L’importanza della formazione superiore: l’esempio della Winter School India della Bicocca di Milano

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A cura di Mariangela Giusti, Docente di Pedagogia interculturale all’Università degli Studi Milano-Bicocca

Nella seconda metà del mese di gennaio 2016 si svolgerà la seconda edizione della Winter School India, organizzata dall’Università degli Studi di Milano Bicocca, un’occasione di formazione superiore che consente di fare qualche riflessione che riguarda le studentesse degli anni attuali e lo sviluppo umano e professionale di alcune occasioni formative.

Come altre Winter (o Summer) School, anche questa è nata dopo un periodo di tre anni durante i quali sono state proposte varie attività didattiche d’aula agli studenti di un Corso universitario. Nello specifico: il Corso di Pedagogia interculturale dell’Università di Milano-Bicocca. L’argomento iniziale d’interesse è stato un progetto espositivo organizzato a Milano, di patachitra originali delle donne indiane Chitrakar.
Di recente la filosofa americana Martha Nussbaum ha ricordato in alcuni suoi libri e articoli, che è essenziale il rapporto fra “cosa” si insegna e “come” lo si insegna. Ebbene: in una disciplina non semplice come la Pedagogia interculturale, la riflessione teorica e il pensiero critico si devono abbinare a esperienze reali, a apporti narrativi, filmici, musicali, artistici.
È una disciplina giovane, sviluppata negli ultimi 20 anni in virtù del rapporto diretto col mondo della scuola, le classi multietniche, le difficoltà e la ricchezza pedagogico-didattica legata alle differenze linguistiche, culturali, valoriali, religiose presenti nelle scuole italiane. Ciò rappresenta un arricchimento per tutti (nativi e migranti, allievi e docenti), ma non è semplice farlo capire a studenti di 22/23 anni che si stanno formando alle professioni educative. Per questo la ricerca sul campo, l’osservazione partecipata, l’utilizzo del colloquio in profondità rappresentano veri canali per gli studenti universitari per entrare in contatto diretto con le diversità. La mostra sui patachitra era interessante in questa prospettiva.

Cosa sono i patachitra? Sono lunghe strisce di carta e tessuto dipinte a mano che raccontano storie attraverso immagini (leggende mitologiche hindu, fatti di attualità) per diffondere messaggi d’importanza sociale.
Le lunghe strisce di stoffa vengono poi arrotolate dalle donne artiste Chitarakar, in modo da poterle trasportare facilmente nei villaggi rurali dell’India allo scopo di formare altre donne analfabete (empowerment).
Come avviene questa formazione? Nel modo più semplice e accessibile: il patachitra è srotolato lentamente dalla donna-formatrice che, con un gesto elegante e sapiente del braccio e della mano, indica alle ascoltatrici i quadrati dipinti e il loro significato. Contemporaneamente, la donna canta ciò che è raffigurato.

Da qui è nato un interesse genuino da parte degli studenti, manifestato con una grande partecipazione all’attività didattica proposta. È seguita una mostra, in Università, dei testi e delle foto prodotte, la pubblicazione di un libro, varie micro ricerche finalizzate a tesi di laurea; tutte attività svolte nell’Ateneo, ma con diramazioni al di fuori di esso: il libro è stato invitato al Festival “Mantova Letteratura”, Milano, Malnate, Arcore, Barzio, Desio; laboratori sui patachitra sono stati proposti a Genova, Milano, Legnano e a settembre 2016 in Expo.
Da questi passaggi progressivi è nata nel 2014 l’idea accademica e pedagogica di progettare una Winter School mirata a incontrare le donne chitrakar nel loro villaggio Naya (vicino a Pingla, distretto di Medinipur, West Bengal, India).
La prima edizione c’è stata a gennaio 2015 e fra pochi giorni prenderà avvio la seconda. La Winter School India, come esperienza di formazione, quest’anno vede coinvolte studentesse (solo uno studente) che provengono da vari Dipartimenti dell’Università di Milano-Bicocca (Sociologia, Psicologia, Antropologia, Economia del Turismo, Scienze della Formazione) e da altre Università italiane: Torino, Bergamo, Pavia, Milano Statale. Sono studentesse che appartengono a Corsi di Laurea Triennali e Specialistici. Questo fatto induce a riflettere sul fatto che probabilmente in questa fase storica sono proprio le ragazze che cercano di sfruttare gli Atenei anche per quelle opportunità formative che escono un po’ dagli insegnamenti tradizionali (i classici Corsi d’aula) e chiamano in causa l’esperienza di vita, l’incontro diretto, il misurarsi con l’alterità.

Senza alcun dubbio un’esperienza come la Winter School India mette alla prova lo spirito di adattamento, la motivazione a conoscere, la capacità di muoversi nel mondo.
È un’esperienza di formazione che s’inquadra nell’ambito delle Scienze Umane, che presta attenzione alla costruzione del percorso in dimensione individuale e collettiva e alla capacità di ciascuno (studentesse e docenti accompagnatori) di misurarsi direttamente con la complessità di un mondo così tanto lontano. Eppure, l’esperienza della prima edizione della Winter School ha dimostrato che solo dopo pochi giorni quel mondo così lontano appariva già familiare, già vicino, già fonte possibile di nostalgia.