Riforma dell’Ordine dei Giornalisti e Uffici Stampa

senato

Pubblichiamo la nota inviataci dalla consigliera nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Paola Scarsi

Mi rifaccio al bell’intervento di Daniela Molina, mia collega Consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti sulla Legge di Riforma di prossima discussione al Senato, per sottolineare alcuni aspetti relativi alla specifica attività degli uffici stampa. 

In generale voglio evidenziare che quella approvata dalla Camera non è la Riforma della Legge istitutiva dell’Ordine, la 69/63 appunto, ma solamente del suo Consiglio Nazionale, inserita in alcuni paragrafi di una Legge che si occupa di ben altro, ovvero dei finanziamenti e del sostegno pubblico all’editoria.
La composizione del Consiglio Nazionale dell’Ordine è un aspetto importante, certo, perché tocca il nodo della rappresentanza, ma non affronta alcuno dei temi legati ai vorticosi cambiamenti in atto, tecnologici e non solo, che hanno in molti aspetti rivoluzionato il mondo dell’informazione, il modo di “essere” giornalisti e di “fare” giornalismo.
Temi invece ben affrontati dalla proposta di riforma espressa il 9 luglio 2014 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine, dopo un proficuo dibattito interno durato molti mesi.
Limitarsi al numero di consiglieri presenti nel Consiglio Nazionale così come ridisegnato dal DdL approvato dalla Camera significa non voler affrontare i temi e i problemi della categoria, ma solamente esasperare dei contrasti.

Per tornare agli Uffici Stampa, nella proposta di riforma del Consiglio Nazionale dell’Ordine si toccava, finalmente, il lavoro degli uffici stampa PRIVATI, tematica che seguo con particolare attenzione anche perché provengo da quel mondo. Se per gli uffici stampa pubblici esiste una Legge, la 150/2000, magari disattesa e probabilmente perfettibile che però chiaramente indica “Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti”, nel privato vige il Far West: chiunque può fare l’ufficio stampa!
La ragazza con la parlantina sciolta che sa parlare bene al telefono, il giovane PR con l’agenda zeppa di numeri telefonici, chi è ben introdotto, chi ha o dice di avere le conoscenze giuste.

Ma questo non significa essere un ufficio stampa professionale!
Come ho avuto modo di dire in via ufficiale, in quanto prima firmataria di un Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale il 10 luglio 2014, “la presenza di iscritti all’Ordine dei giornalisti negli uffici stampa è garanzia di qualificata professionalità, correttezza e tempestività”.
Un giornalista segue regole, codici deontologici, corsi di aggiornamento professionale e il suo appartenere ad un Ordine è tutela della fede pubblica, non tutela di se stesso.
Per questo in quel documento era espresso l’auspicio che “come già avviene nell’ambito della P.A. in virtù della Legge 150/2000, anche nel settore privato all’interno degli uffici stampa sia presente almeno un iscritto all’Ordine dei Giornalisti”.

La proposta di Riforma del Consiglio Nazionale andava in quella direzione laddove all’art. 10 prevedeva l’istituzione da parte di ciascun Consiglio regionale dell’Ordine del Registro degli Uffici stampa pubblici, privati e delle agenzie fotocinegiornalistiche in cui operano giornalisti iscritti all’Albo. Un registro aggiornato annualmente. Nei comunicati degli uffici stampa registrati dovrà essere indicato il numero di protocollo della registrazione.

Non posso che sperare che tutto ciò venga preso nella giusta considerazione e che anche gli uffici stampa privati possano essere quanto prima normati ed affidati agli iscritti all’Ordine.

Paola Scarsi, Consigliere Nazionale Ordine dei Giornalisti per i pubblicisti