Tour per la sicurezza sul lavoro

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Partirà da Monfalcone (Gorizia) il 28 aprile e terminerà a Roma il 17 giugno 2016 il tour promosso dall’Anmil – Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, alla quale sono iscritte 400.000 persone in Italia

400.000 iscritti dunque, che vengono seguiti attraverso 500 sedi operative dall’Anmil, associazione fondata oltre 70 anni fa e che si impegna a diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro e della prevenzione degli infortuni. Per far questo, coinvolgendo il maggior numero possibile di cittadini, l’Anmil ha deciso di promuovere un Tour per la sicurezza sul lavoro. Si tratta di un percorso di oltre 4.000 Km che ricongiunge idealmente oltre 40 città, scelte per essere stato scenario di alcuni dei più gravi incidenti sul lavoro o di malattie professionali o per essere state sede di disastri ambientali.

Bruno Galvani, presidente della Fondazione ANMIL “Sosteniamoli subito”, paraplegico da quando aveva 17 anni di età, si impegnerà personalmente in questo “viaggio laico” per l’Italia, che affronterà per lunghi tratti in sedia a rotelle. Non sarà solo perché un camper con un team di 4 persone a bordo lo seguirà. Il regista Luigi Pastore inoltre farà le riprese del Tour, al termine del quale realizzerà un docu-film che darà seguito all’iniziativa per diffondere ulteriormente questa campagna.

 

LA RACCOLTA FIRME

Come spiega l’Anmil, il Tour sarà anche l’occasione per promuovere una raccolta firme diretta a sollecitare interventi istituzionali su alcuni tra i più importanti temi inerenti la sicurezza sul lavoro e la tutela delle vittime. Verranno dunque raccolte le firme dei cittadini che vorranno far sentire la loro vicinanza alla prevenzione degli infortuni. Inoltre, sarà possibile dare la propria adesione anche attraverso la petizione online pubblicata sul sito change.org.

 

I temi proposti sono i seguenti:

– Attuazione e rafforzamento dell’art. 11 comma 1 lett. c) del decreto 81/2008 al fine di consolidare il collegamento tra le scuole di ogni ordine e grado e mondo del lavoro, anche alla luce della disposizione che prevede la realizzazione nelle scuole di iniziative specifiche di formazione in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel contesto di una migliore attuazione de citato articolo 11, ampio spazio potrebbe essere riconosciuto alla collaborazione con le associazioni di invalidi del lavoro e al coinvolgimento dei loro soci in qualità di testimonial;

– Attenzione ai rischi specifici ed emergenti a cui sono esposte le donne lavoratrici, in osservanza delle novità sulla valutazione dei rischi professionali contenute nel Testo Unico del 2008. Attenzione alla differenze di genere non deve significare protezione paternalistica della donna lavoratrice, ma adeguamento complessivo del sistema di prevenzione alle caratteristiche del lavoro femminile, alle sue modalità di svolgimento e al diverso impatto di procedure e lavorazioni su una donna piuttosto che su un uomo. Da questo nuovo approccio scaturisce, di conseguenza, anche un interesse verso i rischi legati a professioni svolte principalmente da donne e quelli combinati, riferiti a professioni caratterizzate da rischi di vario genere.

– Riconoscimento di un indennizzo in capitale ai genitori dei lavoratori deceduti a causa di un infortunio o malattia professionale che non abbiano familiari a carico. Attualmente il d.p.r. 1124/1965 prevede che abbiano diritto alla rendita ai superstiti solo il coniuge o i figli dell’assicurato e, solo in assenza di questi, genitori naturali o adottivi esclusivamente se risultano a carico del defunto. Ciò significa che a fronte della morte di lavoratori privi di familiari a carico, l’INAIL può riconoscere soltanto un assegno di importo fisso, erogato una tantum a copertura delle funerario. Sarebbe quindi auspicabile, per riconoscere dignità e valore a questi lavoratori, un risarcimento in capitale a genitori e congiunti di primo grado anche qualora non risultino a carico del lavoratore deceduto sul lavoro.

Per capire l’entità del problema, l’Anmil ha preparato una scheda in cui vengono riportati i dati degli infortuni sul lavoro in Italia. Alleghiamo la scheda in fondo all’articolo.

 

LE TAPPE DEL TOUR. I MOTIVI DELLA SCELTA

Il tour partirà da Monfalcone, in provincia di Gorizia, in quanto è il luogo colpito da una delle più gravi esposizioni all’amianto in ambiente lavorativo in tutta Europa. E partirà il 28 aprile in quanto Giornata mondiale della sicurezza nei luoghi di lavoro. Terminerà a Roma, il 17 giugno, “dopo aver coinvolto studenti, cittadini e Istituzioni nelle iniziative organizzate dalle sedi ANMIL territoriali, con la loro stessa collaborazione, per le varie tappe del Tour”. Alleghiamo in fondo all’articolo la scheda con le tappe del tour e gli eventi che verranno realizzati di luogo in luogo mentre di seguito elenchiamo le motivazioni che hanno portato alla scelta delle tappe:

 

1.  Me. 27 – Sa. 30 aprile – Monfalcone (Gorizia): per esposizione all’amianto in ambiente lavorativo Monfalcone è uno dei casi più gravi al mondo; non solo l’amianto dei cantieri navali, ma molti altri settori mettono tale luogo in una triste lista nera: 2700 persone che hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto sono state monitorate dal 1979 al 2008, ed è stata riscontrata un’incidenza 10 volte maggiore di mesotelioma rispetto al resto del Friuli Venezia Giulia e di 4 volte per cancro al polmone. Nel 2013, la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Gorizia ha inflitto 13 condanne, anche ad ex dirigenti dell’Italcantieri, per la morte di 85 operai del cantiere navale di Monfalcone a causa di malattie correlate all’esposizione all’amianto.

 

2. Sa. 30 aprile – Grado (Gorizia): i lavoratori di Grado, essendo vicini a due realtà industriali come la chimica di Torviscosa ed i Cantieri Navali di Monfalcone, sono stati sottoposti ad esposizione sia a sostanze chimiche sia all’amianto. Infatti, oggi, a 20-30 anni dall’esposizione dei lavoratori a tali sostanze, ma soprattutto all’amianto, si rileva sia la presenza di malattie professionali asbesto-correlate sia la presenza di tumori, dovuti proprio al lungo periodo di esposizione.  

Attualmente Grado è conosciuta come importante centro turistico balneare, al punto che si distingue per le spiagge più pulite d’Italia, ed è stata più volte insignita della Bandiera Blu (26 volte) e della Bandiera Verde. 

 

3. Sa. 30 aprile – Do. 1 maggio – Porto Marghera (Venezia): dal 1996 al 2001 circa 160 morti per malattie professionali derivati da esposizione a CVM (cloruro di vinile) e utilizzo di PVC (cloruro di polivinile), riconosciuti cancerogeni dall’OMS nel 1973. Nel 2012 il numero di morti per tumori da amianto è uno ogni venti giorni. Numerosi infortuni sul lavoro, inoltre: 38 operai nel quinquennio 1951-1956, 250 operai morti in totale nei primi quarant’anni di vita dell’industria petrolchimica. Di recente, 2 operai morti soffocati da anidride carbonica nella stiva di una nave, 18 gennaio 2008.

 

4. Do. 1 – Lu. 2 maggio – Adria (Rovigo): 4 operai morti per intossicazione da sostanze chimiche in ditta per smaltimento rifiuti speciali di Cà Emo, 22 settembre 2014.

 

5. Ma. 3 – Me. 4 maggio – Ravenna: l’amianto-killer ha colpito duro, nel corso degli anni, al Petrolchimico di Ravenna.  Dal 1987 ad oggi, si contano 33 vittime e quaranta operai gravemente ammalati. Nel 2014 è iniziato il maxi processo che vede protagonisti un’ottantina tra lavoratori del petrolchimico deceduti, ammalati e loro familiari.

Altre due grandi tragedie lavorative hanno colpito la città: il 13 marzo 1987 tredici lavoratori hanno perso la vita per asfissia nella stiva della nave Elisabetta Montanari durante le operazioni di manutenzione straordinaria, mentre il 25 novembre 1990 altri tredici lavoratori perirono in un incidente in elicottero mentre si dirigevano alla piattaforma Porto Corsini Est, al largo della costa romagnola.

 

6. Gio. 5 – Ve. 6 maggio – Bologna: dal 1989 ad oggi sono 749 i casi di malattie correlate all’amianto censite dall’AUSL di Bologna sul proprio territorio di competenza, di cui quasi il 40% per mesotelioma pleurico, il 25% per carcinoma polmonare ed il 35% per asbestosi e placche pleuriche. I lavoratori in questione provenivano per la maggior parte dagli stabilimenti delle Ferrovie dello Stato ed in particolare dall’Ogr, nonché le officine Casaralta. Nonostante l’assidua attività di rimozione, sia di amianto compatto che di friabile, il fenomeno della morte per mesotelioma continua ad insorgere, senza possibilità di prevedere quando tale tragico fenomeno cesserà.

 

7. Sa. 7 – Do. 8 maggio – Rubiera (Reggio Emilia): in questa cittadina in provincia di Reggio Emilia viene aperta, nel 1961, una filiale della multinazionale Eternit, Icar, i cui lavoratori maneggiavano amianto senza la minima protezione, senza la consapevolezza del rischio che stavano correndo. Pur essendo chiuso dal 1994, lo stabilimento di Rubiera continua a fare paura e non è semplice stimare quante siano state le vittime effettive: gli effetti dell’esposizione al minerale hanno provocato, secondo le stime della procura, gravissime tipologie, quasi tutte con esito mortale, ad una sessantina di lavoratori e residenti, mentre la punta massima delle vittime sarà raggiunta tra il 2018 ed il 2020, quanto le conseguenze dell’esposizione da amianto esploderanno in tutta la loro tragicità.

8. Do. 8 maggio – Fidenza (Parma): l’industria saccarifera italiana nasce nel 1811, quando a Fidenza, in provincia di Parma, sorge il primo zuccherificio, settore che ha avuto una rapida espansione all’inizio del XX secolo. È soprattutto tra gli anni Cinquanta ed Ottanta, come in altri settori come edilizia e ferrovie, che negli zuccherifici è stato fatto largo uso di amianto, nonostante i suoi effetti nocivi sulla salute fossero conosciuti fin dall’inizio del ‘900: l’utilizzo di tale materiale era motivato dalle molteplici proprietà di questa fibra, dotata di eccezionale resistenza, incombustibilità, coibenza, durata e basso costo. In particolare, negli zuccherifici l’amianto è stato impiegato per la coibentazione delle tubazioni, caldaie, serbatoi di liquidi e di aria.

 

9. Do. 8 – Lu. 9 maggio – Piacenza: da una indagine pare che addirittura una buona parte degli operai dell’ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini) si ammalarono e svilupparono nel corso degli anni tumori alla vescica. Molti purtroppo sono morti.

 

10. Lu. 9 – Ma. 10 maggio – Broni (Pavia): definita “la Casale dell’Oltrepo Pavese”, Broni registra secondo le stime più prudenti, almeno 700 morti accertati fino ad oggi per malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto. Lavoratori, operai, ma anche mogli e residenti che vivevano attorno a quell’insediamento industriale che fra il 1919 ed il 1994 ha dato lavoro a quasi quattromila persone. La vicenda di Broni è molto simile a quella di Casale Monferrato, con la differenza che per questo disastro pavese non c’è ancora stata giustizia: le prime denunce sono arrivate solo nello scorso decennio, il processo non ha ancora preso il via. E l’amianto, a quasi vent’anni dalla chiusura della Fibronit, continua ad operare: secondo i dati dell’ASL di Pavia del 2012, ogni settimana c’è un malato di mesotelioma in più.

 

11. Ma. 10 – Me. 11 maggio – Sesto San Giovanni (Milano): è iniziato a settembre del 2014 il processo contro gli ex dirigenti Breda-Termomeccanica-Ansaldo di Sesto San Giovanni, per la morte di undici operai affetti da mesotelioma pleurico e lesioni gravissime nei confronti di un altro ancora vivo. In particolare i dirigenti «in presenza di lavorazioni insalubri che comportavano esposizione sia diretta che indiretta all’inalazione di polveri e fibre di amianto, usato in tutte le fasi delle lavorazioni a caldo quale coibente termico e impiegato addirittura quale giaciglio su cui riposavano tra un turno e l’altro», non avrebbero informato i lavoratori «circa i rischi esistenti già conosciuti dalla direzione» senza nemmeno fornire loro i mezzi di protezione individuali e collettivi. Per la magistratura le morti sono certamente riconducibili a inalazione di fibre di amianto subite nel periodo 1973-1985.

 

12. Me. 11 – Ve. 13 maggio – Casale Monferrato (Alessandria): è stata ribattezzata “La città bianca” per il colore della polvere di amianto che fuoriusciva dallo stabilimento Eternit aperto nel 1916 e ricopriva interamente i tetti delle case: durante l’attività della fabbrica, infatti, un’enorme quantità di polvere d’amianto è stata dispersa nell’atmosfera dalle ciminiere sprovviste di filtri, contaminando i paesi e le campagne circostanti. Benché fosse noto che l’amianto fosse cancerogeno, l’Eternit ha continuato a produrlo fino al 1986, tenendo i lavoratori all’oscuro dei rischi. Più di 1600 persone sono morte a Casale per patologie legate all’amianto, tra operai e semplici cittadini. Il 3 giugno 2013 si è concluso il più grande processo ambientale d’Europa con la condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny a 18 anni di reclusione, ma ancora oggi a Casale si registrano circa 50 nuovi casi di mesotelioma all’anno. Secondo il ministro della Salute, inoltre, il picco delle morti sarà nel 2020, per poi discendere lentamente nell’arco di 10 – 15 anni.

 

13. Ve. 13 – Sa. 14 maggio – Torino: 7 operai morti alla Thyssenkrupp, per l’incidente del 5 dicembre 2007.

 

14. Sa. 14 – Do. 15 maggio – Fossano (Cuneo): Sei anni fa, presso il Molino Cordero di Fossano (CN) si verificarono una serie di esplosioni che causarono il tragico decesso di cinque persone (Valerio Anchino, Marino Barale, Antonio Cavicchioli, Massimiliano Manuello e Mario Ricca) e la totale distruzione dell’impianto di produzione.

 

15. Do. 15 – Lu. 16 maggio – Genova: 9 lavoratori morti nel crollo della torre piloti del Porto di Genova, abbattuta dalla Nave Jolly Nero, 8 maggio 2013. E tanti altri morti negli anni.

 

16. Lu. 16 – Ma. 17 maggio – Massa Carrara: è la terza provincia in Toscana per numero di morti da cancro alle membrane (attribuibile unicamente all’amianto) dal 1988 al 2010, la seconda dopo Livorno se si considera la densità di popolazione. Nei dodici anni si sono registrati 133 casi (di cui 121 maschi e 12 femmine), ossia il 10% del totale dei casi toscani. Le fabbriche dove si lavorava o veniva utilizzato amianto erano: Nuova Pignone, Fibronit (dove veniva prodotto l’eternit) Ferroleghe, Sanac e cantieri navali (allora Cnasa): per alcune di loro, ci sono ancora processi in corso. Il numero dei morti tuttavia è destinato a crescere, in quanto il mesotelioma è il tumore con la latenza più lunga, può andare da un minimo di 20 a oltre 40 anni. I morti nelle cave di marmo rimangono una triste realtà.

 

17. Ma. 17 – Gio. 19 maggio – Livorno: l’allarme amianto a Livorno lanciato ad inizio 2014 parla di più di 600 chili di materiale sparsi per la città e più di 300 casi di mesotelioma maligno registrati dal 1988 al 2010, il numero più elevato di tutta la Toscana (che conta 1258 casi). L’ospedale di Livorno si colloca nella regione al terzo posto nel numero di diagnosi di mesotelioma con il 9,9% dei casi a dimostrazione dell’elevata incidenza. Un dato confermato dal fatto che la metà dei casi è residente nell’Asl 6 di Livorno dove si trova il 27,5 % della popolazione dell’Area Vasta Nord Ovest (che ha fatto registrare 501 casi). Ma quello che desta maggiore preoccupazione è l’alto tasso di diagnosi di mesotelioma nel settore edile dove si sono registrati 173 casi dovuti all’elevata diffusione di uso di amianto nei materiali da costruzione, un numero che rappresenta il negativo fotografico dell’alta presenza di manufatti in amianto nelle abitazioni livornesi, questo nonostante gli sforzi di bonifica messi in atto dal Comune.

 

18. Gio. 19 maggio – Rosignano (Livorno): Per molti decenni la presenza dello stabilimento Solvay nel Comune di Rosignano ha causato l’inquinamento del tratto di costa situato a sud dell’abitato. Le cosiddette Spiagge Bianche sono infatti formate dagli scarichi dell’adiacente industria chimica; per il 90% è calcare cotto e finemente tritato e per il 10% circa cloruro di calcio che, assomigliando molto alle spiagge tropicali, attirano, nella stagione estiva, numerosissimi turisti. Il sito, secondo l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), è tra i 15 tratti costieri più inquinati del Mediterraneo. Nel 2010 è stata definitivamente ultimata l’eliminazione del mercurio dal ciclo di fabbricazione Solvay a seguito della conversione alla tecnologia a membrana avvenuto a partire dal 2008. Primo risultato la cessazione completa del relativo scarico a mare, anche se rimangono nei sedimenti le oltre 500 tonnellate di mercurio sversate nel corso dell’attività industriale di questi anni.

 

19. Ve. 20 maggio – Ribolla (nel Comune di Roccastrada in provincia di Grosseto): considerata la più grave tragedia mineraria italiana del secondo dopoguerra. Una violenta esplosione di grisou nella galleria denominata “vecchia 31” alla convergenza con la discenderia che la congiungeva alla galleria 32 causò la morte di 43 persone. 4 maggio 1954.

 

20. Ve. 20 – Sa. 21 maggio – Campello sul Clitunno (Perugia): 4 lavoratori morti per un’esplosione mentre eseguivano manutenzione all’interno di un silos nello stabilimento Umbra Olii, 25 novembre 2006.

 

21. Sa. 21 – Do. 22 maggio – Terni: lo stabilimento Thyssenkrupp è la prima acciaieria, secondo il Registro Europeo E-PRTR, per emissioni di cromo in atmosfera, la seconda per emissioni di mercurio e la terza per emissioni di cadmio nell’aria. Oltre alle polveri nell’aria e ai rifiuti liquidi smaltiti nel fiume Nera, affluente del Tevere, nel 2009 viene scoperto un laghetto sotterraneo denso di cromo esavalente, agente cancerogeno pericolosissimo. Da studi effettuati nel corso del 2014 emerge un aumento della mortalità per tumori del 4%, l’incidenza tumorale del 3% ed i ricoveri ospedalieri del 4%: in particolare, il tumore polmonare registra un eccesso del 14% negli uomini e del 18% per le donne.

 

22. Do. 22 – Lu. 23 maggio – L’Aquila: Senza dimenticare tutti i lavoratori che negli anni in questo territorio hanno perso la vita (per esempio, i 3 morti per l’esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio, nel 2014 a Tagliacozzo), il nostro passaggio intende commemorare anche tutte le vittime del sisma verificatosi all’Aquila nel 2009. Con particolare attenzione per tutti quegli studenti universitari deceduti, che, come chiedono anche i loro familiari, anche a nostro parere, dovrebbero avere lo status di “vittime del lavoro”.

 

23. Lu. 23 – Ma. 24 maggio – Arpino (Frosinone): 6 persone hanno perso la vita nell’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio Pirotecnica Arpinate della Famiglia Cancelli: tra loro il titolare della ditta ed i due figli 12 settembre 2011.

24. Ma. 24 maggio – Isernia: Nei primi due mesi di quest’anno i Carabinieri di Isernia hanno passato al setaccio numerosi cantieri edili nell’ambito di una serie di attività di monitoraggio predisposte per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e contrastare il fenomeno delle “morti bianche” e della piaga del “lavoro nero”. Nel corso delle ispezioni sono state denunciate 16 persone per inosservanza alle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e identificati 8 lavoratori che operavano completamente in nero. Si tenga conto che nella piccolissima provincia di Isernia, nel solo anno 2014, si sono avuti ben tre lavoratori morti per incidenti sul lavoro nell’edilizia, un settore che nella provincia conta appena poco più di 2.000 addetti assicurati.

25. Ma. 24 – Me. 25 maggio – Capua (Caserta): 3 operai morti per asfissia mentre lavoravano alla manutenzione di una cisterna della ditta farmaceutica olandese Dsm, 11 settembre 2010.

26. Me. 25 – Gio. 26 maggio – Caivano (Napoli): 4 operai morti a causa di uno scoppio di un silos contenente azoto in una fabbrica di vernici, 13 aprile 2003.

 

27. Ve. 27 maggio – Avellino: è di quindici operai morti, almeno 150 malati ed un intero quartiere a rischio avvelenamento il bilancio portato alla luce dall’inchiesta aperta di recente sull’Isolchimica, azienda di Avellino dove negli anni 80 i lavoratori erano assunti per rimuovere a mani nude la fibra killer dai treni, senza alcun dispositivo di protezione. Secondo gli inquirenti, oltretutto, sarebbero state sotterrate nel piazzale della fabbrica almeno 20 mila tonnellate di amianto, mentre altre scorie sarebbero state versate nelle acque del fiume Sabato.

 

28. Ve. 27 – Sa. 28 maggio – Barletta (Bari): 5 operaie morte per il crollo di una palazzina di tre piani che ospitava una maglieria, 4 ottobre 2011.

 

29. Sa. 28 maggio – Molfetta (Bari): 5 operati morti per esalazioni di zolfo in un’autocisterna nella zona industriale, 4 marzo 2008.

 

30. Sa. 28 – Do. 29 maggio – Bari: nel 1935 viene fondata a Bari la società per azioni Cementifera Fibronit, azienda produttrice di elementi per l’edilizia in amianto (tra i suoi prodotti figurava, appunto, l’eternit), che ha interrotto la sua attività nel 1985. Ora è una discarica di amianto a cielo aperto: nel 2011 ci sono 300 m² di eternit ancora in azienda e da bonificare. Nel 2005 quel suolo (circa 100.000 m², 39.000 dei quali sono coperti da edifici industriali e magazzini) era stato destinato alla bonifica e alla trasformazione in un parco, il Parco della Rinascita, voluto dall’Associazione Esposti all’Amianto (AEA), dal Comitato Cittadino “Fibronit” e dalle amministrazioni comunali, ma nel 2011 il Tar di Bari ha bloccato la bonifica, bloccando di fatto anche l’istituzione del parco. L’amianto del cementificio ha causato direttamente la morte di 180 dipendenti e nel corso degli anni circa 700 persone hanno perso la vita, con una media di 40 vittime all’anno, spesso per mesotelioma. Si calcola che i residui possano potenzialmente mettere in pericolo la salute degli 80.000 abitanti del quartiere Japigia, dove si trova la fabbrica in stato d’abbandono, in attesa di una completa bonifica degli impianti. La Procura di Voghera ha aperto un fascicolo giudiziario da 80.000 pagine sul caso Fibronit. Nel 2011 il sostituto procuratore Giovanni Benelli ha chiesto la chiusura della maxi-inchiesta con l’accusa di “disastro doloso, omissione dolosa delle norme antinfortunistiche, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose” nei confronti dei 10 ex amministratori indagati.

 

31. Lu. 30 – Ma. 31 maggio – Taranto: importante porto e arsenale militare fin dall’Unità d’Italia, negli anni Sessanta fu costruito anche un gigantesco polo siderurgico, una raffineria e vari cementifici, trasformando la città in uno dei più imponenti poli industriali e navali dell’Europa. La principale azienda siderurgica è l’Ilva, causa della pesante e drammatica contaminazione di diossina, metalli pesanti ed idrocarburi del territorio circostante. Secondo il rapporto 2008 dell’Arpa Puglia, da solo camino E132 dello stabilimento sono fuoriusciti fino a 171 grammi di diossina all’anno, maggiore della somma delle emissioni delle industrie di tutta la Spagna, il Regno Unito, della Svezia e dell’Austria.

 

32. Ma. 31 maggio – Praia a Mare (Cosenza): anche la Marlane-Marzotto, l’industria tessile di Praia a Mare, è colpevole di aver quotidianamente esposto i propri lavoratori all’inalazione di sostanze tossiche sprigionate dai coloranti (cromo esavalente, vanadio, piombo, arsenico, zinco, rame, mercurio) oltre che alla polvere di amianto, rilasciata dalla consunzione dei freni dei telai. 107 le persone che hanno perso la vita, a partire dal 1973. Undici gli indagati, tutti dirigenti e responsabili dell’azienda di proprietà del Gruppo Marzotto, per omicidio colposo, lesioni gravissime, omissione dolosa di cautele sul lavoro e disastro ambientale, tutti assolti nel 2014.

 

33. Ma. 31 maggio – Me. 1 giugno – Cosenza: l’amianto fa paura ed i cittadini di Mongrassano Scalo, costretti a convivere da anni con 16mila metri quadrati di lastre di Eternit adagiati sui tetti di alcuni capannoni industriali, non abbassano la guardia. Il 14 gennaio 2009, fu emanata a Cosenza un’ordinanza del sindaco per l’eliminazione delle coperture in lastre d’amianto, ma a distanza di anni ancora molto resta da fare. Emerse, infatti, da un censimento dei siti potenzialmente contaminati da amianto, svolto nella zona centrale della città dei Bruzi, la presenza di manufatti di amianto in percentuale elevata, una situazione di incontrollata pericolosità che riguarda un illimitato numero di residenti, oltre che di lavoratori.

 

34. Me. 1 – Ve. 3 giugno – Lamezia Terme (Catanzaro): 3 operai morti in un’esplosione di un silos in uno stabilimento che produce oli raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel, 12 settembre 2013.

 

35. Ma. 7 giugno – Mineo (Catania): 6 operai morti per esalazioni tossiche/miasmi e fango in una cisterna del depuratore del Paese, 11 giugno 2008.

 

36. Me. 8 giugno – Priolo (Siracusa): uno dei poli petroliferi, petrolchimici e chimici più importanti d’Italia negli anni Sessanta, provocò una gravissima contaminazione di terreni e fondali marini a causa di sistemi di trattamento dei rifiuti che per decenni sono rimasti inadeguati, se non esistenti, finché negli anni Novanta si giunse a registrare un significativo aumento di tumori e di nascite di bambini malformati. La sostanziosa presenza di amianto in molte fabbriche della zona, inoltre, ha provocato la morte di centinaia di lavoratori, nonché la preoccupazione degli operai delle aziende manifatturiere vicine per la presenza, ancora, di particelle pericolose.

 

37. Gio. 9 – Ve. 10 giugno – Gela (Caltanissetta): il polo petrolchimico di Gela nasce alla fine degli anni ‘50 per sfruttare i giacimenti petroliferi scoperti nel 1956 dal gruppo Eni, il quale, oltre ad attuare una crescita disordinata, senza piano regolatore e senza alcun controllo per gli appalti con la criminalità organizzata locale, ha lasciato una preoccupante contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti di suolo, fondali marini e falde, e la cronica penuria d’acqua per le inefficienze del dissalatore, gestito anch’esso dal petrolchimico. Nel 2013 sono stati 38 i dirigenti, legati alla Raffineria di Gela, indagati per aver causato a diversi lavoratori lesioni personali gravi e, in due casi, anche la morte, a seguito dell’esposizione a materiali contenenti amianto.

 

38. Do. 12 – Lu. 13 giugno – Cagliari: il settore estrattivo (miniere, cave e industrie di lavorazione dei prodotti da esse provenienti) occupa ancora oggi molti lavoratori nella provincia di Cagliari e nell’intera Sardegna. All’importanza economica ed occupazionale, l’industria estrattiva accomuna anche straordinarie valenze di tipo storico, archeologico, culturale e anche religioso. Ma, come il rovescio della medaglia, le attività estrattive presentano livelli di rischio infortunistico estremamente elevato: nella provincia di Cagliari, in particolare, rappresentano il settore con l’indice di frequenza più elevato in assoluto, con un valore pari a circa 50,5 infortuni indennizzati per mille addetti rispetto ad un indice medio provinciale pari a 21,5.

 

39. Lu. 13 giugno – Sarroch (Cagliari): 3 operai morti per esalazioni di gas negli impianti della raffineria Saras, 26 maggio 2009. Altro operaio della Saras morto nelle stesse circostanze, 12 aprile 2011.

 

40. Lu. 13 – Me. 15 giugno – Carbonia (Carbonia-Iglesias): a partire dal 1870, la città di Carbonia ha registrato un numero di morti nelle miniere cittadine impressionante. 370 nei pozzi e nelle gallerie, di cui 81 nella miniera di Bacu Abis, 15 a Caput Acquas, 30 a Cortoghiana, 1 al pozzo Littoria 1, 30 a Nuraxeddu, 3 nel pozzetto Cocco e a Pozzo Tanas, 4 a Schisorgiu, 105 a Serbariu, 18 a Seruci, 61 a Sirai e 16 a Tanas.

 

41. Me. 15 – Gio. 16 giugno – Porto Torres (Sassari): anche gli operai del petrolchimico di Porto Torres sono stati esposti all’amianto e potranno usufruire, secondo alcune sentenze pronunciate dalla Corte d’Appello ad alcuni ex lavoratori che hanno contratto malattie professionali asbesto-correlate, dei benefici di legge, diritto riconosciuto anche ai dipendenti di Porto Marghera, Ravenna e Brindisi.

 

42. Ve. 17 giugno – Roma

Per la conclusione del Tour sarà previsto un evento speciale che si svolgerà in un luogo simbolico.

L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Senato della Repubblica, dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), della RAI e dell’ANSA.

Nel frattempo, molti personaggi hanno dato un sostegno speciale al Tour diventandone “Ambasciatori” attraverso l’invio di un videomessaggio.

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