Commercio provincia e capoluogo: focus della Cna

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Aumenta il numero delle imprese attive del commercio e della ristorazione (dal 2014 al 2015), ma chiudono i bar. “Cala la vivacità nelle nuove iscrizioni, cresce invece la resistenza delle imprese già operanti”. La dati di Cna Ancona

Nella provincia di Ancona il 2015 è stato un anno di crescita per le imprese del commercio al dettaglio (+14 unità), dei servizi di alloggio (+8 unità) e di ristorazione e bar (+23 unità). 

“A livello provinciale – spiega Andrea Riccardi, responsabile Cna Commercio e Turismo – si sono sviluppate le attività più innovative (commercio via internet) ed è cresciuto il numero dei ristoranti (+39), ma sono diminuiti i bar (-14). Se puntiamo la lente di ingrandimento su Ancona, notiamo che anche il capoluogo marchigiano segue il trend della provincia, con un aumento delle imprese legate alla ristorazione (+14) e una diminuzione del numero dei bar (-9)”.
Secondo lo studio condotto dalla Cna, nel 2014 le imprese attive del settore commercio, alloggio e ristorazione erano 5.492, contro le 5.506 del 2015, con un incremento di 14 unità (variazione di +0.3%).
“Se consideriamo le nuove imprese – aggiunge Giovanni Dini, direttore Centro Studi Cna Marche – notiamo immediatamente che: il numero dei nuovi iscritti per il commercio al dettaglio è diminuito (da 250 nuove imprese nel 2014 a 225 nel 2015); è cresciuto per il settore del commercio al dettaglio via internet (da 20 a 26); sono cresciute di numero le nuove imprese dei servizi di alloggio (da 4 a 10); sono diminuite le nascite di bar e ristoranti (da 109 nel 2014 a 91 nel 2015). Ciò significa che nella provincia il settore ristorazione ha mostrato meno vivacità sui nuovi iscritti, ma più resistenza da parte delle imprese già operanti”.
Elaborando e confrontando i dati degli ultimi anni, emerge che il settore della ristorazione potrebbe essere ad una svolta: poiché cresce la difficoltà d’ingresso di nuovi bar e ristoranti, ma le imprese presenti sul mercato riescono in maggiore misura a resistere, significa che la crescita del settore ha raggiunto una maturazione.
“In una fase di leggero rilancio dei consumi – prosegue Dini – la maggior difficoltà d’accesso può dipendere soprattutto dalla forte concorrenza, mentre la maggiore tenuta delle imprese storiche può essere legata, oltre che alla debole ripresa e al miglioramento del clima di fiducia, anche alla selezione che ha operato in precedenza. Sono rimaste in attività le imprese più robuste e vitali, ma ad esse si aggiunge un numero minore di nuove imprese, frenate dal livello raggiunto dalla concorrenza, dalla necessità di maggiori investimenti per affrontarla efficacemente, dal venir meno delle nicchie di mercato che si sono aperte con la moda del settore alimentare”.
Nel comune di Ancona, il 2015 coincide con una crescita delle imprese del commercio al dettaglio (+10 unità), una stabilità del numero di imprese dei servizi di alloggio e un aumento del numero di imprese attive nella ristorazione/bar (+5 unità).
“Confrontando il numero di imprese attive – conclude Andrea Riccardi – il commercio al dettaglio del capoluogo passa da 1.301 imprese nel 2014 a 1.311 nel 2015 (per un incremento del +0.8%). Infine, per quel che riguarda le nuove iscrizioni, nel 2015 aprono 69 nuove imprese, contro le 62 del 2014; diminuiscono le iscrizioni legate alla ristorazione e bar (da 23 nel 2014 a 21 nel 2015) ”.