Dai silenzi ai fatti, per contrastare la violenza sulle donne

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La violenza si può combattere e le armi migliori sono quelle dell’azione e della cultura. E’ quanto emerso da un incontro all’Università Roma 3

di Daniela Delli Noci, giornalista

Promosso dal GIO-Osservatorio Interuniversitario studi di genere, dal Comitato Unico di Garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico e dagli Stati Generali delle Donne, l’evento ha avuto lo scopo di analizzare i motivi della violenza di gruppo e di passare ai fatti concreti, costituendo gruppi di lavoro e individuando i percorsi da seguire. Si è posto l’indice sul silenzio, che in occasione dei fatti di Colonia ha fatto particolarmente “rumore” e che Francesca Brezzi, presidente del GIO, ha definito “un ulteriore atto di violenza contro le vittime”. Pesa soprattutto la mancanza di reazione degli uomini che accompagnavano le donne importunate, un silenzio che si può considerare connivente.

Gli episodi di Colonia sono noti: la notte di Capodanno, durante la festa in piazza, una moltitudine di uomini ha molestato altrettante donne. Un atto deliberato che pone molti interrogativi e che dovrebbe stimolare una seria riflessione anche da parte degli uomini. “Abbiamo assistito a un fatto quantitativamente notevole” ha sottolineato Brezzi “che si pone, a mio parere, su un piano simbolico diverso da quello consueto. Si è trattato di uno stupro di gruppo, è il segno di un gesto patriarcale e non possiamo ridurre tutto a un conflitto etnico, è troppo facile. Non si devono nemmeno riprodurre discussioni sullo scontro di civiltà, perché fatti del genere accadono anche nelle nostre città. Dobbiamo interrogarci su questi episodi e vogliamo subito metterci al lavoro.”

Le proposte concrete non mancano. Ad esporle all’assemblea è stata Laura Moschini del Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma 3, componente del GIO. “Abbiamo ricevuto suggerimenti che mettono al centro l’educazione a partire dalla prima infanzia. Ho più volte riscontrato quanto possano essere positivi i risultati. Occorre inoltre affrontare il problema del confronto tra culture diverse; essere persone laiche significa non solo rispettare queste differenze, ma anche pretendere rispetto. Tra le proposte che arrivano più di frequente vi è quella di regolare l’accesso degli immigrati. Accoglienza e rispetto delle regole possono risolvere il problema.”

La conoscenza della lingua, inoltre, dovrebbe essere potenziata, perché è fondamentale sapersi esprimere nell’idioma locale per poter comunicare e per avere relazioni; secondo le indicazioni pervenute all’Osservatorio, inoltre, sarebbe importante vietare l’introduzione di tradizioni contrarie alla nostra legge, come le mutilazioni rituali. Le donne che si rifiutano di seguire tali convenzioni sono spesso protagoniste di episodi di violenza che culminano in tragedia.
“Sentiremo la voce delle donne islamiche” ha proseguito Francesca Brezzi “e chiederemo loro di assumere una posizione su questa faccenda. Vogliamo porci in relazione con loro per sentire cosa ne pensano; il dialogo si deve basare sulla riflessione in merito alla libertà delle donne, che deve costituire un bene comune.”
convegnoL’Osservatorio pensa di promuovere anche la cosiddetta “educazione del passante”, un’attività che ha lo scopo di accrescere la consapevolezza in coloro che assistono alle violenze e di stimolare un atteggiamento di aiuto e di protezione verso le vittime.
“Non esiste solo la violenza fisica contro le donne” ha precisato Laura Moschini “c’è anche quella psicologica: si tratta di piccoli e grandi episodi quotidiani che ciascuna donna deve sopportare sul lavoro, in casa, per strada e che la portano a spegnersi a poco a poco.”
Concreto è il lavoro dei Centri antiviolenza, che spesso si trovano alle prese con problemi economici e che riescono con fatica a svolgere un lavoro di sostegno e di accompagnamento delle donne vittime di violenza. Andrebbero potenziate queste strutture, che svolgono un lavoro capillare sul territorio.

La formazione e la diffusione delle notizie sono gli strumenti di un cambiamento culturale auspicato e non facile, i cui risultati si possono vedere nel lungo periodo. E’ questo il motivo per cui il nostro giornale dedica uno spazio ampio e dettagliato alle notizie su queste problematiche e alle proposte di risoluzione, come la Campagna contro la violenza sulle donne, che Donna in Affari sostiene.
E’ importante anche l’aspetto economico, perché la conquista di un’indipendenza lavorativa può favorire la liberazione dalla violenza. Patrizia Giarratana, presidente del Comitato Unico di Garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico, ha posto l’accento sulla necessità di creare le premesse perché la donna sia autonoma economicamente: “Come MISE possiamo intervenire su due aspetti, la comunicazione e la creazione di reti di donne imprenditrici, per favorire gli incontri con chi opera all’estero. Sono poche le donne che partecipano alle riunioni e ai convegni di questo tipo, forse non hanno ancora capito che andare all’estero è un modo per crescere economicamente.”
A proposito di cambiamento culturale, la Consigliera nazionale di Parità, Francesca Bagni Cipriani, sta cercando di mettere in atto iniziative di rimozione di uno stereotipo femminile che porta allo sfruttamento commerciale dell’immagine della donna. Un’azione congiunta delle istituzioni, degli organi pubblici d’informazione e dei soggetti che attuano campagne di promozione sociale, potrebbe infatti favorire il cambiamento culturale e una più efficace attività di controllo.