Retribuzioni: gli uomini continuano a essere pagati di più

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Secondo il Gender Gap Report 2016 le donne guadagnano il 10,9% in meno dei colleghi di sesso maschile, ma nei prossimi anni tale differenziale potrebbe ridursi

Le donne guadagnano in media 3.260 euro in meno all’anno rispetto ai colleghi di sesso maschile. Parliamo infatti di una retribuzione annua lorda pari a 29.985 euro per gli uomini e a 26.725 euro per le donne, con un divario di 12,2 punti percentuali a favore dei primi (specularmente, le donne guadagnano il 10,9% in meno dei colleghi maschi). È il dato medio nazionale italiano rilevato dall’Osservatorio Job Pricing che rilascia il ‘Gender Gap Report 2016’, la panoramica completa sulle differenze di genere nel mercato del lavoro in Italia.

Il ‘Gender Salary Gap’ più elevato si trova nel settore dei servizi, soprattutto nel ramo finanziario; mentre nel comparto edilizio, del cemento laterizi e ceramica, nel settore del legno, dell’architettura, design e arredamento le donne guadagnano in media più degli uomini. In questi casi, è tuttavia determinante la composizione occupazionale: la presenza femminile è molto ristretta (non supera mai il 30%).

Gli ultimi anni hanno visto un cambiamento nel mix della popolazione occupata, con un aumento della quota di donne laureate. Ciononostante, gli uomini laureati continuano a percepire mediamente stipendi più elevati del 33% e il divario tra i sessi scende solo quando si paragonano le retribuzioni di persone con titoli di studio più bassi.

Ma perché questo gap salariale? Una spiegazione può essere data dal fatto che le donne laureate sono mediamente più giovani “ed è per questo motivo che la loro retribuzione media è decisamente più bassa di quella degli uomini” rileva il presidente di Job Pricing, Mario Vavassori, secondo cui “nei prossimi anni si può prevedere un accorciamento di questo differenziale, se accompagnato dalle cosiddette azioni positive nel mercato del lavoro”.
In effetti nel Rapporto emerge anche un piccolo dato positivo: l’aumento percentuale delle quote rosa nei board direttivi delle aziende italiane quotate in Borsa: dall’11,6% del 2012 al 27,6 del 2015.
Dal 2004 al 2014 le donne sono aumentate sia tra i dirigenti che tra i quadri e sono oggi il 38% degli occupati in posizioni manageriali, anche se continuano ad essere inquadrate in maggioranza come impiegate (58%); gli operai sono nei due terzi uomini, spesso a causa della tipologia di lavoro svolta.

(Dar)