Le cartelle di Equitalia (parte prima)

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A cura di Domenico Monteleone, Patrocinante in Cassazione

Equitalia è diventato un vocabolo sinistro per pressoché tutti gli italiani.  In effetti, l’arrivo di una Cartella da parte di questo Ente è accolto sempre con sofferenza e con angustia poiché vuole significare solamente una cosa: c’è da pagare un debito verso una Pubblica Amministrazione, verso lo Stato. 

Invero, la cartella esattoriale – in senso lato – è una modalità operativa per mezzo della quale la P.A. (Pubblica Amministrazione), ai vari livelli, pone in essere un procedimento di riscossione coatta (ovvero forzata) di un qualche credito esistente nei confronti del contribuente.
Equitalia è, dunque, un’organizzazione che, però, non interviene in prima battuta ma solo successivamente alla richiesta dell’Ente cosiddetto impositore e solo in caso di mancato o parziale pagamento da parte del medesimo contribuente.
Esiste, dunque, una fase precedente l’attivazione di Equitalia ed è quella in cui l’Ente cosiddetto impositore (ad esempio l’Agenzia delle Entrate per i Tributi, l’Ente Previdenziale per i contributi pensionistici non versati, il Comune per le multe relative al Codice della strada) invia al soggetto passivo, ovvero al contribuente, una richiesta formale (in genere ciò avviene con lettera raccomandata con avviso di ricevimento) finalizzata alla riscossione di ciò che non è stato corrisposto in forza di una legge o di un atto amministrativo o di altro atto avente il medesimo valore impositivo.

Quando – dopo questa fase che possiamo definire preliminare rispetto all’intervento di Equitalia – arriva la cartella della stessa Equitalia, non è detto, però, che la richiesta portata dalla medesima cartella sia fondata o sia effettivamente da pagare… nella grande parte delle situazioni è così, la somma indicata va effettivamente pagata ma ci sono non pochi casi in cui la pretesa di Equitalia può essere errata, fallata o completamente destituita di basamento.
In questi casi è chiaro che è possibile ottenere lo sgravio e ciò o direttamente ed in via stragiudiziale (senza l’intervento di un qualche giudice) oppure all’esito di una procedura giudiziaria che può essere incardinata davanti a diversi giudicanti che vanno dal Giudice di pace fino alla Commissione tributaria provinciale del luogo di residenza del contribuente.
Naturalmente, per comprendere se effettivamente le somme portate dalle cartelle di Equitalia siano o meno da pagare, è consigliabile rivolgersi ad un qualche avvocato che si occupi della materia in maniera continua e ciò poiché l’evoluzione giurisprudenziale è pressoché quotidiana ed impone una profonda conoscenza della Materia.

I motivi per cui le somme portare dalle cartelle potrebbero non essere dovute sono i più disparati e vanno dall’avvenuto pregresso pagamento del debito in maniera volontaria da parte del contribuente alla intervenuta prescrizione ovvero la decorrenza dei termini temporali entro i quali la P.A. può agire per la riscossione dei crediti.
In questa sede, basterà rilevare che la prescrizione è un arco di tempo che varia dai tre ai dieci anni per tutto ciò che inerisce le cartelle Equitalia ed è, evidentemente, diversa in ordine alle varie tipologie di pretese da parte della P.A..
Ciò che è consigliabile, dunque, è la preventiva verifica circa l’effettiva esistenza del debito per cui è richiesto il pagamento e ciò deve avvenire nei termini previsti (che debbono essere indicati nella stessa cartella) e cioè nel termine di trenta giorni nel caso di primo avviso e di sessanta giorni nel caso di cartella esattoriale.
In questo senso, appare di fondamentale importanza conservare sempre e comunque tutti i pagamenti effettuati – in ogni tempo – verso la Pubblica Amministrazione.
È evidente come sia di vitale importanza conservare tutti i documenti di pagamento ed, eventualmente, sottoporli all’attenzione del legale cui ci si sarà rivolti ed, invero, ciò che è necessario fare non appena si riceve una cartella di Equitalia è richiedere la consulenza di uno studio legale.