Quando il lavoro permette la crescita

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Al via un programma di ricerca che aiuterà a fornire indicazioni sul cambiamento del mercato italiano del lavoro e quindi i dati per la creazione e lo sviluppo di nuova occupazione

di Cristina Mazzani, giornalista

JP Morgan Chase Foundation e Università Bocconi insieme per promuovere il lavoro che permetta la crescita

L’Italia è al settimo posto per quota di lavoratori con competenze al di sopra del livello richiesto dal proprio impiego e al terzo per quota di lavoratori con competenze al di sotto del livello necessario.

Da una recente indagine Ocse si evince un evidente disallineamento delle competenze degli adulti, un fenomeno che fa risultare il nostro mercato del lavoro tra i più inefficaci in Europa nel far incontrare competenze e offerta di lavoro, addirittura un lavoratore su cinque ha un know how al di sotto o al di sopra di quelle richieste per la sua mansione.
Dalla presa di coscienza di questa situazione è nato il programma di ricerca New Skills at work in Italy, un progetto triennale, finalizzato a dare indicazioni sulle dinamiche e i cambiamenti del mercato del lavoro italiano.

“Nonostante il mercato del lavoro a livello europeo si stia riprendendo” ha dichiarato Hang Ho, responsabile JPMorgan Chase Foundation per Emea “in molti incontrano ancora difficoltà a trovare un impiego, poiché le loro qualifiche e competenze troppo spesso non soddisfano i requisiti richiesti dai ruoli disponibili. Il cosiddetto skill mismatch, cioè la mancata corrispondenza tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle possedute, inficia, dunque, sia le opportunità di lavoro perseguibili e la produttività delle aziende. L’identificazione di soluzioni utili a stimolare la creazione di lavoro e a fornire ai lavoratori formazione e competenze effettivamente richieste dalle imprese è il cuore del programma New Skills at Work. Attraverso la partnership con l’Università Bocconi, cerchiamo di identificare strumenti e linee guida per i nostri interventi filantropici e per supportare gli sforzi pubblici e privati nell’affrontare le difficoltà del mercato del lavoro, accrescere i livelli di competenza e le opportunità di crescita economica”.

“Il programma di ricerca” ha affermato il rettore della Bocconi, Andrea Sironi “è un efficace esempio di come le imprese e l’accademia possano collaborare e produrre un impatto positivo sulla vita di tutti i giorni. Grazie al finanziamento di JPMorgan Chase Foundation, i ricercatori della Bocconi lavoreranno sul tema dello skill mismatch per tre anni e la Fondazione utilizzerà i risultati di ricerca per sviluppare best practice finalizzate a colmare lo skill gap”.

Secondo gli analisti, il punto di partenza per riavviare il processo di crescita in Italia deve essere la diagnosi del malessere dovuto alla mancanza di crescita della produttività. Compiendo tale esercizio emerge chiaramente una incapacità nel sapersi adattare per esempio rispetto alle nuove frontiere tecnologiche, ma non solo.

Se si guarda al passato, la crescita nel dopoguerra era riconducibile al fatto che l’offerta di lavoro era amplia e a basso costo, d’altra parte le imprese italiane adottavano e implementavano tecnologie mature, non serviva dunque innovazione e non si risentiva, per esempio, di un settore finanziario soffocato da regolamentazioni e inefficienze.
La situazione a partire dagli anni 80 è radicalmente cambiata e tutte le limitazioni si sentono e soprattutto esercitano il loro influsso negativo.
È interessante notare che dal 1998 al 2013, la produttività totale dei fattori (la media ponderata degli indici di lavoro e capitale) è addirittura diminuita dello 0,3% l’anno (mentre è cresciuta negli altri Paesi dell’area Euro ed è aumentata ancora di più al di fuori dell’Europa) e il contributo della crescita del lavoro e del capitale non è stato invece sostanzialmente diverso dal passato…
Oggi dunque il capitale umano è più che mai determinante nel riuscire a cogliere le sfide che vengono lanciate in un contesto globalizzato.

L’iniziativa presentata in questi giorni presso l’Ateneo milanese è parte di un programma promosso da JPMorgan Chase in Europa focalizzato proprio sul contrasto alla disoccupazione, sul miglioramento della struttura del mercato del lavoro e sullo sviluppo di una forza lavoro competente e capace di rispondere alle esigenze attuali e future del mercato del lavoro.
Nello specifico, il programma di ricerca si pone due obiettivi principali. In primo luogo, vuole analizzare il ruolo dello skill mismatch nella determinazione della scarsa crescita della produttività italiana.
In secondo luogo, studierà il ruolo di alcuni aspetti legati alla domanda (le imprese) e all’offerta (formazione) nel determinare lo skill mismatch.
Sulla base di questi risultati sarà possibile formulare una serie di suggerimenti per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro e del sistema della formazione, nonché l’allocazione dei lavoratori nell’economia.