Il nuovo corso del lavoro autonomo

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Lo Statuto del Lavoro Autonomo, per una nuova concezione delle tutele per i liberi professionisti, presentato nel tempio di Adriano

di Angelica Basile

Il 18 febbraio in un convegno a Roma si è parlato dello Statuto del lavoro autonomo, una carta che secondo le intenzioni dovrebbe essere inserita nella Legge di Stabilità 2016 e che riguarda aspetti fiscali e previdenziali, diritti e regole condivise da tutti i liberi professionisti. 

Il convegno è stato organizzato da Confprofessioni Lazio, con la collaborazione di E.Bi.Pro (Ente Bilaterale Nazionale delle Professioni) e Cadiprof (Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori degli Studi Professionali).
Il tema è stato affrontato da più punti di vista con un dibattito articolato in tre tavole rotonde.

Dopo l’introduzione di Andrea Dili, presidente di Confprofessioni Lazio, ha preso la parola Lcia Valente, assessora al lavoro della Regione Lazio, regione in cui è stata varata una Consulta del lavoro autonomo e professionale a dicembre 2015. Si tratta di un organismo permanente composto da 21 persone in quanto “abbiamo tentato di rappresentare nella Consulta tutte le realtà del lavoro autonomo (e quindi professionisti aderenti ad ordini o non)” ha detto la Valente. “Tramite questo organo vengono presentate proposte trasversali a tutto il mondo dei professionisti, realizzate tramite un lavoro comune, lo stesso che ha contribuito ad arrivare al cosiddetto Statuto del lavoro autonomo, oggetto del convegno di oggi”.

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Secondo Valente e Dilli, lo Statuto rappresenta un documento rivoluzionario in quanto – spiega l’assessora – “rivede in toto l’onere di tutela del lavoro autonomo. Solo per fare un esempio è stata stabilita la deducibilità delle spese di formazione, comprese anche le partecipazioni a convegni, fino a 10.000 euro. Il tema della tutela della gravidanza e della malattia è particolarmente delicato e quindi trovo davvero importante la norma che estende al lavoratore autonomo il congedo parentale fino a 6 mesi. La maternità viene data al libero professionista indipendentemente dalla sospensione del lavoro”.

Il testo della Proposta di Legge, presentata per la prima volta il 30 gennaio 2014, è stato assegnato ad aprile 2015 alla X Commissione Attività produttive della Camera (Atto parlamentare 2017, che troverete in allegato in calce all’articolo).

Tornando al convegno, la prima tavola rotonda, dal titolo “Il Jobs Act del lavoro autonomo”, è stata coordinata da Paolo Stern, esperto Fondazione Studi consulenti del lavoro, e vi hanno partecipato: Carla Ruocco, Commissione Lavoro Senato; Maurizio Del Conte, presidente Anpal e consigliere giuridico della Presidenza del Consiglio; Chiara Gribaudo, Commissione Lavoro Camera dei deputati; e Andrea Mandelli, Commissione Bilancio Senato.
Stern ha sottolineato come sia fondamentale garantire i diritti di tutti quelli che lavorano e non solo dei lavoratori dipendenti. Politiche economiche, fiscali, previdenziali sono necessarie per regolamentare una fetta di professioni che da sempre viene meno considerata proprio da chi fa le leggi.
Del Conte è intervenuto nel dibattito dicendo che “sarebbe un comportamento miope se nel disegno complessivo delle politiche del lavoro si chiudesse un occhio sulle libere professioni. Soprattutto i servizi per l’impiego devono allargare il proprio sguardo anche verso chi vuole aprire un’attività professionale autonoma. Questo richiede formazione, assistenza soprattutto. Un altro fatto da considerare è l’esclusione del libero professionista dagli affari degli appalti pubblici, che va a ledere proprio i lavoratori autonomi, i quali spesso si vedono sbarrata la strada a priori, sebbene siano molto qualificati”.

E cosa dire dei diritti del lavoratore autonomo verso il committente? La Proposta di Legge fa valutazioni sul tema vietando le cosiddette clausole abusive, e Carla Ruocco ha sottolineato spesso la mancanza di supporto dello Stato verso questi settori produttivi. “Il sistema previdenziale con questa PdL fa sicuramente un passo in avanti, ma siamo solo all’inizio del riconoscimento dell’importanza dei lavoratori autonomi”.

Chiara Gribaudo, deputata del PD, ha parlato invece di genitorialità condivisa, che dovrebbe prendere il posto del termine maternità, tradizionalmente utilizzato quando si tratta il tema gravidanza. “Togliere tutto il peso di un nuovo evento dalle spalle delle donne, e frazionarlo anche su quelle del futuro papà, è quanto mai necessario, soprattutto in questi tempi di cambiamento. Noi crediamo che il nuovo mondo in cui viviamo sia pronto anche a innovazioni di questo tipo, ‘di ruolo’ se così si può dire. Un secondo tema introdotto dalla Gribaudo è quello del diritto ai voucher, che è tornato spesso nel corso del dibattito”.
In chiusura della tavola rotonda si è parlato dell’importanza di una formazione che parta già con la scuola e l’università, per una comprensione del lavoro a tutto tondo, che non si fermi solamente alla ricerca di un impiego in cui essere dipendenti e subordinati, ma considerando invece la possibilità di crearsi da soli il proprio lavoro, autonomamente appunto.

La seconda tavola rotonda, intitolata “La previdenza dei professionisti”, è stata moderata da Alessandro Trudda, professore di matematica attuariale presso l’Università di Sassari. Vi hanno partecipato: Cesare Damiano, presidente Commissione Lavoro Camera dei deputati nonché primo firmatario della Proposta di Legge; Maurizio Sacconi, presidente Commissione Lavoro Senato e Alberto Oliveti, presidente Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati). Ancora una volta si è sottolineata la necessità di creare un pilastro collettivo, universale, per il settore dei liberi professionisti, partendo dalla sanità integrativa. L’onorevole Sacconi per primo ha espresso il bisogno di un intervento sistemico ed intercategoriale per realizzare un progetto di welfare da sovrapporre a quello pubblico.
Il presidente dell’Adepp, partendo dal presupposto che vada preso atto del grande cambiamento cui siamo di fronte a livello di società e di concezione stessa del lavoro, ha portato dati e numeri interessanti. 1milione e mezzo sono i liberi professionisti in Italia, che rappresentano il 10% del Prodotto Interno Lordo nazionale per un valore di 70 miliardi. “Ecco perché non si può sottovalutare il settore del lavoro autonomo” ha affermato.
Oliveti ha introdotto il progetto di punta dell’Associazione per il 2016: Wise (che in inglese significa “saggio”, ma che è anche l’acronimo di Welfare- Investimenti-Servizi-Europa). “Esso” ha spiegato “ha lo scopo di allineare gli interessi di tutte le professioni del Paese, partendo dalla necessità di una sempre maggior diffusione della cultura della previdenza”, come ha sottolineato il presidente dell’Adepp.
Il tema è stato ripreso dall’onorevole Damiano che prima di tutto ha detto che va modificato il sistema pensionistico per gli autonomi. “La legge Fornero non va cancellata ma sicuramente rivista: se oggi un ragazzo ha 36 anni e 6 mesi, tra 30 anni, nel 2046 – quando cioè avrà 66 anni e 6 mesi – non potrà andare in pensione, come invece hanno fatto suo padre e suo nonno, ma dovrà aspettare di avere più di 69 anni. Ci troveremo di fronte a lavoratori settantenni ancora in fabbrica, con figli e nipoti a casa disoccupati. E questo ovviamente riguarda anche gli autonomi. Anzi, li riguarda molto di più dei lavoratori subordinati”.

La terza tavola rotonda si intitolava “Dal diritto del lavoro ai diritti del lavoratore” ed è stata moderata da Andrea Dili. Vi hanno partecipato: Luigi Bobba, Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali; Susanna Camusso, Segretario generale CGIL, e Gaetano Stella, Presidente nazionale di Confprofessioni.
L’intervento centrale della discussione è stato quello di Camusso la quale ha parlato della Proposta di Legge voluta dalla CGIL, la “Carta dei diritti universali del lavoro”. Diversamente dallo Statuto dei lavoratori autonomi, qui si parla del mondo del lavoro in toto. Ma ad animare entrambi i progetti è un forte impulso al cambiamento.
“Il termine Carta richiama quella costituzionale, e non è casuale” spiega Susanna Camusso. “Ed è universale perché nella storia il lavoro è sempre stata una condizione unica e di tutti. Ma oggi non è più così, perché viviamo nell’era del precariato. In un tale frangente non si deve pensare che la distinzione tra autonomia e dipendenza sia così netta. Le sfumature sono molte di più, e sarebbe quindi giusto partire da ciò che è comune, da ciò che unisce”.

Le parole della Segretaria generale della CGIL hanno chiuso un dibattito importante che si pone come punto di svolta per una nuova concezione del lavoro autonomo. Ora si attende l’esame della Commissione.

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