Futuro digitale: ma le donne no?

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Questo il tema del convegno su opportunità al digitale e divario digitale di genere, organizzato in ambito della settimana nazionale del “rosa digitale” dall’associazione LibreItalia e dal dipartimento di matematica e informatica dell’università di Perugia

di Camilla Orsini, giornalista

Sull’onda delle celebrazioni dell’8 marzo, un nuovo appuntamento torna a far riflettere sulla presenza del mondo femminile in un settore considerato da molti appannaggio dei maschi: quello del digitale. Eppure anche per le donne esistono innumerevoli opportunità legate al digitale e alle professioni ICT (information and communication technology), come lo sviluppatore di applicazioni software, il gestore di reti informatiche, il progettista di sistemi informativi e molti altri ancora.

Un settore degno di essere approfondito, dal momento che le donne nelle attività digitali guadagnano il 10% in più rispetto agli altri settori (ma a parità di livello guadagnano il 16% in meno degli uomini) ed è più bassa la possibilità di perdere lavoro.
Chi l’ha detto che i nerd non possono essere donne? Ecco quello che succede in Umbria.

Donne, futuro e digitale: queste le tre parole chiave da congiungere insieme. Ma per riuscirci è necessario partire dalla base, analizzando i dati relativi alle iscrizioni femminili ai corsi universitari di ingegneria informatica ed elettronica (nell’università di Perugia così come in quelle di tutta Italia) nonché al numero delle donne arrivate all’apice della propria carriera.

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Secondo Mirella Damiani – dipartimento di economia dell’università di Perugia, delegata per le pari opportunità e politiche sociali – le studentesse che si iscrivono nelle università sono oltre il 60%, mentre nelle facoltà più tecniche la quota scende al 25%.
A questo si aggiunge poi un altro problema: se a partire con gli studi sono l’80% delle donne, ad arrivare all’apice della carriera sono solo il 20%. Esistono dunque pochissimi capi donne, e per il settore digitale il numero scende ancora fino al 10%.

Ma perché le donne si iscrivono meno degli uomini alle facoltà tecnico-scientifiche?
A rispondere è la ricercatrice Emma Pietrafesa: “Sicuramente influiscono i gusti e gli stereotipi, ma c’è dell’altro. In realtà, molti studi hanno dimostrato quanto il metodo didattico e l’approccio alle materie scientifiche sia più vicino alla mentalità maschile di quella femminile”. Non c’è da stupirsi, dunque, se alla maggior parte delle donne le equazioni proprio non piacciono: “L’apprendimento femminile è di tipo induttivo, mentre il metodo scientifico insegnato a scuola procede per conoscenza deduttiva, ossia tipica dei maschi”.
Non c’è nessuna differenza biologica o chimica tra donne e uomini, assicurano i relatori. “Con lo studio e con un po’ di sforzo, chiunque è in grado di risolvere problemi scientifici. Maschi o femmine che siano”.

Recuperare il gap generazionale ed investire nei settori digitali non solo è possibile, ma anche necessario: “Per ogni donna assunta si creano tre nuovi posti di lavoro che vanno a supplire quello che facevano prima le donne, come occuparsi dei genitori anziani o della gestione della casa” continua Emma Pietrafesa “significa creare nuovi posti di lavoro, favorire il flusso migratorio e provocare un miglioramento sociale per gli stranieri che vengono qui. Ogni donna assunta diventa un vantaggio economico-sociale per l’Italia intera”.
Grazie alla presenza delle donne nel mondo digitale, inoltre, la parità di genere salariale potrà essere raggiunta in 25 anni invece che in 50.

L’unica soluzione è avventurarsi su nuovi sentieri, andando contro gli stereotipi e mettendo alla prove se stesse. La diversità di genere nel digitale esiste, ma non dev’essere considerata come uno svantaggio: “Piuttosto è una ricchezza da esaltare, e il vero colpevole è chi cerca di azzerare queste differenze amalgamando le donne agli uomini” conclude Stefano Epifani, professore Internet Studies La Sapienza di Roma. “Il ruolo del digitale è di rendere ogni città inclusiva attraverso la valorizzazione delle differenze. Donne e uomini sono diversi: e allora? Questo è un punto di forza”.
Sì alla parità di salario, sì alle pari opportunità lavorative, no all’annientamento delle differenze di genere.

In Umbria qualcuno ce l’ha fatta: si tratta di Sara Cipriani, direttore responsabile di “Tuttoggi.info”. La sua storia di successo nell’imprenditoria digitale può rappresentare un esempio: “Quando ho avuto il secondo figlio le cose si sono complicate, ho perso il mio lavoro” racconta Sara, “ma con il digitale sono riuscita ad esaltare le mie competenze e a rimettermi in pista. Ora guido una squadra di 15 giornalisti che quotidianamente raccolgono notizie in giro per tutta l’Umbria. Per le donne la difficoltà di affermarsi nel mondo del lavoro è un dato di fatto, ma con la tecnologia possiamo farcela in ogni settore”.