada mozziconi di sigaretta, gomme da masticare e altri piccoli rifiuti, come fazzoletti e scontrini. Per promuovere l’economia circolare, vengono agevolati gli accordi tra enti pubblici, aziende, associazioni per utilizzare, nella produzione, materiali di scarto e post-consumo. Le aziende in grado di fare innovazione, utilizzando nella produzione materiali provenienti dalla raccolta differenziata e dal disassemblaggio di prodotti scartati, potranno avere incentivi e credito d’imposta. Istituito un nuovo marchio volontario “Made Green in Italy” per indicare e comunicare l’impronta ambientale dei prodotti: chi compra potrà privilegiare il “chilometro zero” certificato e le produzioni agricole e industriali sostenibili.

Il Senato ha impiegato quasi un anno per l’esame del testo; tornato alla Camera, invece, è stato approvato con 169 sì, 32 no e 11 astenuti. Quali i motivi del ritardo a Palazzo Madama? In terza lettura a Montecitorio c’è stato ampio consenso tra le parti?
Si tratta di una legge che contiene tantissime norme e che tocca numerosi temi. Basti pensare che la commissione Ambiente ha effettuato quasi 50 sedute, decine di audizioni e esaminato centinaia di emendamenti. Certo, con uno sforzo maggiore da parte di tutti avremmo potuto approvarlo con qualche mese di anticipo, ma sono comunque soddisfatta per il risultato ottenuto.

Quali sono i prossimi step per far compiere al nostro Paese un cambio di passo in materia di tutela ambientale?
Dopo l’approvazione della legge sugli ecoreati e le disposizioni contenute nel collegato ambientale, la prossima sfida che il governo ha di fronte, adesso, è quella del Green Act, il nuovo piano eco-industriale che darà le linee guida per il rilancio dell’economia del nostro Paese in cui l’ambiente sarà protagonista. Senza dimenticare, poi, la legge sul consumo zero di suolo, una legge innovativa, in linea coi principi che ci impone l’Europa e che sarà fondamentale, da qui ai prossimi anni, per ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici e che mi auguro possa essere approvata al più presto.

pdf In allegato il testo della legge