Reindustrializzazione del Lazio, bandi per 150 milioni

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Manifattura addio, è ormai tempo di adottare nuove tattiche produttive

di Daniela Delli Noci, giornalista

In occasione degli Stati Generali dell’Industria che si sono tenuti dal 22 al 24 febbraio presso il Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre, si è fatto il punto sulle strategie di reindustrializzazione e di rilancio pubblico del Lazio.

La “tre giorni” è stata organizzata dalla Regione con il supporto di Lazio Innova ed ha posto in luce l’importanza della promozione di un nuovo modello industriale basato su reti d’impresa, trasferimento del sapere dai centri di ricerca alle aziende, sostenibilità ambientale e posizionamento internazionale delle produzioni. 
 
Entro l’estate 2016 la Regione Lazio pubblicherà i primi bandi per la reindustrializzazione, rivolti a tutte le imprese del Lazio e finanziati con le risorse della nuova programmazione 2014-2020 del Fondo sociale europeo. La dotazione complessiva sarà di 150 milioni di euro, 40 milioni dei quali saranno destinati al riposizionamento competitivo, 15 al credito, 35 a ricerca e sviluppo, i restanti al trasferimento tecnologico, all’internazionalizzazione e alle ulteriori misure per l’accesso al credito e la competitività delle piccole e medie imprese. 
 
“Abbiamo alle nostre spalle tempi drammatici” ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nel corso della giornata d’apertura “e oggi chiamiamo a raccolta la nostra regione per tentare di trovare una via forte per la crescita e lo sviluppo. Noi stiamo ricostruendo le condizioni di questo sviluppo: per la prima volta il bilancio regionale è in pareggio e abbiamo avviato una straordinaria rivoluzione  della pubblica amministrazione. Malgrado tutto, rimaniamo una regione leader in Europa: produciamo l’1,4% del PIL europeo, 186 miliardi di euro a livello regionale e abbiamo alcuni grandi pilastri che insieme  possono costituire una grandissima forza, la rete della conoscenza, con i tre miliardi di euro spesi in ricerca e sviluppo, le diciotto università, i 48 enti di ricerca, i sei parchi scientifici, le risorse della bellezza e del capitale umano”.
 
Gli Stati Generali hanno avuto lo scopo di attuare un confronto con i rappresentanti del mondo del lavoro, dell’industria, della ricerca e dell’innovazione, per intercettare i bisogni delle imprese e per costruire le linee guida dei bandi di prossima diffusione.
“Il vecchio concetto di manifattura” ha sottolineato nella prima giornata l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Fabiani “è decisamente superato. Si sta vivendo nella dimensione globale un mutamento epocale del modello industriale, con il superamento della manifattura verso l’industria 4.0, un cambiamento che si preciserà nei prossimi cinque-dieci anni. Aumenterà l’interconnessione e la cooperazione tra capitale, lavoro, ambiente, risorse naturali e includerà cultura e scienza, design, sostenibilità, sicurezza, efficienza energetica, comunicazione, marketing.  Su questo percorso, e con questo concetto di reindustrializzazione, noi intendiamo orientare la rotta strategica dello sviluppo del Lazio per i prossimi anni”.
 
Molti ipotizzano che l’“industria 4.0” – che va dalla stampa in 3D alla robotica e, più in generale, ai prodotti dotati di intelligenza artificiale – possa portare a una vera e propria rivoluzione, facendo entrare l’intero processo produttivo in una nuova era fatta di automazione e di interconnessione. Accanto ai risvolti positivi, però, è doveroso segnalare anche gli effetti negativi di tali cambiamenti e dell’impatto che potrebbero avere sul lavoro e sull’ambiente. Alla politica spetta il compito di gestire e di prevenire tali problematiche.
Uno degli snodi fondamentali del programma di reindustrializzazione è quello costituito dalla Call of proposal, l’invito che è stato rivolto dalla Regione a tutti gli attori del territorio – imprese, università, centri di ricerca, enti locali, terzo settore, sindacati – affinché presentassero progetti di riposizionamento competitivo territoriale e settoriale. “Più di mille soggetti” ha sottolineato Fabiani “hanno presentato, in partenariato tra loro, 173 iniziative, raggruppate in 12 macro settori economici, con potenziali investimenti per oltre 2,3 miliardi di euro”. 
Le proposte, attualmente in fase di valutazione, sono pervenute anche da territori al di fuori della regione e dell’Italia, segno che il Lazio comincia ad avere visibilità tra gli investitori nazionali ed esteri. 
 
“Pubblicheremo un numero contenuto di bandi” ha precisato l’assessore “in grado di corrispondere a tutti gli ambiti settoriali produttivi presenti nelle proposte. Utilizzando la multisettorialità dei progetti, i bandi saranno costruiti assumendo come criterio l’accorpamento e la valorizzazione dei singoli settori produttivi, mettendo in luce le proposte più eccellenti e  fornendo opportunità a tutti coloro che hanno partecipato alla Call e ad ogni  impresa interessata”.
 
Per attuare il cambiamento – ha messo in evidenza il presidente Zingaretti – bisogna innanzitutto lavorare per consolidare il rapporto con l’Europa; il Lazio è riuscito a triplicare la capacità di spesa negli ultimi due anni, impegnando e spendendo tutte le risorse del Fondo sociale della vecchia programmazione 2007-2013 e avviandosi a fare altrettanto in quella nuova. “Abbiamo recuperato e investito 51 milioni di euro sulla green economy e sul miglioramento dell’efficienza  energetica; infatti, sono 155 i cantieri già conclusi e le relative opere consentiranno alla pubblica amministrazione un risparmio di 4,5 milioni di euro l’anno e una riduzione di anidride carbonica di duemila tonnellate.”
 
Lo snellimento della macchina amministrativa è un tema che sta a cuore a tutti gli interlocutori.
I nuovi strumenti messi a punto dalla Regione riguardano la piattaforma digitale, che consentirà di dialogare con gli uffici pubblici ad ogni ora, sette giorni su sette, nonché il nuovo testo quadro sull’urbanistica, che cancellerà ben settanta leggi. 
 
La debolezza del contesto, che non rende attrattivo l’investimento, dipende anche dalla complessità del nostro sistema, a parere della Ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, presente nella giornata di avvio: sono troppi i livelli decisionali ed è eccessiva la difficoltà di interagire sia in senso orizzontale che verticale. “La prima parola d’ordine è semplificare il sistema” ha precisato la Ministra. “Abbiamo uno strumento immediato e molto efficace: la delega sul decreto Madia, che riguarda la rivisitazione dello stato giuridico della figura del ricercatore e che può costituire un buon punto di partenza per collegare meglio il mondo della ricerca, e chi lavora in quell’ambito, a tutte le funzioni che sono necessarie per arrivare alla piena attuazione di quello schema che l’Assessore Fabiani ci ha presentato.”
Occorre rendere di nuovo attrattivo lo studio superiore e universitario – ha sottolineato il ministro – per contribuire a formare quel vivaio ampio di giovani a cui attingere nel futuro, per stimolare il collegamento tra libri e cantiere, fra istruzione e lavoro.
 
I focus group del 23 e 24 febbraio hanno avuto per oggetto i dodici macrosettori individuati grazie alle proposte della Call of proposal: 
-economia del mare; 
-scienze della vita e farmaceutico; 
-edilizia sostenibile; 
-aerospazio e sicurezza; 
-audiovisivo, industrie creative ed editoria; 
-turismo e beni culturali; 
-moda, design, arredo, stile italiano; 
-automotive; 
-agrifood; 
-trasporti e logistica; 
-ICT, elettronica e Smart cities; 
-circular economy 
-energia.