Nuovo Codice appalti: al via la riforma del governo

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Dall’Anac alla qualificazione del subappalto, ecco tutte le novità. Le associazioni di categoria plaudono all’approvazione del testo ma chiedono un adeguato regime transitorio

di Daria Contrada, giornalista

Nuove regole per arginare corruzione e collusione, coinvolgimento dei cittadini sulle grandi opere, soglie comunitarie per gli appalti, addio alla preferenza per l’offerta al massimo ribasso e, soprattutto, più poteri all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Sono questi i punti principali del nuovo Codice appalti approvato dal governo, al momento all’esame delle commissioni Lavori pubblici di Camera e Senato.

Uno schema di decreto legislativo che dovrà regolamentare una disciplina assai complessa, che spazia dalle grandi opere pubbliche a servizi come mense ospedaliere e scolastiche, manutenzione del verde, servizi postali, trasporti, energia e acqua.

Il nuovo Codice recepisce il vecchio e tre direttive europee e passa da oltre 600 articoli e 1.500 commi a 217 articoli.

Nel dettaglio, il testo prevede l’affidamento di contratti solo con procedure ordinarie, salvo casi di calamità naturale: stop alle deleghe dunque e maggiore attenzione al rapporto qualità-prezzo, basta con le valutazioni che guardano solo al risparmio e non anche alla qualità, e basta al meccanismo cosiddetto di “massimo ribasso”.

Tra le novità principali: più poteri all’Autorità anticorruzione, che avrà funzioni di controllo, capacità di sanzionare ed emanare linee guida, bandi e contratti tipo; nasce l’albo obbligatorio dei membri delle commissioni aggiudicatrici di concessioni e appalti pubblici. Sempre presso l’Anac si forma un elenco di enti aggiudicatori di affidamento di opere “interne”; i concessionari autostradali dovranno affidare a soggetti esterni l’80% dei lavori, ci sono 24 mesi di tempo per adeguarsi.

Previste poi misure per garantire il rispetto di sostenibilità energetica e ambientale e per limitare l’obbligo di diffusione di avvisi e bandi di gara sui giornali, sarà sempre di più via Internet.

Accesso facilitato per PMI, architetti, ingegneri e altri tecnici, pagamento diretto alle ditte in subappalto; per quanto riguarda la progettazione, al via la promozione della qualità architettonica, anche con i concorsi, limitando gli appalti cosiddetti “integrati”; il Codice punta anche alla pubblicazione online dei progetti e della consultazione pubblica nelle comunità locali interessate; infine, no a nuove norme o requisiti in quantità superiore ai minimi richiesti dalle direttive comunitarie.

 

Le associazioni di categoria aspettavano da tempo l’approvazione di tale normativa, ma non è tutto oro quel che luccica. Per il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, il nuovo Codice appalti “è una grande opportunità da non sprecare”, ma attenzione: è necessario prevedere un adeguato regime transitorio che accompagni il mercato dei contratti pubblici alle nuove regole “per evitare i rischi di impasse e rallentamenti nella gestione degli appalti che si ripercuoterebbero negativamente sulle piccole imprese”.

Una preoccupazione condivisa dallo stesso Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione: “credo che con piccoli aggiustamenti il testo all’esame delle commissioni vada nella direzione giusta. Ovviamente è un testo che al momento della sua applicazione avrà problemi fisiologici come tutte le novità”. Ma con il nuovo Codice “si va verso una maggiore discrezionalità della pubblica amministrazione, che deve essere bilanciata da una maggiore trasparenza e maggiori controlli”.

 

Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ritiene che la normativa precedente abbia generato nel Paese “patologie e tanta corruzione. Soprattutto non ha fatto capire che l’appalto è anche uno sviluppo”. Invece il nuovo Codice rappresenta “un primo grande elemento di semplificazione perché nella burocrazia si annidava il fatto che ogni singolo ente appaltante, ogni istituzione potesse irrigidire e creare sacche dove si poteva annidare il malaffare”.

 

Tra gli operatori del settore c’è il timore diffuso che l’Autorità anticorruzione si ritrovi paralizzata da un’ulteriore ed enorme mole di lavoro rallentando, nei fatti, la macchina degli appalti. Ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, difende con le unghie e con i denti il nuovo Codice. Quella di Cantone è una legge “necessaria, siamo contenti che si vada avanti nel rispetto delle imprese perché far bene gli appalti, vincere una gara è sempre più difficile anche per la crisi economica. La semplificazione si può anche contare oltre che sentire e passare, nel Codice degli appalti, da 660 articoli a 217 significa che le imprese potranno assumere più ingegneri che avvocati e questo non è una differenza da poco, anche in termini di competitività del nostro sistema”.

 

In attesa che il Consiglio di Stato e le commissioni parlamentari competenti per materia esprimano il proprio parere sul testo, arriva il disco verde della Conferenza delle Regioni: “la riduzione della migliaia di stazioni appaltanti e la semplificazione delle procedure, piene di controlli che si sono dimostrati eccessivi e inadeguati è da sempre una richiesta che noi sindaci presidenti di Provincia portiamo avanti. Per questo abbiamo dato parere favorevole alla proposta del governo” spiega Achille Variati, sindaco di Vicenza e presidente dell’Unione delle Province d’Italia, “chiedendo però un ruolo chiaro per gli enti di area vasta, che sono le case dei Comuni, e quindi la sede per eccellenza dell’aggregazione territoriale e l’ente efficace ed immediato entro cui centralizzare gli appalti”. Una richiesta che è stata colta in maniera positiva dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che ha dichiarato di “condividerne la validità”.

In allegato l’Atto del governo sottoposto a parere parlamentare