Simulternanza: studenti inventori di idee e creatori di impresa

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Presentato al MIUR il progetto impresa formativa simulata (IFS) che allarga l’alternanza scuola lavoro a molti istituti italiani. Coinvolte 458 scuole, 124 imprese virtuali e 805 Start-up

di Angelica Basile

Il 6 aprile, presso la Sala della Comunicazione del MIUR, si è tenuto il convegno “SimulAlternanza: Studenti inventori di idee e creatori di impresa”. L’evento è stato organizzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con CONFAO (Consorzio Nazionale per la Formazione, l’Aggiornamento e l’Orientamento) allo scopo di presentare il progetto di Impresa Formativa Simulata (IFS): la misura, prevista dalla riforma della Buona Scuola, mira all’allargamento dell’alternanza scuola lavoro a molti istituti italiani, oltre a quelli che già hanno aderito. Il progetto coinvolge 458 scuole, 124 imprese virtuali già attive e 806 start-up. 

Sono intervenuti per l’occasione: Gabriele Toccafondi, Sottosegretario di Stato, Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento Istruzione e Carmela Palumbo, Direttore Generale per gli Ordinamenti e l’Autonomia. Nella prima parte della mattinata hanno parlato dell’argomento anche diversi esponenti di realtà differenti, che in seguito verranno coinvolte attivamente nel progetto. Tra queste, segnaliamo Unioncamere e Confindustria.

Rosa De Pasquale ha spiegato che IFS è una modalità a cui le scuole possono ricorrere per effettuare l’alternanza scuola-lavoro, destinata agli studenti: “il nostro obiettivo è quello di guardare al curriculum scolastico in toto, partendo dalla scuola primaria fino a quella superiore”.

Gabriele Toccafondi, Sottosegretario di Stato, ha poi aggiunto con un ampio intervento che: “il tema è nato anche perché le scuole, nonostante la poca autonomia che possiedono, cercano comunque di istituire dei percorsi per gli studenti che non siano solo teoria ma anche pratica. Per quello che ci riguarda, ascoltando i ragazzi abbiamo capito l’importanza di un iter come quello dell’IFS”.
Ma per tradurre in azione quella che era solo un’idea, c’era bisogno di una collaborazione e infatti alcuni mesi fa si è attivata, grazie ad una convergenza di intenti, con CONFAO. Toccafondi ha spiegato come non sia per nulla casuale il fatto che questa azione venga indirizzata ai giovani. “Siamo arrivati al 40% di disoccupazione giovanile, con un leggero calo negli ultimi mesi. Nel 2008, prima della crisi, era al 20%. Questo ci fa capire come il mondo del lavoro abbia individuato nei ragazzi l’anello più debole in fatto di competenze. Per questo è necessaria una misura concreta in tal senso e noi crediamo che l’alternanza scuola-lavoro possa essere un’ottima proposta. Un altro problema riguarda l’abbondono della scuola negli istituti tecnici: la cifra media nazionale è il 17%. Gli istituti tecnici sono le scuole che dovrebbero essere più vicine al mondo del lavoro: eppure questo alto tasso di abbandono è segno che il progetto di creare una continuità tra percorso scolastico e lavorativo sia in effetti fallito”.

Il Sottosegretario di Stato non ha dimenticato di ricordare tutti i giovani laureati che non riescono a trovare un impiego: “sono 2 milioni i ragazzi che si sono arresi perché non hanno trovato lavoro e non fanno altro che aspettare, mentre non riescono a decidere se continuare a studiare o rimettersi a cercare lavoro” ha detto Toccafondi.
Per questi motivi quella dell’alternanza sembra una misura più che mai necessaria in un momento come questo. L’idea di fondo dell’iniziativa dell’IFS è che la preparazione e la conoscenza oltre a passare obbligatoriamente per i libri e lo studio, debbano anche essere integrate dal contatto con l’impresa.
Toccafondi ha concluso dicendo che “il Ministero crede fermamente nell’importanza di questo nuovo aspetto pratico dello studio, tanto che l’impresa Formativa Simulata sarà anche valutata tra tre anni nell’esame di Stato, proprio come tutte le altre materie. Ma la differenza è che non stiamo parlando di una materia da studiare su manuali ma di una che si impara con la pratica. Saper fare oltre che sapere. Questo è il nostro motto”.

L’Impresa formativa simulata è già realtà in molte scuole ed è messa in atto con l’esperienza diretta a contatto con un elemento esterno che può essere un imprenditore, un artigiano, un addetto al marketing. È un percorso quasi sempre annuale con vari interventi esterni che iniziano da una presentazione di un impiego, stimolano i ragazzi a partire da una propria idea e terminano con la possibile messa in vendita di un prodotto, alla cui realizzazione hanno collaborato gli stessi studenti. “Questa è la cultura di impresa, che fa parte della storia italiana e non è terminata con i grandi imprenditori; ma è ancora nel nostro DNA”.

Giuseppe Tripoli, Segretario Generale di Unioncamere, ha sottolineato che i profili professionali “sono difficili da trovare per le imprese, perché spesso c’è un cattivo avvicinamento al mondo del lavoro. Quindi, il tema dell’orientamento è importante: continuano ad arrivare nelle aziende giovani che non sanno cosa fare. Formare i giovani al lavoro quando sono ancora a scuola è un’operazione win win, vincono le imprese, vincono i lavoratori. Le scuole, secondo noi, devono avere contatti diretti con le imprese. Per questo abbiamo già fatto esperienze di impresa simulata con 60 camere di commercio e 48 istituti scolastici. In questi progetti occorre innanzitutto che ci sia un’impresa che faccia da riferimento, attraverso operazioni di tutorial. Start up, digitale, finanza, conoscenza dei mercati sono tutti temi fondamentali nelle nuove aziende. L’idea è che questo percorso sia uno strumento per portare il contatto reale con l’impresa, con stage e tirocini finalizzati anche ad un futuro inserimento”.

A dare il proprio punto di vista sul tema è stato anche Marco Gay, Presidente Giovani Imprenditori di Confindustria, il quale ha affermato: “l’argomento dell’alternanza scuola-lavoro è da anni al centro di numerosi dibattiti, anche tra noi di Confindustria. Siamo un’associazione nazionale che ha opportunità di incontrare spesso studenti raccontando loro che cosa significhi fare impresa. Cerchiamo anche di impartire loro la responsabilità di essere imprenditori di sé stessi, che è responsabilità nella creazione del proprio lavoro ed è quella che poi trasforma il sapere in lavoro. Abbiamo pensato, inoltre, che fosse necessario velocizzare il processo di inserimento di un giovane in un’azienda, eliminando i tempi lunghi in cui il nuovo dipendente deve essere formato ed anticipando il momento della formazione già durante gli anni scolastici. In fondo, il lavoro aiuta lo studio e lo studio aiuta il lavoro. È un rapporto di reciproci vantaggi. Fino ad oggi, si è sottovalutata l’importanza dell’alternanza scuola-lavoro. Ora sembra che finalmente si stia entrando in un ordine di idee per cui vedere come i ragazzi pensano anche gli stessi prodotti sia importante visto che un giorno quei ragazzi indirizzeranno i consumi”.

Il tema di una sensibilizzazione al lavoro giovanile che passa attraverso iniziative come l’IFS risulta quanto mai attuale anche per via della grande fuga di cervelli che interessa il Paese da qualche anno a questa parte. Gay ha, infatti, aggiunto come sia necessario “tenere qui i nostri ragazzi: farli scappare all’estero è controproducente ed è una perdita di soldi e denaro. L’alternanza scuola-lavoro di modello tedesco è stata chiesta da noi di Confindustria. Anche se sappiamo quanto sia difficile da realizzare, la verità è che ci sono le istituzioni pronte e va solo capito come attuare questo progetto. Il Miur oggi sembra ci stia dando una risposta concreta”.

La prima parte della conferenza si è chiusa con le parole di Liliana Borello, Referente Scientifico del Consorzio Confao: “abbiamo puntano sull’imprenditorialità, quindi su un tipo di formazione che assista i ragazzi dando loro la possibilità di imparare il problem solving. L’aspetto professionale è importante fino a un certo punto: è importante soprattutto la comunicazione tra i ragazzi che assumono diversi ruoli, partecipano a fiere, organizzano meeting. Non dobbiamo pensare che questa iniziativa sia solo unilaterale e quindi indirizzata ai giovani: si può ricevere da parte dei ragazzi, in termini di idee e progetti. È uno scambio. È necessario, dunque, comprendere dove vadano gli interessi dei giovani perché possono essere utili anche al mondo economico. Bisogna crescere insieme”.
Borello ha spiegato che le basi principali del progetto sono:
• Orientamento
• Scelta delle attività
• Preparazione del business planning
• Acquisizione delle competenze, divise in tre livelli (base, medio, avanzato).

La seconda parte del convegno ha visto la partecipazione dei protagonisti del progetto, ovvero studenti e docenti che verranno interessati dal nuovo progetto di alternanza scuola-lavoro. A raccontare la loro esperienza di istituti che non guardano solo alla formazione teorica ma anche pratica sono state tre scuole superiori: l’Istituto Tecnico Economico “Tosi” di Busto Arstizio; l’Istituto di Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” di Roma; l’Istituto Professionale Alberghiero e Tecnico Agrario “Francesco Datini” di Prato.
Non è un caso certamente che i primi ad abbracciare il nuovo progetto di alternanza scuola-lavoro previsto dalla Buona Scuola siano proprio degli istituti tecnici. Ma la speranza è che presto anche nei licei si avrà una sensibilizzazione maggiore verso l’importanza di avvicinarsi al mondo del lavoro già da adolescenti, anche per non incorrere in errori che si riveleranno solo quando ormai si è adulti.